Malagò ha le idee chiare sulla crisi del calcio italiano e attacca Moratti, Berlusconi, Agnelli, Cragnotti e Sensi

A Repubblica: "Quando la Serie A era ricca, avrebbero potuto rinunciare a uno o due ingaggi di calciatori per fare un bel mutuo per uno stadio. Oggi si sarebbero ritrovati un patrimonio"

Malagò ha le idee chiare sulla crisi del calcio italiano e attacca Moratti, Berlusconi, Agnelli, Cragnotti e Sensi

Dc Roma 29/01/2025 - Il Presidente della Repubblica incontra la Federazione Italiana Tennis / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Giovanni Malago’

Giovanni Malagò, neo presidente della Figc, è intervenuto a Repubblica, dando la sua personale risposta alla questione dei problemi del calcio italiano. Non è mancato un passaggio su Abodi e sulla percezione che i calciatori hanno di loro stessi.

Malagò attacca il vecchio establishment

Forse i problemi del calcio sono iniziati subito dopo: mentre gli altri hanno investito i soldi delle pay tv nelle infrastrutture, le nostre squadre li hanno spesi per comprare calciatori.

“Molte volte ho sostenuto che, dalla fine degli anni Novanta all’inizio degli anni Duemila, quando il nostro campionato era ancora il primo al mondo, i nostri magnifici presidenti, Moratti, Berlusconi, Agnelli, ma anche Cragnotti e Sensi, avrebbero potuto rinunciare a uno o due ingaggi di calciatori per fare un bel mutuo per uno stadio. Oggi si sarebbero ritrovati un patrimonio.”

Eppure facciamo fatica a produrre grandi talenti.

“Mi ha scioccato leggere che un giocatore su quattro al Mondiale non giochi per la nazionale in cui è nato: in Italia non sarebbe possibile. Non parlo dello ius soli perché è una questione politica, ma sostengo lo ius soli sportivo. Oggi poi se un club compra un giocatore italiano in Italia paga il 22% di Iva, se lo prende all’estero no. È normale?”

Possiamo tracciare un ritratto del suo ct ideale?

Condizione imprescindibile è vedere subito l’entusiasmo, la convinzione di sposare un’idea. Non deve farlo solo per soldi. Sicuramente la componente economica esiste, ma se una persona comincia a mettere troppi paletti sugli orari o sulle disponibilità, può essere la più brava del mondo ma non mi interessa. Ho bisogno di qualcuno convinto almeno per i prossimi due anni. Straniero? Mai dire mai.”

Su Abodi e i calciatori

Abodi Abodi caso Rocchi

Al Coni era noto per essere un punto di riferimento per gli atleti, per chiamarli spesso. Pensa di fare lo stesso con i calciatori?

“Certo. I calciatori forse si sono messi in condizione di essere visti come diversi. Qualche riflessione critica sulla categoria è corretto farla, ma l’opinione pubblica è meno disposta a essere affettuosa nei confronti del mondo del calcio.”

Sa che dovrà ricucire il rapporto con il ministro Abodi.

“È stato la seconda persona che mi ha chiamato, lo vedrò in settimana. Che non fosse felice della mia candidatura si è visto già nelle moltissime dichiarazioni sulla volontà di commissariare, anche quando non c’era la possibilità politica o giuridica. Ma voglio mettere tutto alle spalle.”