La tracotanza di Gravina è la tracotanza di chi sa che ha ancora il potere
Le frasi al Corsera: "Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più…».

Dc Roma 24/07/2025 - Il Presidente della Repubblica riceve al Quirinale la Nazionale di Calcio femminile / foto Domenico Cippitelli/Image Sport nella foto: Gabriele Gravina
La tracotanza di Gravina è la tracotanza di chi sa che ha ancora il potere
L’intervista del Corriere della Sera a Gravina è l’intervista di chi sa che detiene ancora lui il potere nel calcio italiano. Lui e Marotta stanno gestendo il loro consenso e pilotando Malagò alla guida della Federcalcio.
L’inizio è un attacco ad Abodi ministro dello Sport.
Presidente, cosa l’ha ferita di più dal momento in cui la Bosnia ci ha estromesso dal Mondiale?
Gravina: «Ho accettato le critiche in silenzio e addirittura gli insulti. Ma non posso tollerare di essere definito indegno. Nessuno può permettersi certe patenti di moralità, sia dentro sia fuori il mondo del calcio».
Si riferisce al ministro Abodi.
«Non voglio fare nomi. Ognuno si qualifica per quello che è e per quello che sente. Toccherà ad altri dare un giudizio».
I risultati delle Nazionali determinano le crisi politiche: è giusto?
Gravina: «No e l’ho detto in più di un’occasione. La Federazione promuove il gioco del calcio con un grande impatto sulla società civile. Pensiamo agli oltre 800 mila minorenni impegnati, ai progetti con le scuole, ai programmi sull’inclusione e sulla sostenibilità sociale e ambientale. Per non parlare dei risultati positivi delle Nazionali giovanili e di quelli delle azzurre. Forse avrei dovuto essere più bravo come calciatore: ho sbagliato due rigori contro la Svizzera e tre palle gol con la Bosnia e dopo, dal dischetto, ne ho tirati uno alto e un altro sulla traversa. Forse mi sarei dovuto allenare di più…».
Perché si è dimesso?
«Mi assumo le mie responsabilità. Non ho mantenuto la promessa che avevo fatto ai tifosi italiani. Avevo detto che saremmo dovuti andare al Mondiale anche a nuoto e invece non ci siamo riusciti. Le dimissioni sono un ultimo atto d’amore verso il calcio. E non potevo permettere che gli attacchi al sottoscritto penalizzassero la Federazione. Ma non è tutto qui…».









