Gravina re dei paraguru: i soldi delle scommesse per combattere l’iper-tatticismo del calcio di oggi

Chiede più soldi al governo, da sottrarre ai proventi dalle pubblicità delle scommesse, per poterli re-investire sul "talento" dei giovani. Una sorta di riciclaggio virtuoso di fondi brutti e cattivi. Ci sono arrivati dopo aver appaltato ad una società esterna uno studio per accertare che la Federazione stessa non funziona. Sono imbattibili

Gravina Gil Manzano

Db Roma 17/11/2023 - qualificazione Euro 2024 / Italia-Macedonia del Nord / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gabriele Gravina

Gabriele Gravina è tornato in tutto il suo splendore endofederale, con l’ispirazione dei giorni migliori, quelli in cui prende un tema (o due, o tre: che faccio signora, lascio?) e lo rende epocale. È una retorica da Presidente della Federcalcio al galoppo perpetuo: una nube fluorescente di parole impalpabili che tutte assieme però creano una atmosfera, un sapore. L’argomento del giorno è, già di suo, un capolavoro di assemblamento concettuale: Gravina – scusate la sintesi rozza – chiede più soldi al governo, da sottrarre ai proventi dalle pubblicità delle scommesse, per poterli re-investire sul “talento” dei giovani. Una sorta di riciclaggio virtuoso di fondi brutti e cattivi (ve la ricordate la crociata contro la ludopatia con Fagioli testimonial?), con un tempismo avventuroso: il prossimo 26 marzo potremmo essere fuori dal terzo Mondiale consecutivo. Sta andando all-in, Gravina. Prima che sia troppo tardi.

Ma la forma con cui snocciola le ultime ideone federali per uscire da un imbuto che nel frattempo s’è fatto anche mediatico – l’Italia vince in tutti gli sport, tranne che nel calcio: è diventato un cappio – è essa stessa sostanza del problema. L’Oscar lo vince a mani basse “l’officina del talento per sconfiggere l’iper-tatticismo” del nostro calcio. Ma procediamo per highlights, sospendendo l’incredulità.

Gravina chiede “il supporto del governo” per “tutelare i giovani” con i soldi del betting: “Questo – dice trasformerebbe il betting da una minaccia etica a una risorsa per sviluppare il sistema”. Ovviamente per far ciò prima serve “un confronto e un supporto che non andrà a gravare sulla fiscalità”. Il confronto è gratis, ed è fatto della stessa materia dei sogni.

Gravina spiega che “è tipico della cultura del nostro paese dare fondo a tutte le energie quando siamo in difficoltà. Questo Paese dà il meglio di sé quando è in crisi”. Che è forse il motivo per cui siamo in crisi: ne abbiamo bisogno, è una motivazione aspirazionale. Da affrontare però con calmissima, cioé con il fuso orario federale che ha portato il sistema a deflagrarsi. Ovviamente di tale deflagrazione in Figc non hanno contezza. E allora giù con una ri-programmazione rivoluzionaria: “Ci sono voluti tanti anni a presentare questo progetto per tante motivazioni. Questo è un lavoro che ha comportato diversi mesi di impegno per ottimizzare al meglio le nostre idee”.

Un brainstorming tellurico, ci verrebbe da dire. Al termine del quale “sono state rilevate delle criticità nel corso di un’attenta disamina”. Eccole, le “criticità”. La colazione dei campioni della burocrazia. “Tutto questo nasce da un’esigenza di confronto con realtà estere e per non essere contaminati da un nostro giudizio interessato abbiamo dato incarico a un’importante società per confrontare la nostra federazione con le altre. Abbiamo pensato dopo questi riscontri ottenuti di completare il nostro progetto per avviare una nuova valorizzazione di quelle che noi chiameremo radici azzurre”. Esatto: hanno appaltato all’esterno una consulenza perché gli dicano che rispetto all’estero facciamo pena.

E dopo tutta quest’elaborazione del lutto, come se ne esce? Ecco il guizzo: “Vogliamo creare un’officina del talento italiano, la nostra federazione è l’unica che non ha mai avuto un direttore tecnico e abbiamo pensato di attivare un nuovo organigramma con un coordinamento tecnico, pur rispettando le autonomie dei relativi consigli all’interno del settore giovanile, del settore tecnico e del club Italia”. Traduciamo per chi è rimasto abbagliato dall’estetica formale del costrutto: non sappiamo bene cosa si farà in questa officina, ma intanto mettiamo su un altro bell’organigramma, che ce ne sono così pochi in quei palazzi. Strano non abbiano convocato un “tavolo”. L’Italia se ne cade di tavoli, sono l’impalcatura della nostra amministrazione.

A cosa serviranno, dunque, queste officine? “A superare alcune criticità, a cominciare da un iper-tatticismo. È legittimo che i club pensino ad allenare la squadra e a lavorare tatticamente, ma così si rischia di perdere i giovani ed è compito della federazione non perderli. La soluzione è lanciare una nuova idea di accademia federale. Un’altra ipotesi su cui riteniamo bisogna intervenire è il ruolo del maestro di calcio, su questo pensiamo di poter incidere anche sulla qualità di formazione dei nostri talenti. Tutto questo richiede impegno, sacrificio e finanza“. 83 parole per arrivare all’unica che conta: finanza. A meno che non vogliamo davvero andare ad abitare il fantastico mondo nel quale la Federcalcio italiano contrasterà l’iper-tatticismo (qualsiasi cosa sia) delle squadre di club con una accademia nella quale si suppone i nostri giovani vengano rieducati all’anarchia del dribbling da strada. La fascinazione resta, ve la concediamo.

Ma Gravina appena ieri era riuscito a lanciarsi in un ribaltamento agonistico di frittata sugli arbitri da 92 minuti di applausi, suggerendo che non sono loro il problema – gli arbitri – quanto invece Open Var – la rubrica di Dazn – “a strumentalizzarne la trasparenza”.

Come si batte uno così? Tocca arrendersi, magari usando la sua safeword preferita: “endofederale”.

Deve la sua carriera nel giornalismo ad una professoressa del liceo che per ovvi motivi si è poi data alla clandestinità.

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