Quanto fa figo sparare su Infantino: la Fifa è una multinazionale che funziona e fattura molto più di prima
Il rintocco etico è grottesco. Si pretende da lui l'opposizione a Trump o che converta la Fifa in un ente di beneficenza. Fa quello che facevano i suoi predecessori, solo che lui lo fa con maggiori profitti

Db New York (Stati Uniti) 13/07/2025 - FIFA Club World Cup 2025 / Chelsea-Paris Saint-Germain / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Donald Trump-Gianni Infantino
Quanto fa figo sparare su Infantino: la Fifa è una multinazionale che funziona e fattura molto più di prima
Sembra una paperella del tiro a segno al luna park: sparare sul presidente della Fifa, Gianni Infantino, non costa niente e in più si fa bella figura. Tra le tante accuse verso di lui, le più fresche sono portavoce di Trump, e pure servo e valletto, Fifa da sciogliere anche perché interessata solo al profitto, troppi lavoratori morti nei cantieri, biglietti dei mondiali estremamente cari e sicurezza della manifestazione non garantita: eh la Madonna, l’esclamazione di Pozzetto casca a pennello.
Ora, sia ben chiaro, è tutto vero: ma quando si nasconde la realtà per cercare il colpevole, il tanfo della demagogia è inconfondibile. E qual è la realtà? Il calcio è ormai una vetrina per abbellire la propria immagine o quella di un paese, nonché sceneggiato televisivo e mezzo per riciclaggio, speculazioni immobiliari e scommesse. E tutto ciò a prescindere dalla presenza o meno di Infantino.
Certo, tornando a lui, è ridicolo il premio per la pace inventato per Trump: ma, a parte che è un premio la cui sostanza e il cui effetto valgono zero, non spetta mica a Infantino opporsi al presidente americano. Che dire, piuttosto, dei vari governanti europei che pigolano, seppur con varie tonalità, al suo cospetto?
E di sicuro la Fifa è interessata solo al profitto: non è mica un ente di beneficenza e cerca di aumentare al massimo i ricavi per dare più fondi alle 211 federazioni calcistiche che ne fanno parte, esattamente come una multinazionale vuole distribuire la maggior quantità possibile di dividendi ai suoi azionisti. Parlando di calcio, l’Uefa non fa lo stesso? E la Premier? E la Lega di serie A? Tutti ci provano, poi c’è chi ci riesce meglio e chi peggio. Infantino ci riesce benissimo: nel quadriennio 2011-2014, l’ultimo interamente sotto la presidenza Blatter, i ricavi della Fifa furono pari a 5,54 miliardi di dollari. Da allora è stato un record dopo l’altro: 6,42 miliardi nel periodo 2015-2018 – Infantino è diventato presidente nel 2016 – 7,57 nel 2019-2022 e 11 previsti per il quadriennio che si chiuderà a fine 2026.
E i biglietti dei mondiali? Sì che costano tanto, ma è ormai la strategia comune: diminuire drasticamente i posti popolari per destinarli a chi può spendere grosse cifre. Dopo le proteste, una minima quota di biglietti è stata messa in vendita a 60 dollari, mentre per la finale si parte da 4.185 dollari per arrivare a 8.680: la Fifa ha reso noto che, per circa 7 milioni di biglietti disponibili, sono giunte circa 500 milioni di richieste. Se si valuta il mondo in base alla legge della domanda e dell’offerta, questi sono poi i risultati. Non penserete mica che i biglietti del Superbowl o della finale Nba siano meno costosi?
Che dire poi dei lavoratori morti in Qatar e che muoiono in Arabia per costruire gli stadi per i mondiali? Il calcio non ha per nulla il monopolio delle morti sul lavoro: basti pensare ad esempio che, in media, in Italia ogni giorno tre persone escono di casa per sudare un salario, spesso nemmeno di sopravvivenza, e non tornano a casa la sera.
Infine, la paura per possibili attentati nei prossimi mondiali: il mondo è una polveriera, non certo per responsabilità di Infantino, e spetterebbe a lui garantire la sicurezza?
Insomma, si desidera un congelatore, si fa di tutto per averlo, si riesce nell’intento, e poi ci si lamenta perché esso congela i cibi. E si pretenderebbe che funzionasse come un forno a microonde.











