De Laurentiis non è interessato allo stadio. Punta tutto su plusvalenze
Marco Azzi su Repubblica scrivhe che il presidente del Napoli non è interessato al restyling del Maradona nè a fare un nuovo stadio

Db Riyadh 18/12/2025 - Supercoppa Italiana / Napoli-Milan / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Aurelio De Laurentiis-Giovanni Manna
C’è una scelta di fondo, dietro l’estate del Napoli, e riguarda i soldi: De Laurentiis ha deciso di puntare sulle plusvalenze e sulla compravendita dei calciatori, e non sullo stadio. Lo scrive Marco Azzi su Repubblica.
Il player trading al posto dello stadio
Il punto di partenza è una frase del presidente: “Riproporre il modello economico basato sulla compravendita dei calciatori è una scelta necessaria e anche virtuosa”. Mentre le grandi società italiane — Inter, Milan, Roma, Fiorentina, Lazio — si muovono sugli impianti, consapevoli che i ricavi stabili da uno stadio moderno sono ormai decisivi per colmare il gap con la Premier League, il Napoli sceglie un’altra strada: il ritorno al player trading, la valorizzazione dei talenti e le plusvalenze. È la filosofia che in passato ha prodotto le cessioni di Cavani, Higuain, Lavezzi e Jorginho, e che ora torna dopo una fase di investimenti su profili affermati come Lukaku, McTominay e De Bruyne. I recenti riscatti di Hojlund e Alisson Santos confermano l’orientamento verso giocatori giovani e rivendibili. E, sempre secondo Repubblica, De Laurentiis non è interessato al restyling del Maradona né a un nuovo impianto, e avrebbe declinato diverse proposte di investitori stranieri, una delle quali valutata oltre i due miliardi.

Il rischio del modello: tra intuizione ed errore
Il sistema, però, non è privo di rischi, e Repubblica lo dice chiaramente. Per ogni colpo riuscito ci sono gli errori: i vari Natan, Lindstrom e Cajuste dopo lo scudetto del 2023, o Lang e Lucca dopo quello del 2025, dimostrano quanto sia sottile la linea tra l’intuizione e lo sbaglio. Affidarsi esclusivamente allo scouting diventa una scommessa pesante, soprattutto quando i rivali possono contare su risorse strutturali più solide e su ricavi garantiti dalle infrastrutture. È lo stesso tema che avevamo già messo a fuoco: tra Inter e Napoli, sugli incassi da stadio, c’è un abisso.