Derby di Torino, ultrà in codice rosso: l’ipotesi del lacrimogeno

Marco Basoccu (36 anni) ha subito un delicato intervento neurochirurgico alla testa. Il CorSera ricostruisce minuziosamente la genesi degli scontri, definendola "una saga, iniziata quasi due anni fa".

Derby di Torino, ultrà in codice rosso: l’ipotesi del lacrimogeno

Juventus' Italian defender #04 Federico Gatti (C) talks to Juventus' supporters prior to the Italian Serie A football match betweem Torino and Juventus FC at the Olympic Stadium Grande Torino in Turin on May 24, 2026. (Photo by MARCO BERTORELLO / AFP)

La scia di sangue e violenza del derby della Mole si sposta adesso nei corridoi delle cliniche e nelle aule di tribunale. Mentre fuori dall’ospedale Molinette (Torino) 150 tifosi juventini si sono radunati in un presidio esponendo lo striscione “Forza Marco”, dentro il reparto di rianimazione un trentaseienne lotta per la vita, dopo aver subito un delicato intervento di neurochirurgia alla testa.

La dinamica del ferimento di Marco Basoccu è il buco nero su cui sta lavorando la Procura di Torino, che ha aperto un’inchiesta per lesioni gravi a carico di ignoti.

L’ombra del lacrimogeno e l’analisi dei video

Come riportato oggi dal Corriere della Sera, l’ipotesi principale al vaglio degli inquirenti è che a causare il grave trauma cranico sia stato l’impatto con un lacrimogeno, sebbene non venga esclusa del tutto la pista di un corpo contundente (come un grosso sasso) scagliato durante gli scontri.

Le testimonianze raccolte tra i presenti descrivono una scena drammatica: “È crollato a terra poco prima di entrare allo stadio, perdeva sangue dal naso e dalla nuca”. La Digos sta analizzando fotogramma per fotogramma i filmati delle telecamere di videosorveglianza della zona, in particolare quelle di un negozio in piazzale San Gabriele di Gorizia, a pochi passi dall’Olimpico-Grande Torino. Le immagini, tuttavia, risultano parzialmente coperte dal fumo denso che in quei minuti ha avvolto l’intera area dei tafferugli. Le prime verifiche sembrerebbero indicare che l’oggetto incriminato non abbia le caratteristiche tipiche di un candelotto lacrimogeno, ma il Questore predica prudenza e attende l’esito definitivo delle indagini.

La faida lunga due anni

Gli incidenti di domenica, però, non sono stati un’esplosione improvvisa di follia, ma il culmine di una vendetta covata a lungo. Il Corriere ricostruisce minuziosamente la genesi degli scontri, definendola “una saga, iniziata quasi due anni fa”.

Il detonatore risale alla notte tra l’8 e il 9 novembre 2024. Le due tifoserie si scontrarono vicino alla Gran Madre: la ritirata precipitosa degli ultras bianconeri scatenò feroci sfottò granata e causò una profonda spaccatura all’interno del tifo organizzato juventino. In particolare, il gruppo milanese dei “Viking”, grande assente in quella notte, si ripromise di “vendicare l’umiliazione”.

Da quel momento è iniziata una vera e propria caccia all’uomo, costellata di appuntamenti sfumati e blitz sventati sul nascere. A gennaio 2025 (zona Murazzi) e nell’autunno dello stesso anno (ancora alla Gran Madre e poi all’Allianz Stadium), la Digos è sempre riuscita a disinnescare la bomba incrociando i due schieramenti poco prima dell’impatto. Un copione ripetutosi anche nella notte precedente al derby di domenica, con le forze dell’ordine a sventare un contatto nel quartiere Mirafiori. Ma la resa dei conti era solo rimandata di qualche ora, fino all’esplosione di violenza di piazzale San Gabriele di Gorizia.

Sul fronte giudiziario, l’unica certezza al momento è il numero degli ultras arrestati: dieci, due dei quali con arresto differito. Il gip Alessandra Salvadori ha convalidato gli arresti (per resistenza, lancio pericoloso di oggetti e rissa), disponendo tuttavia la liberazione e l’obbligo di firma per tutti. E la stragrande maggioranza appartiene, non a caso, proprio al gruppo dei Viking.