Napoli e Belluno più simili di quanto si possa immaginare
Domani, mercoledì 13 maggio, Campania New Steel e Dolomiti Innovation Valley a confronto alla Città della Scienza. Due territori che condividono una percezione infarcita di stereotipi e luoghi comuni

Una veduta dell'ex stabilimento industriale siderurgico ILVA Italsider nel quartiere Bagnoli, vicino Napoli. (Salvatore Laporta / KontroLab) A view of former industrial factory steel-plant area ILVA Italsider in the district Bagnoli, near Naples.
Un confronto tra territori che voglio ritagliarsi un ruolo da protagonisti nell’economia della conoscenza. Napoli e Belluno, aree con enormi potenzialità economiche ma ancora oggi segnate da pregiudizi pigri, inaugureranno il nuovo ciclo di HydePark Coroglio, mercoledì 13 maggio a Napoli nel corso di un incontro organizzato da Campania New Steel, l’incubatore promosso e partecipato dall’Università Federico II e da Città della Scienza.
Il direttore generale di Confindustria Belluno Dolomiti, Andrea Ferrazzi, si confronta con il direttore scientifico della Apple Developer Academy, Giorgio Ventre, per indagare la metamorfosi dei perimetri produttivi del Paese.
L’incontro sarà preceduto dalla firma di un accordo di collaborazione tra Campania New Steel e Dolomiti Innovation Valley l’iniziativa bellunese a supporto della trasformazione digitale e dell’innovazione del sistema produttivo. L’obiettivo è promuovere attività congiunte di trasferimento tecnologico, sviluppare iniziative di open innovation, sostenere la nascita e la crescita di startup innovative e favorire lo scambio di competenze, conoscenze e relazioni. Per DIV, l’accordo sarà siglato dal vice presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, Michele Da Rold.
Napoli e Belluno convivono con stereotipi e luoghi comuni
Napoli e le Dolomiti Bellunesi condividono diversi aspetti: una percezione infarcita di stereotipi e luoghi comuni. La bellezza in primis, che significa sacralità e impossibilità di modificare i luoghi, così come le relazioni. Tradizioni radicate che ingessano a priori qualsiasi ipotesi di riforma o cambiamento sia esso sociale, culturale o economico. Tradizioni che non sono semplici richiami della memoria, esperienze di prassi consolidate e in quanto tali modificabili, ma rifugi nostalgici che hanno un unico nemico: il futuro. Non è un caso che a Napoli come a Belluno gli elementi di sfiducia siano spesso predominanti: a dispetto di ogni evidenza, nel discorso pubblico sono zone da cui si parte perché ‘non c’è lavoro qualificato’ o ‘non c’è nulla da fare’. La geografia come destino, insomma.
I due poli, pur su scala differente, condividono però una forte spinta a mettersi in relazione con gli hub dell’innovazione e a diventare per certi aspetti protagonisti di sperimentazione e di applicazione dell’economia della conoscenza. Potrebbero essere definiti luoghi in cerca di contemporaneità.
La realtà è infatti, come sempre, più complessa e articolata delle narrazioni semplificate. Napoli oggi è il fulcro di una regione su cui insistono 8 incubatori certificati (seconda regione in Italia), 7 atenei e 40 centri di ricerca avanzata attivi nei servizi di trasferimento tecnologico e innovazione. I dati di fine 2025 indicano la Campania come la seconda regione per densità di startup innovative (1.521), ovvero il 12,3 per cento del totale italiano. Tra queste figurano ad esempio le napoletane Sensorworks, che ha progettato un software per il monitoraggio delle infrastrutture e MegaRide, spinoff della Federico II il cui software di controllo non invasivo degli pneumatici contribuisce a migliorare le prestazioni di gara delle auto da corsa, dalla Formula 1 ai rally. Senza contare che l’unica Apple Academy in Europa ha messo le radici a Napoli grazie a un accordo strategico con l’Università di Napoli Federico II.
Oggi Napoli capofila di un processo di trasferimento tecnologico
D’altro canto il Bellunese è una delle province più industrializzate d’Italia e d’Europa, con una disoccupazione di fatto inesistente e le cui aziende, concentrate nei poli dell’occhialeria, della refrigerazione, della robotica e della meccanica avanzata, hanno una spiccata proiezione internazionale. Un territorio ancora segnato dalla produzione tradizionale ma dove le attività di ricerca e sviluppo cominciano a modificare il panorama imprenditoriale, le prospettive delle aziende e di chi ci lavora. Anche grazie a iniziative come la Dolomiti Innovation Valley.
‘La nuova geografia del valore tra Alpha Cities e territori emergenti: Dolomiti Innovation Valley e Modello Napoli’, questo il titolo dell’incontro, sarà dunque l’occasione per riflettere su due modelli complementari. Il Modello Napoli, una realtà che vede oggi la città capofila di un processo di trasferimento tecnologico. Una trasformazione capace di convertire la ricerca accademica in solide imprese innovative posizionando Napoli come ‘Alpha City’ grazie alla valorizzazione del capitale umano e dei traguardi scientifici. La Dolomiti Innovation Valley, un laboratorio di innovazione industriale con riflessi sociali e culturali che scardina la narrativa della marginalità montana. Attraverso un’architettura di rete hub&spoke, l’iniziativa si articola in una costellazione di poli d’innovazione e living lab, dove digitalizzazione e sensorizzazione ambientale diventano catalizzatori per tecnologie di frontiera applicate a energia, clima, mobilità e sport.
L’appuntamento è in programma alle 15 alla Città della Scienza, inaugura il nuovo ciclo di incontri HydePark Coroglio e si configura come il manifesto di una nuova geografia dello sviluppo in cui la competitività non è più prerogativa esclusiva dei grandi agglomerati industriali, bensì l’esito di una visione capace di includere i territori periferici.