Pagelle – Anguissa è un tappo. È l’uomo in meno, con Politano
Hojlund, ossia nel Napule contiano segnano un po’ tutti ma quello del centravanti non è un ruolo secondario in partite come questa

Cm Parma 12/04/2026 - campionato di calcio serie A / Parma-Napoli / foto Cristiano Mazzi/Image Sport nella foto: Lamine Keita-Frank Anguissa
Le pagelle di Parma-Napoli 1-1, a cura di Fabrizio d’Esposito
MILINKOVIC-SAVIC. Per noi di Partenope, la lontana, nebbiosa e padanissima Parma è ormai terra dove i sogni si realizzano o muoiono. Accade quindi che pronti, via e Zio Vanja viene fulminato da un tiro angolatissimo del redivivo Strefezza. Indi, nulla più. Né rilanci, ché il Napule si accomoda per novantaquattro minuti nella trequarti autoctona, né parate. Solo un’uscita temeraria ed efficace su Delprato al 41’. Detto questo, si annota in modo sommesso che forse il bistrattato Meret avrebbe coperto meglio la porta al cospetto di Strefezza – 5
JUAN JESUS. Giovannino Gesù è da un po’ di settimane che dà la sensazione di essere regredito a uno stato pre-contiano. E così, con un riflesso ancestrale tipico dei bambini quando giocano a calcio, va dove lo porta la pelota, anziché guardare l’uomo, e salta invano in coppia con Buongiorno sulla riserva Elphege, che riesce a servire di testa il citato Strefezza solo soletto. Il trauma lo segna e nella ripresa cede dall’inizio il posto a Sam l’Olandese, altro bistrattato del contismo – 4,5
BEUKEMA dal 45’. C’è poco da difendere dopo il golletto degli indigeni, ma almeno non fa tremare come Giovannino Gesù – 6
BUONGIORNO. Per riprendere il filo di cui sopra. Può darsi pure che Giovannino Gesù fosse più vicino a Elphege ma allora sarebbe toccato al Corazziere Sabaudo deviare su Strefezza. Come che sia, il Nostro duella spesso con la riserva franca del Parma e nel finale il suo braccio rischia ancora una volta di diventare fatale e letale – 5,5
OLIVERA. Mati il Maratoneta, l’azzurro che fa più chilometri. L’insolito dato è provocato dal fatto che il Napule è accampato là davanti e l’uruguagio è quasi sempre lui a salire dalla difesa. Sempre lucido, sgobba in ogni zona del campo – 6,5
POLITANO. Il vero uomo in meno oggi, ancora più di Anguissa. Non azzecca una giocata e il suo dirimpettaio Valeri non lo fa mai passare. Avrebbe un’occasione d’oro per riscattarsi al 53’, ma anziché acconciarsi la pelota va di prima come se fosse sempre festa, come nella Pasquetta anti-milanista. Per avere un cross decente da destra bisogna aspettare l’ingresso di Michelino Gutierrez – 4,5
GUTIERREZ dal 78’. Detto del cross riuscito per il Macedone del Nord, nel finale gioca malissimo due palloni, in pieno recupero. Dapprima spedisce la pelota dall’attacco a Zio Vanja, indi si cimenta in un tiro improbabile – 5
ANGUISSA. Zambo è un tappo per quasi un’ora, fino alla sostituzione. Si piazza al centro della trequarti, facendo spostare il Caro Lobo dove capita e oscurando il povero Scott il Rosso. La battaglia del fosso di Helm, il Signore degli Anelli va sempre più di moda, per non citare la solita arte della guerra di Sun Tzu, insegna che gli assedi devono contemplare almeno tre variabili, se non quattro, per sorprendere l’avversario. Invece Zambo si piazza nella trequarti senza un’idea che sia una e la difesa della Parma resta intatta e insuperabile – 4,5
ALISSON SANTOS dal 55’. Il riformismo napolista rifugge sempre dall’uomo della provvidenza e stavolta Santos Subito non lo è, anche se la sua apparizione rende più vivace e meno scontata l’offesa azzurra. Andava schierato prima, l’unico hombre vertical dell’attacco? Questo il tormentone della settimana dei rimpianti che ci aspetta – 6
LOBOTKA. Eccallà, come si dice a Roma. Appena si toglie Zambo dai piedi, serve lo sbiadito Rasmus che fa l’assist decisivo per il gol di McDomini. E abbiamo detto tutto – 6
SPINAZZOLA. Tanta, tantissima volontà e corsa. Ma la sinistra per Zio Spina oggi è un vicolo cieco – 5,5
DE BRUYNE. Il re predica nel deserto, sconsolato e isolato. Nessun compagno è in grado di dialogare con lui e King Kevin fa quello che può. Certo, poteva inventarsi una giocata, ma nella selva oscura studiata da Cuesta era davvero difficile trovare il buco giusto – 6
ELMAS dal 78’. Spreca con la spalla il cross dipinto da Michelino. Peccato – 5
McTOMINAY. Detto dell’oscuramento causato da Anguissa, quando i Fab Four diventano tre, finalmente trova la via del gol – 6,5
HOJLUND. Incarna alla perfezione il paradosso contiano di questa partita: il Napule attacca per tutta la partita e lui non combina nulla, a parte l’assist felice per Scott il Rosso. E questo, come scritto da Max, apre una doverosa riflessione sul giovane Rasmus: quest’anno è migliorato tantissimo ma è ancora lontano dai numeri decisivi di Lukakone Nostro dell’anno passato, 14 gol e 10 assist. E citiamo Lukakone, senza risalire a Osimhen o Higuain – 5
GIOVANE dal 66’. Nessuno si è accorto di lui – 5
CONTE. Un conto sono i quattro favolosi contro il Milan, un altro vederli contro un catenaccio peraltro non disperato ma efficace e intelligente: sembravano impegnati in una partita di rugby, con eterni accerchiamenti più in largo che in lungo. Perdipiù pesa l’approccio flaccido del suo Napule subito dopo il fischio d’inizio. Un mese fa accadde con il Lecce in casa, su calcio d’angolo. Stavolta è successo su rilancio di Suzuki. Due situazioni differenti ma con risultato identico: il momentaneo e repentino vantaggio dell’avversario. In ogni caso, emergenza o meno (il rivoluzionario in panca si è subito fatto sazio coi titolari appena è stato possibile), gli azzurri di quest’anno soffrono sovente del mal di gol. Certo, nel Napule contiano segnano un po’ tutti ma quello del centravanti non è un ruolo secondario in partite come queste. Per questa volta il voto è insufficiente ma ciò non scalfisce il nostro credo nell’allenatore dell’unica e vera rivoluzione calcistica in azzurro. Soprattutto con l’incubo giochista sullo sfondo – 5
ARBITRO DI BELLO. Il braccio di Buongiorno era rigore o no? Ma chissenefrega. Almeno stavolta l’abbiamo scampata – 7











