Buffon, lo sfizio della Porsche durato un anno: “Mio padre la vide e mi disse ‘Gigi, anche meno, ridiamola indietro'”
A Smash&Cash, il podcast di Nicolas Nati: a 18 anni si tolse lo sfizio della Porsche, a casa nella via di Carrara, il padre lo guardò e gli disse: "Stona. Ridiamola indietro". Un anno dopo l'aveva venduta.

Mf Oslo 06/06/2025 - qualificazioni Mondiale 2026 / Norvegia-Italia / foto Michele Finessi/Image Sport nella foto: Gianluigi Buffon
Le storie più belle dei grandi sportivi sono quelle dei loro padri. Gianluigi Buffon, ospite del podcast Smash&Cash, ha raccontato l’aneddoto della Porsche restituita per consiglio paterno. Una piccola lezione di sobrietà che il numero uno della Nazionale italiana porta con sé dai tempi di Carrara, prima ancora di diventare leggenda.
“I primi soldi veri li ho fatti a 17 anni”
Buffon debutta in Serie A il 19 novembre 1995 a 17 anni con la maglia del Parma. Da quel momento, la sua vita cambia. Ma il rapporto con i soldi resta volutamente periferico: “Il soldo per me non è mai stato un tema”, dice nel podcast condotto da Nicolas Nati, fondatore di Akka Italy. “Probabilmente l’unico momento nel quale ho provato felicità è il primo anno in cui ho avuto un contratto da professionista. Era la dimostrazione, anche ai miei genitori, che il loro figlio non pesava più sulle loro spalle”.

Buffon (Ciambelli)
Per molti anni, i soldi guadagnati non li ha nemmeno visti. “Li prendevano sempre i miei, me li mettevano in banca o compravano case. Sapevo di avere il mio conto, ogni tanto facevo le mie spesucce, ma erano spese veramente risibili”.
Lo sfizio: una Porsche e poi un padre che dice ‘no’
Lo sfizio una volta solo se lo è tolto: “L’unico sfizio che mi sono tolto è stata la macchina, perché avevo voglia di prendermi la Porsche, mi piaceva come macchina sportiva. Me la sono presa quasi subito”. La prima vera auto da calciatore. Prima c’erano state una Golf GTI 16 valvole edizione limitata e una BMW cabrio. La Porsche era la consacrazione.
Però c’era il padre. “Appena sono arrivato a casa, nella via di Carrara dove mi conoscevano tutti, ho parcheggiato. Mio padre è uscito e mi fa: ‘Gigi, anche meno, come stona? Secondo me, se riusciamo a ridarla indietro, è meglio’. Chiaramente mi rodeva, perché era un limite un po’ alla mia libertà”.
La resa, un anno dopo
Buffon all’epoca viveva da solo a Parma (i genitori erano rimasti a Carrara), ma ha capito il messaggio. “Nel giro di un anno, anche per il fatto che con i viaggi nella Porsche uscivo con un gran mal di schiena, ho trovato il movente per venderla. Da lì ho sempre girato con macchine della società o, adesso, una Range Rover che guido perché ci sto comodo”.
Quando si dice che la sobrietà non è una virtù di pochi ma una cosa che si insegna a casa. A Carrara, in una via dove tutti lo conoscevano, è bastato un padre uscito dalla porta a togliergli lo sfizio della Porsche. E in fondo, il Buffon di tutta la carriera — quello dei 657 di Serie A, dei 176 in Nazionale, della longevità che sembrava impossibile — è anche questo: un calciatore che ha sempre saputo da dove veniva.