Il segreto del segreto di Schumacher: come sono riusciti a non far trapelare mai nulla?
Il reportage dell'Equipe sulla storia mai racconta dell'incidente: il dietro le quinte del bunker informativo

An Milano 10/09/2012 - Fluid Art Movement / foto Andrea Ninni/Image Sport nella foto: Michael Schumacher
Dodici anni dopo l’incidente sulle piste di Méribel, il 29 dicembre 2013, nessuno sa come stia Michael Schumacher. Nessuno, al di fuori di un pugno di persone legate alla famiglia. Una scelta costruita con metodo, fin dal primo quarto d’ora dopo la caduta, quando i soccorritori del pronto intervento di Courchevel ricevettero l’ordine di togliersi microfoni e GoPro prima ancora di salire sull’elicottero. L’Equipe ha deciso di indagare il segreto meglio custodito della storia dello sport, e non solo. Il lungo reportage del giornale francese – una mezzora buona di lettura – non rivela lo stato di salute del campione di Formula 1, su questo il muro regge ancora. Ma ricostruisce per la prima volta, attraverso le testimonianze dirette dei medici del CHU (Centre Hospitalier Universitaire Grenoble Alpes) di Grenoble, la macchina del segreto che si mise in moto quel giorno e non si è mai fermata. Il punto non sono le condizioni di Schumacher, ma come sia stato possibile non venire a saperlo in tutti questi anni.
Alias Jérémie Martin
I protagonisti parlano per la prima volta. Il neurochirurgo Stephan Chabardès, che lo operò d’urgenza il pomeriggio stesso, racconta di aver riconosciuto il paziente ancora in tuta da sci sul lettino. Il professor Jean-François Payen, responsabile della rianimazione, descrive un caso clinico di estrema gravità – ematomi intracranici, edema cerebrale diffuso, coma – e sei mesi di guardia permanente durante i quali il fascicolo medico fu reso anonimo sotto il nome di “Jérémie Martin” e custodito in cassaforte. La direttrice del CHU, Jacqueline Hubert, rievoca le conferenze stampa davanti a centinaia di giornalisti arrivati da tutto il mondo, i tifosi Ferrari in pullman sotto le finestre della rianimazione, i fotografi appostati sulla collina della Bastiglia con teleobiettivi di lungo raggio.

Il trasferimento a Losanna
L’Equipe ricorda tra le altre cose l’episodio che riguarda il trasferimento a Losanna, il 16 giugno 2014. Quella notte, il referto medico anonimo, una decina di pagine inviate via fax all’équipe svizzera che avrebbe preso in carico il paziente, finì nelle mani di qualcuno che lo offrì a un tabloid tedesco per sessantamila franchi svizzeri. Il giornale avvertì la famiglia anziché pubblicare. Partì un’indagine internazionale con l’intervento di Interpol. L’indagato, un dipendente dell’organizzazione di trasporto sanitario svizzero Rega che operava sotto lo pseudonimo “Kagemusha” (dal capolavoro di Kurosawa) si tolse la vita in cella il giorno dopo l’arresto, senza aver confessato. Il fascicolo fu archiviato.
Da allora, ogni tentativo di violazione della sfera privata è stato bloccato o punito per via legale. L’unica voce di Corinna Schumacher rimane quella del documentario Netflix del 2021: “Michael è diverso, ma è qui”.