Panatta: “Io non sarei potuto essere Sinner, potevo permettermi cose che a lui non interessano”

Sul Corriere della Sera: "Veniamo da due mondi diversi. Io ho divertito l'Italia che cresceva, lui la fa vincere. Entrambi, alla fine, siamo quello che abbiamo voluto essere"

Panatta: “Io non sarei potuto essere Sinner, potevo permettermi cose che a lui non interessano”

TOPSHOT - Italy's Jannik Sinner is congratulated by Italian former tennis player Adriano Panatta after winning the APT Rome Open tennis tournament final against Norway's Casper Ruud at the Foro Italico in Rome on May 17, 2026. (Photo by Filippo MONTEFORTE / AFP)

L’abbraccio, la confidenza ironica da finto burbero, quel mezzo secolo di storia infine rotto per ineluttabilità. Quello tra Adriano Panatta e Jannik Sinner non è stato solo un passaggio di consegne romano (in attesa del Roland Garros), è stato anche un passaggio di stato chimico: dal tennis antico e godereccio a quello moderno tutto studio matto e disperatissimo. Esplicitato direttamente da lui, da Panatta, dal mito che non poteva davvero più delle stesse telefonate sulla sua eredità possibile. Non peraltro ci sono voluti 50 anni per vedere un altro italiano trionfare al Foro. Una volta ne parlò allargando il discorso anche con noi.

Lo controfirma in prima persona sul Corriere della sera: Non avrei mai potuto essere come lui. Veniamo da due mondi diversi, anche per quanto riguarda il tennis. Ma entrambi, alla fine, siamo quello che abbiamo voluto essere. Io potevo permettermi cose che a Jannik non interessano neanche un po’, ed è giusto così“.

Non è più il tennis godereccio di una volta

“Non è più un tennis tutto campo, casa e serate con gli amici, ma tutto campo e studio. Solo campo e studio… Ma è nella differenza che si fonda l’ammirazione più vera, nella comprensione delle diversità. Io ho divertito l’Italia che cresceva e s’interessava per la prima volta al nostro sport. Sinner quell’Italia la fa vincere. E accidenti se ci riesce bene…”.

“È un bravo ragazzo, Jannik, non dimenticatelo quando parlate del campione e delle sue vittorie. È un bravo ragazzo che vince tantissimo. Lo vedi quando stringe la mano al presidente Mattarella, e non può fare a meno di mostrarsi imbarazzato. Ma è cresciuto tanto e continuerà a crescere. La Coppa degli Internazionali è in buone mani. Davvero, non vedo l’ora di dargli anche quella di Parigi”.