“Congeliamolo fino al 2030, impediamogli di invecchiare”, in Argentina sono Messi… così
Sono leggermente gasati, in Argentina. Il Clarin: "Siamo disposti a lasciarlo giocare con l'artrite, una zoppia, in stampelle. Non può ritirarsi mai, uno così"

Argentina's forward #10 Lionel Messi celebrates scoring his team's first goal during the 2026 World Cup Group J football match between Argentina and Algeria at the Kansas City Stadium in Kansas City on June 16, 2026. (Photo by Roberto SCHMIDT / AFP)
Gli argentini sono così (comprensibilmente) gasati per il Mondiale che sta giocando Messi che si pongono il problema di come fare per allungargli la vita fino al prossimo. Per esempio il Clarin si lancia una sorta di ricetta medica: “se necessario, che prenda Reumosam o uno qualsiasi di quei rimedi a base di glucosamina che promettono di alleviare il dolore dell’osteoartrite. Che provi il collagene idrolizzato per migliorare la cartilagine. O che si lasci ingannare da quegli unguenti ingannevoli che ci vendono in televisione. Che provi la medicina ortomolecolare di Moria, o la piccola pillola al pepe nero che “La Alfano” promuove, o il plasma ricco di piastrine (PRP), o quella roba oleosa che ha fatto arrampicare Max Berliner a 99 anni, o il mix di curcuma e zenzero. Che faccia tutto – più della metà del Paese la pensa così – ma Lionel Messi non deve ritirarsi“.
Al momento l’eterno dilemma del paragone con “l’altro” non si pone. Non è in’agenda.
Gli andrebbe bene pure malato, “molti tifosi sono disposti a lasciarlo giocare ai Mondiali del 2030 con l’artrite, una zoppia, la stanchezza o persino se riuscisse a malapena a muoversi, pur di vederlo in campo. Lasciatelo usare le stampelle, lasciatelo stare in piedi di fronte alla porta solo per finalizzare un passaggio, pur di non lasciare un vuoto”.
Lo ammettono: è “puro egoismo e negazione. Non vogliamo organizzare la partita d’addio di Messi. Non vogliamo pensare al giorno in cui verrà abbracciato, piangerà e dirà da un palco l’opposto di “Ho commesso degli errori e ne ho pagato le conseguenze, ma il pallone resta immacolato”. In quest’epoca in cui invecchiare è proibito, invecchiamo insieme a lui. Messi diventa il nostro metro di paragone, il nostro conteggio dei compleanni: quanti anni avevamo sei Mondiali fa, come saremo (e se saremo estinti) tra quattro anni. Sono trascorsi vent’anni di Mondiali con Lionel, durante i quali facciamo il punto sui danni, le gioie, le perdite personali. Messi è il punto di riferimento per contare i nostri giorni: la vita prima di Messi, con coloro che non erano morti; la vita dopo di lui, chi resterà a testimoniare cosa”.

“Se solo si potesse congelare Messi ora, preservarlo in quella maturità perfetta, con il sorriso di chi ha compiuto la sua missione ma sente che non tutto è ancora finito. Quale invenzione infernale potrebbe fermare questo momento in cui raggiunge l’apice della sua fioritura, e allo stesso tempo trabocca di potenziale futuro? Il sogno di tenere Messi in una scatola protettiva, avvolto in uno speciale nylon, ora che sta perdendo velocità e acquistando compostezza… Conservarlo come quelle reliquie custodite nel cellophane, come opere d’arte, come un’orchidea, con la giusta quantità di luce e acqua”.
In Argentina così stanno… messi.