Zeman il calcio contemporaneo lo giocava più di trent’anni fa, ma allora veniva deriso
Era fuori moda per il suo calcio intenso, aggressivo, verticale, coraggioso, spettacolare, con pressing alto, ritmo incalzante, terzini che spingevano

Db Fiorenzuola D’arda 06/08/2023 - Coppa Italia / Reggiana-Pescara / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Zdenek Zeman
La semifinale di andata di Champions League tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco è stata da più parti celebrata come una delle partite più belle di sempre, la sagra del gol, il tripudio del “calcio champagne”, del gioco offensivo e propositivo: insomma una gara che ha fatto strabuzzare gli occhi a tutti i sostenitori dei vari tecnici cosiddetti “giochisti”, da Guardiola a Fabregas, passando per De Zerbi, Sarri, Italiano e tanti altri ancora.
Peccato che gran parte di questi allenatori “moderni” sono arrivati a distanza di decenni dal boemo Zdenek Zeman, uno che sin dalle sue prime esperienze da tecnico in Sicilia proponeva un calcio spettacolare, fatto di intensità, controllo del gioco, pressing alto, ritmo incalzante, terzini che spingevano come ali e ali che giocavano praticamente da punte aggiunte, insomma un calcio ultra-offensivo, moderno, verticale, folle, coraggioso, in cui si attaccava sempre, senza speculare o attendere l’avversario, senza alcun timore reverenziale verso le squadre più forti, un calcio che faceva innamorare gli amanti di questo sport, con una grandissima produzione offensiva e che faceva le fortune di ogni attaccante.
Zeman veniva sminuito ed etichettato come perdente
Certo le sue squadre subivano anche tanti gol, troppi e per questo veniva sovente criticato, massacrato, deriso, oltraggiato, il più delle volte sminuito o, peggio ancora, etichettato come un perdente, perché le sue squadre divertivano ma non vincevano trofei.
Oggi, invece, allenatori che propongono la stessa tipologia di calcio proposta oltre trent’anni fa da Zeman vengono sistematicamente esaltati, osannati, celebrati come se fossero gli artefici di chissà quale rivoluzione…
Nel calcio, come nella vita, ci vuole la fortuna di trovarsi al posto giusto nel momento giusto e Zeman, purtroppo, questa fortuna non l’ha avuta.
Chissà come dovrà sentirsi il boemo nel vedere ricoprire di lodi e complimenti allenatori che ripropongono, a distanza di anni, esattamente le stesse cose per cui lui veniva vilipeso, messo da parte, ritenuto non all’altezza; di sicuro non deve essere una bella sensazione.