L’effluvio di neologismi social, che ormai permea tutta la nostra esistenza, ci mostra molti termini che hanno cambiato anche il modo di raccontare il calcio e i suoi protagonisti. In tal senso, termini come “Aura”, “Glow-up” ecc. sono solo alcuni degli aggettivi usati per descrivere il cambiamento radicale sperimentato da Scott McTominay, una volta lasciata Manchester per approdare nel Golfo.
Beh, termini che hanno una ragion pratica: Scott è passato dall’essere un onesto brit boy a un semi-modello applicato al football. Un cambiamento, dunque, non solo tecnico-tattico, ma anche fisico. Cosa sarà stato? Il cibo? Le diverse condizioni climatiche? O il sentirsi finalmente amato e centrale in un progetto sportivo? Sembrano cliché, ma probabilmente sono cause che hanno più di un fondo di verità.
Ecco, tra tutti questi termini riferiti a McTominay, c’è una frase che ci ha colpito particolarmente: “May all my brothers find their Napoli”, ossia “Possano tutti i miei fratelli trovare la loro Napoli”. Un commento, probabilmente proveniente dall’Inghilterra, che è presto diventato virale e che è possibile trovare sotto qualsiasi post su X dedicato allo scozzese. Un concetto, questo, molto più profondo e meraviglioso di quanto sembri a primo impatto.
Napoli, un concetto di cui andare orgogliosi
Che Napoli abbia conosciuto una profonda riscoperta in questi anni è un dato di fatto: l’offerta culturale della città (ahinoi spesso trascurata a favore del banalissimo foodporn) è millenaria, affascina e rapisce il turista. Ma ora ci troviamo di fronte a un vero e proprio fenomeno di trasformazione della città in un concetto astratto, quasi filosofico. Napoli come metafora del ritrovarsi, del lasciare un luogo che provoca solo infelicità per approdare in uno che ti permette di essere la versione migliore di te stesso. Una cosa quasi commovente, senza alcuna piaggeria e senza troppe pretese. Napoli come ritrovamento di sé e come città che sarà sempre casa per chiunque voglia chiamarla “casa” — o magari “home”, in questo caso.
Certo, magari Napoli non sarà l’ultima speranza dell’umanità, come diceva De Crescenzo, ma, evidentemente, può essere anche meglio: una speranza di ritrovare, in primis, se stessi.
E allora: “May all my brothers find their Napoli.”