Lo Bello: “Non persi affatto il controllo di Verona-Milan, Rijkaard sputò, Van Basten si tolse la maglia, che dovevo fare?”
L'ex arbitro (figlio d'arte) intervistato da La Stampa: "Nel calcio serve la regola del buon senso, quella che applicavo per il braccio sempre alzato di Baresi"

Gc Milano 16/11/2009 - trasmissione TV Chiambretti Night / foto Giuseppe Celeste/Image nella foto: Rosario Lo Bello-Piero Chiambretti-Filippo Inzaghi
Lo Bello: “Non persi affatto il controllo di Verona-Milan, Rijkaard sputò, Van Basten si tolse la maglia, che dovevo fare?”
La Stampa, con Stefano Mancini, intervista l’ex arbitro Rosario Lo Bello (80 anni) figlio del grande Concetto. Arbitro ferocemente contestato dai milanisti per la sua direzione di gara di Verona-Milan l’anno della rimonta del Napoli nel 1990.
Ne parlano nell’intervista.
Passiamo alla sua partita più brutta: due anni dopo si giocò un Verona-Milan fatale per i rossoneri.
“Perché la definisce brutta?”.
L’allenatore Sacchi espulso assieme a tre giocatori. L’impressione è che lei avesse perso il controllo di un incontro che assegnava lo scudetto.
“Ah sì? E lei che avrebbe fatto a un giocatore come Van Basten che si toglie la maglia e la getta a terra per un fallo a centrocampo? E a Rijkaard che mi dà della gran testa di… e mi sputa? E a Costacurta che dice al guardalinee “siete tutti disonesti”? Non potevo fare finta di nulla”.
Prendiamo il più grande di sempre, Diego Maradona. Che rapporto aveva con lei e i direttori di gara in generale?
“Era perfetto anche nel comportamento: chiedeva spiegazioni, sempre nel rispetto delle distanze e dei ruoli. Se una risposta non lo convinceva se ne andava scuotendo la testa e finiva lì. In Napoli-Verona del 1985 ha segnato il più bel gol in assoluto della serie A, con un tiro da centrocampo. Ho a casa il pallone autografato”.
Un campione dal carattere difficile era Michel Platini.
Lo Bello: “Fuoriclasse pure lui. Aveva quel sorriso sornione con cui prendeva in giro tutti. A volte non ci trovavamo d’accordo, però di fronte a tanta classe applicavo la regola 18”.
Spieghi?
“Al corso per arbitri ti insegnano subito che il calcio ha 17 regole, ma a volte bisogna adottare la 18ª, la regola 18, quella del buon senso. Senza infrangere il regolamento e senza togliere o aggiungere nulla, per carità. È una norma che andrebbe trasferita nella vita quotidiana”.
Franco Baresi e il braccio sempre alzato a chiedere il fuorigioco?
“Lo faceva lui, non lo possono imitare tutti. Nei suoi confronti vale l’articolo 18”.