Rocchi deve migliorare i suoi arbitri, ma il sistema gli sta dando tutti gli strumenti per farlo?

Open Var dovrebbe fare chiarezza sul processo arbitrale, ma più che sancire un’oggettività, spesso finisce per evidenziare una continua incoerenza

Di Bello e Fourneau Rocchi arbitri Step on foot Open Var

Db Milano 11/01/2023 - presentazione introduzione fuorigioco semiautomatico S.A.O.T / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianluca Rocchi

Le parole di Antonio Conte non sono uno sfogo isolato. Sono il sintomo di qualcosa che ribolle da mesi. In ogni giornata di campionato c’è almeno un episodio che accende polemiche, alimenta sospetti, spacca classifiche e talk show. E la cosa più grave non è l’errore in sé – l’errore fa parte del gioco – ma la sensazione diffusa che non esista una linea chiara, coerente, riconoscibile. Se tutti protestano, se ogni club – grande o piccolo – si sente penalizzato almeno una volta, il problema non può essere ridotto alla fisiologica lamentela del calcio italiano. Quando la percezione collettiva è che la “barca affondi” turno dopo turno, allora il nodo è strutturale.

Gianluca Rocchi guida il gruppo arbitrale in una delle fasi più delicate della storia recente. Il Var avrebbe dovuto ridurre le polemiche, invece le ha trasformate: oggi non si discute solo dell’errore, ma dell’interpretazione. Contatti simili valutati in modo diverso, rigori che in una giornata si danno e in quella successiva no, soglie del fallo che cambiano da partita a partita.

Leggi anche: Conte: “Basta con i discorsi arbitrali. Abbiamo avuto undici rigori contro, forse siamo la squadra che ne ha subiti di più”

Il punto non è la malafede — che sarebbe un’accusa gravissima e infondata — ma l’uniformità. Ed è qui che il confronto con l’Inghilterra diventa inevitabile. Gli arbitri della Premier League sono professionisti a tempo pieno, inseriti in una struttura centralizzata che investe in preparazione atletica, analisi video, supporto psicologico e aggiornamento continuo. Non fanno “anche” gli arbitri: sono arbitri. La loro carriera dipende esclusivamente dalla performance in campo. Questo comporta una cultura della responsabilità e della specializzazione che, nel calcio moderno, è fondamentale.

Può un campionato che vale miliardi permettersi un modello meno strutturato? Può pretendere standard internazionali senza un’organizzazione totalmente allineata a quei livelli? Anche il percorso di carriera merita una riflessione. Dalla sezione provinciale alla Serie D, poi la Can C e infine la Can A-B: sulla carta è una scalata meritocratica, basata su valutazioni tecniche e osservatori. Ma quanto è trasparente? Quali sono i criteri precisi che determinano una promozione? Quanto pesa la gestione delle partite “ad alta tensione”? Esiste una comunicazione chiara verso l’esterno che spieghi perché un arbitro viene premiato o fermato?

E poi c’è Open Var, la trasmissione che mostra gli audio delle review. Nata con l’intento di fare chiarezza, di aprire una finestra sul processo decisionale, rischia però di produrre l’effetto opposto. Più che sancire un’oggettività, spesso finisce per evidenziare una continua incoerenza: episodi molto simili che ricevono sanzioni differenti, soglie di intervento che cambiano, interpretazioni che oscillano.

Se l’obiettivo è rafforzare la credibilità, la percezione non può essere quella di una casistica fluttuante. Perché il tifoso, davanti a due contatti quasi identici giudicati in modo opposto a distanza di poche settimane, non vede complessità regolamentare: vede disparità. E quando la disparità diventa ricorrente, la fiducia si erode.Il problema, oggi, non è trovare un colpevole. È capire se il sistema è adeguato al contesto.

Il calcio è diventato più veloce, più fisico, più mediatico. Ogni decisione viene sezionata al rallentatore da dieci angolazioni diverse. In questo scenario, la coerenza vale più della perfezione. I tifosi possono accettare un errore, ma non accettano l’incertezza permanente. Rocchi deve migliorare i suoi arbitri? Sì, inevitabilmente.  Ma la domanda vera è un’altra: il sistema gli sta dando tutti gli strumenti per farlo? E se la risposta fosse no, il tema non sarebbe la persona, ma la struttura. Continuare così significa navigare a vista, tra un’ondata e l’altra. Fermarsi, riorganizzare, professionalizzare pienamente, rendere pubblici criteri e valutazioni, investire sulla formazione uniforme e soprattutto garantire coerenza interpretativa: questa è la strada per ricostruire credibilità.Perché senza fiducia, il campionato perde valore. E quando l’arbitro diventa il protagonista involontario di ogni giornata, non è solo una questione di polemiche. È il segnale che qualcosa, in profondità, va ripensato.

Scrittore, giornalista e autore teatrale, con una passione profonda per la musica e il calcio, tifoso del Napoli.

ilnapolista.it © Riproduzione riservata
Correlate
De Laurentiis Napoli mercato

La seconda svolta di De Laurentiis

di - Dopo aver portato Conte a Napoli, ha approfittato della sua indecisione per presentargli un progetto vincente, da grande squadra