Toni Nadal battezza un altro Rafa campione: “Sarà Jódar l’anti-Sinner e Alcaraz”
Lo zio-mentore di Rafa Nadal sul Paìs: "Ha tutto, è lui il miglior giocatore di questa nuova generazione"

Spain's Rafael Jodar returns a ball to Italy's Jannik Sinner during their 2026 ATP Tour Madrid Open tennis tournament quarterfinal singles match at the Caja Magica in Madrid, on April 29, 2026. (Photo by OSCAR DEL POZO / AFP)
Toni Nadal non è uomo da iperbole. Ha allenato suo nipote Rafa per vent’anni, ha visto da vicino cosa separa un buon giocatore da uno che vince gli Slam, e sa che la distanza tra le due cose non si misura con gli aggettivi. Per questo, quando su El País battezza Rafa Jódar come “il miglior giocatore di questa nuova generazione” val la pena sottolinearlo.
L’ha notato a metà dell’anno scorso, attraverso i rapporti degli allenatori della Rafa Nadal Academy che giravano per i Challenger. Poi lo ha visto alle Next Gen Finals in Arabia Saudita, e ha scritto quello che scrivono in pochi quando parlano di un diciannovenne: “la sua progressione è stata fulminante in un brevissimo arco di tempo”. Da allora lo ha seguito torneo per torneo, e ogni volta il livello era superiore a quello precedente.
Un giocatore completo
Tecnicamente, dice Toni Nadal, Jódar è un giocatore completo. Serve bene, colpisce con entrambe sia dritto che rovescio in velocità. Non è rapido come Alcaraz ma compensa con l’intensità delle gambe, con la capacità di entrare in campo nel momento giusto per chiudere il punto. “Ha buon occhio e raramente lo si vede affrettato: ha il tempo per fare la pausa giusta prima di colpire la palla, una qualità fondamentale per diventare un grande giocatore”.
Il tennis alla disperata ricerca di un rivale
La domanda che gli appassionati – soprattutto quelli spagnoli – si fanno è se Jódar possa dare fastidio a Sinner e Alcaraz. Il tennis è alla disperata ricerca di un rivale che sia uno. Toni Nadal risponde definendo i parametri. I campioni di oggi hanno tre caratteristiche in comune. Sono risolutivi quando decidono di attaccare. Sanno produrre vincenti da qualsiasi posizione. E costringono gli avversari ad assumersi rischi per vincere il punto. Jódar, nel gioco offensivo, c’è già. Manca ancora solidità in difesa – “sarà l’aspetto che dovrà migliorare di più nei prossimi mesi” – ma Nadal guarda la traiettoria, non la fotografia. E la traiettoria non lascia spazio a dubbi: “Devo e voglio pensare che possa aspirare a entrambe le cose.”
Nadal appartiene a una scuola di pensiero tennistica che diffida delle profezie, che considera il talento una condizione necessaria ma quasi mai sufficiente, che ha visto troppi predestinati sparire nel vuoto. Su Jódar si espone. Sì, vabbé, ma quando? Quando esploderà? “Tra qualche anno, anche se quasi certamente mi sbaglio e saranno mesi”. Prima o poi, insomma.