Buffon racconta la lavata di capo di Conte alla Juve: “Fu forte, ma ne avevo bisogno”

Buffon a Cronache di Spogliatoio: Conte alla Juve mi riprese davanti a tutti. Sapeva che dovevo dare di più. Fu un avvertimento per tutti.

Buffon racconta la lavata di capo di Conte alla Juve: “Fu forte, ma ne avevo bisogno”

Mf Oslo 06/06/2025 - qualificazioni Mondiale 2026 / Norvegia-Italia / foto Michele Finessi/Image Sport nella foto: Gianluigi Buffon

Antonio Conte che entra in uno spogliatoio e fa a pezzi le certezze di tutti, a partire dal capitano. Non è una novità per chi lo conosce, ma sentirlo raccontare da Gigi Buffon — con la voce di chi sa di aver avuto ragione a incassare — fa un altro effetto. Il portiere ha rivelato a «Cronache di Spogliatoio» cosa accadde quando Conte tornò alla Juventus da allenatore nel 2011, e il racconto è un manuale di gestione dello spogliatoio.

Buffon: “Conte sapeva che dentro di noi c’era del buono, ma non lo stavamo tirando fuori”

Buffon e Conte si conoscevano bene. Erano stati compagni alla Juve tra il 2001 e il 2004, avevano festeggiato due scudetti e una Supercoppa con Lippi. Si erano ritrovati in Nazionale. Ma quando Conte tornò a Torino come allenatore, chiamato da Andrea Agnelli a ricostruire dopo due settimi posti consecutivi, non fece sconti a nessuno. Tantomeno al capitano.

Mi ha fatto una bella lavata di capo, secondo me anche giusta, perché noi venivamo da campionati deludenti, da tanti anni che non si vinceva, e lui essendo stato calciatore e avendo giocato insieme, sapeva che dentro certi giocatori, tra i quali magari il sottoscritto, c’era del buono dal punto di vista umano, dal punto di vista dei valori, e chiaramente dal punto di vista tecnico”, ha raccontato Buffon.

Il ragionamento di Conte, secondo Buffon, fu immediato e spietato: “Ha pensato: “Cavolo, ma come fa questa squadra con Buffon, con Tizio, con Caio, a essere arrivata settima per due anni di fila? Impossibile. Si vede che probabilmente loro dal punto di vista anche emotivo, comportamentale, di stimoli, non hanno dato, non stanno dando quello che possono dare anche agli altri”. E una delle prime volte mi fece una lavata di capo davanti a tutti veramente forte”.

Conte Nazionale

“Non la presi sul personale: potevo far da cavia per tutti”

La reazione di Buffon è la parte più interessante del racconto. Nessun orgoglio ferito, nessuna ribellione. A 34 anni, il portiere capì esattamente cosa stava facendo Conte: “Io avevo incominciato ad avere già 34 anni, non è che fossi proprio un bambino, però l’accettai volentieri. Primo, perché sapevo che ne avevo bisogno. Secondo, perché sapevo che ne aveva bisogno la squadra, cioè di vedere che avevamo un allenatore che in quel momento non gliene fregava niente di dire le cose a Buffon o a chiunque altro, e quindi era un avvertimento per tutti”.

E poi la frase che racconta tutto di Buffon e tutto di Conte: “Terzo, sapevo che ci avrebbe fatto bene e quindi per me era perfetto. Cioè, io ero uno che ragionava tanto su queste cose, non è che la prendessi sul personale. Secondo me c’era una motivazione più alta di quella che era il bene mio personale, potevo far da cavia per tutti”.

Risultato: tre scudetti su tre. Dal settimo posto al dominio assoluto.

Conte bloccò il passaggio di Buffon alla Roma

Sempre a «Cronache di Spogliatoio», Buffon ha rivelato un altro retroscena: nel 2011, prima dell’arrivo di Conte, era vicinissimo alla Roma. Fu proprio Conte a porre il veto sulla cessione. Il leccese voleva Buffon con sé, non per fargli un favore, ma perché sapeva che quel giocatore, rimotivato, sarebbe stato una colonna. E aveva ragione.

Lo raccontò anche Giovinco: Conte una volta riprese Buffon negli spogliatoi perché stava festeggiando prima di aver raggiunto i 100 punti. “Era un martello”, disse Giovinco. Conte non accettava rilassamenti da nessuno, nemmeno dal capitano, nemmeno dopo una vittoria.

Buffon

Conte al Napoli: la stessa medicina, lo stesso metodo

Chi segue il Napoli riconosce lo schema. Lo avevamo scritto: Conte è il Rudolph Giuliani del Napoli, tolleranza zero. Le regole, la disciplina, le idee: sono i tre pilastri del suo metodo, alla Juve come a Napoli. Lo spogliatoio è territorio suo e del suo staff. Nessun altro entra. I giocatori sanno che le cose non sono regalate a nessuno.

La lavata di capo a Buffon del 2011 è la stessa che Conte ha fatto a Lukaku nel 2026. La differenza è che Buffon la accettò e vinse tre scudetti. Lukaku non ha bussato alla porta dell’ufficio e se ne va. Il metodo è identico: il risultato dipende da chi lo riceve.

Buffon lo ha capito a 34 anni, con l’intelligenza di chi sa che l’ego è il nemico del successo. “Potevo far da cavia per tutti” è una frase che andrebbe appesa in ogni spogliatoio. E in ogni redazione sportiva che scrive di calcio senza aver mai messo piede in un campo da gioco.

Il Napolista è un giornale on-line di opinione, nato nel 2010, che si occupa prevalentemente di calcio e di analizzare quel che avviene dentro e soprattutto attorno al Napoli.

ilnapolista.it © Riproduzione riservata