Le Olimpiadi invernali sono la festa dello sport puro, che funziona bene persino coi lavori all’italiana (Guardian)

"L'Italia se l'è cavata per un pelo, alcuni lavori finiranno nel 2033. Ma tanto il segreto sono gli atleti, animati solo dalla voglia di mettersi alla prova"

curling

Pn Cortina d’Ampezzo (Bl) 04/02/2026 - Olimpiadi Milano Cortina 2026 / Curling / foto Image Sport nella foto: Cortina Curling Olympic Stadium

Dovevano essere – e un po’ lo sono state – “le Olimpiadi della politica e dei peni, di JD Vance schernito e dei bobbisti ucraini banditi dalla competizione, di una criminale condannata che picchiava la compagna di squadra che era colpevole di aver frodato, di Lindsey Vonn che si schiantava dopo 12 secondi di gara e di Ilia Malinin che commetteva un errore di troppo, di internet che diventava momentaneamente ossessionata dai video al rallentatore di un canadese che accarezzava una pietra da curling con la punta del dito, le Olimpiadi in cui la squadra norvegese di salto con gli sci si rifiutava di rispondere a domande sul fatto che si stessero iniettando o meno acido nei genitali”. Ma – è un “ma” enorme quello del Guardian nel commento a conclusione dei Giochi – si sono confermate anche come le Olimpiadi dello sport in “purezza”.

“In generale, gli sport olimpici invernali sono, sì, completamente inutili. A meno che non viviate in uno dei pochi paesi al mondo in cui uno o l’altro di questi passatempi conta effettivamente nella cultura popolare, come il pattinaggio di velocità nei Paesi Bassi, lo sci di fondo in Norvegia o l’hockey su ghiaccio in Canada, non ispireranno una partecipazione di massa. Tra dieci anni, nessuno, tranne una manciata di futuri concorrenti, dirà mai di essere diventato più in forma, più forte o più sportivo, grazie a quelle gare. Ed è proprio questa inutilità a renderli ciò che sono. Puri è la parola usata da Coubertin. Ispiratori è quella che sceglierebbe la generazione di Instagram. Nessuno è qui perché vuole arricchirsi gareggiando, nessuno viene con l’obiettivo di diventare famoso, molti concorrenti non sperano nemmeno di vincere una medaglia, e alcuni di quelli che ci riescono sanno meglio di chiunque altro che il loro più grande vantaggio è la quantità di denaro che il loro Paese ha deciso di investire nella loro formazione, spesso in eventi in cui, a dire il vero, non c’è molta competizione d’élite”.

“Vengono per mettersi alla prova”, continua il Guardian. Che è proprio la quintessenza dello sport.

“Non c’è bisogno di voler sciare in discesa per rimanere senza parole di fronte al coraggio di Lindsey Vonn nel provare a gareggiare all’Olimpia di Tofane con la rottura del legamento crociato anteriore. Non c’è bisogno di voler fare skeleton per ammirare l’instancabile perfezionismo di Matt Weston. Non c’è bisogno di saper sciare di fondo per trovare qualcosa da amare nella determinazione ostinata di Johannes Høsflot Klæbo nel superare ogni singolo ostacolo che gli si parava davanti in due settimane di gara”. Eccetera eccetera, gli esempi sono decine e decine.

“E alla fine, è ancora lecito chiedersi se il prezzo pagato ne sia valsa la pena. Queste Olimpiadi, come quasi tutte le Olimpiadi, hanno sforato in modo grottesco il budget. E’ difficile evitare la sensazione che l’Italia se la sia cavata per un pelo. Hanno consegnato tutto così tardi che ben oltre il 50% dei lavori di costruzione previsti su strade, ferrovie e parcheggi non saranno completati prima della fine delle Olimpiadi, quando tutti saranno tornati a casa. L’ultimo in programma non dovrebbe essere completato prima del 2033. Anche qui c’è una lezione, sull’accettare l’imperfezione, non che qualcuno al Cio la imparerà. Perché anche se queste Olimpiadi sono state completate a metà, hanno funzionato bene. I Giochi non devono sempre essere più di quello precedente. Non c’era bisogno di scavare un nuovo snowpark nelle montagne di Livigno quando ce n’era uno nella valle accanto, non c’era bisogno di abbattere una foresta per costruire una nuova pista di slittino a Cortina quando ce n’è una a 96 chilometri di distanza a Innsbruck, non c’è bisogno di costruire nuovi trampolini più grandi quando ce n’è già uno più piccolo lì accanto”.

“Perché sono gli atleti a rendere grandi i Giochi. Date loro del ghiaccio e correranno; date loro delle montagne e si butteranno giù. Tutto il resto è solo scenografia”.

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