Il Mondiale Grande Fratello, per dimostrare che i quarantenni sono ancora forti

Ecco a cosa servono le tante squadre cuscinetto nella formula a 48 squadre, a far credere che i campioni non invecchiano mai. L'unico momento di gioia ce l'ha regalato il Ghana

Il Mondiale Grande Fratello, per dimostrare che i quarantenni sono ancora forti

Souvenirs shaped like the FIFA World Cup trophy and traditional Mexican hats are displayed for sale on a street in Mexico City on June 8, 2026. (Photo by Yuri CORTEZ / AFP)

Al Mondiale sono aumentate le squadre non la qualità del gioco

Ha ragione Jonathan Liew che sul Guardian scrive di un Mondiale ben incastonato nel narcisismo dei nostri tempi (d’altronde come sarebbe potuta nascere una creatura diversa dal connubio Infantino-Trump?). Ma tra tante presenze sopra le righe c’è un grande assente in questo campionato del Mondo ospitato da tre Paesi; e doveva essere il protagonista assoluto, l’unico: il calcio.

Hanno trasformato l’evento sportivo più importante dopo l’Olimpiade in una sorta di Grande Fratello, aumentando la platea delle squadre ma non la qualità del gioco. Anzi, il diabolico Infantino e i suoi giannizzeri hanno fatto di più, stabilendo a tavolino i ruoli di alcune Nazionali: sparring partner per permettere a stelle e stelline, giovani o meno giovani, di conquistarsi un posto in quella che il compiacente carrozzone dei mezzi di comunicazione con troppa facilità descrive come “leggenda”. Siamo sicuri che Argentina-Algeria, Portogallo-Uzbekistan, Germania-Curaçao o la stessa Brasile-Scozia (con grande dispiacere per McFratm) siano state partite degne di un Mondiale?

I presunti super-portieri

Certo, le squadre cuscinetto ci sono sempre state, ma qui sembra che si sia voluto creare apposta un cuscinetto (o meglio un cuscinone) per alcune squadre allo scopo di favorire narrazioni degne di un’epoca tutta lustrini e highlights: i quarantenni che non invecchiano mai e continuano a fare gol (che tristezza!), i presunti super portieri che se li vedesse non dico Yashin ma anche un semplice Dino Zoff respingere così i palloni si metterebbe i guantoni nei capelli. E così via, esagerazione dopo esagerazione.

Mondiale per Club, Fifa

 

Ma chi ama il calcio sa che il calcio è (o forse era?) un’altra faccenda. Il calcio è la lentezza di Varela, capitano dell’Uruguay, che nella finale del 1950 dopo il gol del vantaggio del Brasile se le inventa tutte per spegnere l’entusiasmo dei 200.000 del Maracanà, portando poi la sua squadra alla vittoria in rimonta e un intero popolo (quello brasiliano) allo sconforto. Il calcio è l’Olanda di Cruijff che pur essendo la Nazionale più forte degli anni Settanta perde immeritatamente due finali contro i Paesi organizzatori del Mondiale. Il calcio è Paolo Rossi che di rientro da una lunga squalifica e dopo un girone da fantasma segna gol a raffica riuscendo ad alzare la Coppa del Mondo sotto gli occhi di Sandro Pertini. Il calcio è Maradona che contro l’Inghilterra nel giro di pochi minuti segna due gol entrati nella storia (quella vera) e per motivi diversi, ma che senza i Valdano, i Burruchaga, Ruggeri non avrebbe mai potuto fare quello che ha fatto.

Viva il Ghana

Il calcio è prima di tutto un gioco di squadra: i campioni sono importanti, i fuoriclasse di più, ma senza gli altri calciatori intorno non entrerebbero nei ricordi dei tifosi. Tornando al Mondiale in corso, l’unico momento di gioia l’ha dato il Ghana fermando la talentuosa Inghilterra sullo 0-0 senza concedere un tiro in porta: grande partita difensiva, grande esempio di calcio. Non a caso quasi completamente ignorato da chi strizza l’occhio a Infantino nel raccontare questo Mondiale senza calcio.