Troppi infortuni, Gasperini: “Diagnosi troppo precise, fermano i calciatori anche per inezie”. Li farebbe giocare zoppi?
A suo modo difende Conte: "La scienza non è mai riuscita a ridurre i tempi di recupero, e non c'è una scienza che ci dice che se non fai quello non ti fai male"

Napoli's Italian coach Antonio Conte (R) greets Atalanta's Italian coach Gian Piero Gasperini prior to the Italian Serie A football match between SSC Napoli and Atalanta at the Diego Armando Maradona stadium in Naples, on November 3, 2024. (Photo by CARLO HERMANN / AFP)
Antonio Conte detta l’agenda. E nel dibattito su infortuni e calendari forsennati – una vecchia storia (anche a livello internazionale) ma attualissima per l’epidemia di traumi gravi nel Napoli – si inserisce Gasperini. Il quale non è un commentatore di passaggio, sulla questione: è l’allenatore che andrebbe usato come benchmark quando blateriamo un po’ a casaccio del nesso misterioso che legherebbe i malanni dei giocatori di Conte: Conte stesso. Perché Gasperini è notoriamente un fanatico della preparazione fisica come Conte, dei carichi di lavoro. Quando i suoi (di solito ex) giocatori raccontano le routine a cui venivano sottoposti all’Atalanta, la grammatica è sempre quella un po’ fuori scala del “vomito a fine allenamento”, dei poveri calciatori piegati in due dalla fatica sui monti del Trentino.
(Parentesi: chi bazzica un po’ lo sport agonistico sa benissimo che i carichi di lavoro che sopportano atleti coetanei di altre discipline non sono nemmeno paragonabili, eppure tutte queste sceneggiate non le fanno. Chiusa parentesi)
E dunque, Gasperini. Ve la ricordate la sua Atalanta che correva troppo per non essere dopata? Abbiamo più volte, a tempo debito, avuto modo di sfatare quel mito, ma resta il punto. Dice Gasperini che sì, “ormai il sistema è così, le competizioni aumentano e anche le partite”, ma che “gli infortuni che aumentano si verificano per il 90% delle volte in partita, mai in allenamento”.
“Probabilmente c’è una causa – continua Gasp – nel calcio ti fai male, da sempre. Gli stiramenti e le distorsioni esistono da sempre. Adesso sono un po’ più frequenti perché c’è più del doppio delle partite”.
Ma soprattutto, a ribaltare tutto il dibattitto corrente, Gasperini rilancia: “Con la scienza non si è mai riusciti a ridurre i tempi di recupero. Ci sono diagnosi più precise, talvolta eccessive, che fermano i calciatori per molto meno e questo è un problema“.
“Non c’è una scienza che ci dice che se non fai quello non ti fai male. È una constatazione, una statistica”.
Gasperini a suo modo difende Conte, disinnescando la litania del “si gioca troppo”. Anzi, figurarsi, lui li farebbe giocare pure molto più acciaccati…











