Osimhen: “Spalletti ci diceva ‘Se vincete lo scudetto a Napoli il vostro nome sarà ricordato finché diventerete vecchi’”

Al The Players Tribune: "Durante l’anno dello scudetto, il mister dormiva nel suo ufficio per cinque mesi, si era fatto mettere addirittura lettino”

Osimhen

Galatasaray's Nigerian forward #45 Victor Osimhen (L) reacts during the UEFA Europa League 1st round day 1 football match between Galatasaray SK and PAOK FC at the Ali Sami Yen Sports Complex in Sisli, near Istanbul, on September 25, 2024. (Photo by Yasin AKGUL / AFP)

L’ormai ex attaccante del Napoli, Victor Osimhen, oggi al Galatasaray, ha parlato a The Players Tribune con una lunga intervista in cui ripercorre la sua carriera e ricorda anche gli anni di Napoli. Ecco le sue parole.

L’intervista a Victor Osimhen

Come ti sei sentito quando sei arrivato a Napoli dopo il Lille?

“Quando ho lasciato il Lille, ero perso. Quando sono arrivato a Napoli, ho ritrovato me stesso. Devo ringraziare questa città, i tifosi e i miei compagni di squadra per aver rimesso in sesto la mia vita. Spalletti era come un padre per me. Quando sbagliavo qualcosa mi rimproverava duramente. Però giuro che nel profondo credeva in me. Pensava che potessi diventare il migliore al mondo. In una partita segnavo due gol; nello spogliatoio veniva da me, fronte contro fronte. Quando voleva dirti qualcosa, avvicinava la testa alla tua, quasi sussurrando… “Cazzo! Oggi potevi farne quattro. Domani ti faccio vedere il video.”

Come era cambiata la squadra nel 2022?

“La cosa interessante è che nel 2022 avevamo perso lo zoccolo duro della squadra. Koulibaly, Insigne, Mertens… erano andati via. Ma poi sono arrivati Kvara, Raspa e Kim Min-jae, e tutti pensavano: ‘Hmm… interessante.’ Abbiamo iniziato la stagione giocando un calcio così straordinario che dico sempre: agli allenamenti hanno iniziato a venire le nonne. A Napoli funziona così: più vai bene in campo, più le persone che vedi a bordo campo sono anziane. All’inizio vengono solo i gruppi di tifosi, i giovani. Poi i giovani con i loro padri. Poi figlio, padre e nonno. Ma quando a Napoli vai in testa al campionato, all’improvviso arrivano agli allenamenti anche le nonne in sedia a rotelle”.

Come descriveresti l’impegno di Spalletti durante quella stagione?

“Non potevamo lamentarci, perché in quel periodo il mister dormiva nel suo ufficio. Si era fatto mettere un lettino. Come in caserma. Aveva una moglie che lo aspettava a casa, ma per cinque mesi ha dormito lì. Prima delle grandi partite ci diceva sempre: ‘Non capite cosa succederà se vincete lo scudetto. Io… il mio nome forse sarà ricordato per 2–3 anni. Ma voi giocatori… il vostro nome sarà ricordato finché diventerete vecchi.’”

Che ricordo hai del gol che ha chiuso il campionato?

“Tutti mi chiedono sempre del gol che ha chiuso il campionato. Sì, ho segnato. È stato incredibile. Ma eravamo in trasferta. Non abbiamo capito davvero cosa avevamo fatto finché non siamo tornati in città e abbiamo visto l’emozione della gente. Non si può descrivere a parole. Posso dirti solo questo. Poco prima di vincere il titolo, fuori dal centro sportivo c’era una grande folla di tifosi. Ho fermato la macchina e ho stretto la mano a qualcuno. Un uomo con suo figlio teneva il telefono in alto. Voleva mostrarmi un video. Era un video dei tempi di Maradona. Anni ’80. L’uomo non parlava una parola di inglese. Aveva gli occhi pieni di lacrime. Portare il primo Scudetto al Napoli dopo 33 anni è storia”.

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