I campioni del tennis moderno si giudicano per accumulazione di Slam. Ai tempi di Borg non era così (Times)

"Il Career Grand Slam che ha fatto Alcaraz non era così importante. E' cambiata la misura della grandezza, ora ci si costruisce la leggenda sulla quantità di trofei vinti"

Panatta Djokovic

Serbia's Novak Djokovic reacts on a point to Italy's Jannik Sinner during their men's singles semi-final match on day thirteen of the Australian Open tennis tournament in Melbourne on January 31, 2026. (Photo by DAVID GRAY / AFP)

Un tempo non era mica così. I più grandi tennisti della storia non si definivano tali per accumulazione. Ora funziona così: con Alcaraz e Sinner, e prima di loro con la triade Federer-Nadal-Djokovic. E’ cambiata proprio l’unità di misura della grandezza nel tennis, scrive Owen Slot sul Times.

Alcaraz vincendo in Australia ha completato il Career Grand Slam: ha vinto tutti e quattro gli Slam anche se non nella stessa stagione sportiva. Ci sono riusciti solo in sei prima di lui. Ma lui è il più giovane. E se Sinner avesse vinto quella bedenetta finale del Roland Garros lo avrebbe fatto prima dello spagnolo. “Questa è la nuova generazione che si lancia verso la stratosfera”, scrive Slot.

Ma il punto storico è un altro: “Mi viene in mente la mia conversazione dell’anno scorso con Bjorn Borg. Disse che ai suoi tempi non si parlava tanto di accumulare trofei importanti, non si aveva la sensazione di costruire un’eredità o di costruire una carriera di successi che speravano di portarlo oltre i migliori delle generazioni passate”.

“Borg giocò l’Australian Open solo una volta; non vinse, ma non superò mai il traguardo nemmeno agli US Open, quindi si trovò solo a metà strada per conquistarli tutti e quattro. Anche John McEnroe arrivò solo a metà strada: l’unica volta che raggiunse la finale del Roland Garros perse contro Ivan Lendl, ma anche il suo record di presenze all’Australian Open, che pure gli sfuggì, fu relativamente scarso, con solo cinque presenze. Il Career Grand Slam non era così determinante. Né era così diffusa l’idea che la racchetta nelle tue mani sia lo strumento con cui devi scalare la montagna della grandezza (dove, in cima, potresti ancora incontrare Novak Djokovic, anche se lui è ancora lassù tra le nuvole in cerca di un percorso per arrivare ancora più in alto)”.

“Non che questo sminuisca in alcun modo la straordinaria impresa di Alcaraz. Sta semplicemente diventando il modo in cui lui e i giocatori moderni vengono giudicati. Ora non è più tanto: hai vinto un Major? È: quanti ne hai vinti?”.

Slot fa il paragone con il golf, per sottolineare quanto sia ardua l’impresa di vincere i quattro Slam, “quattro prove molto diverse del talento di un giocatore, della sua versatilità, della sua capacità di padroneggiare una vasta gamma di colpi e sfide”. “Ecco perché, nel tennis, così tanti falliscono all’Open di Francia (Becker, Sampras, Connors, Edberg) o a Wimbledon (Lendl, Wilander)”.

Oggi – questo lo aggiungiamo noi – le differenze di superficie si sono un po’ appianate – l’erba di Wimbledon è più lenta, eccetera – e il tennis è diventato meno specializzato: si gioca più o meno sempre allo stesso modo sulla terra rossa come sul veloce. Un tempo non era così. E questo magari rende più semplice vincere un po’ ovunque.

Ma è chiaro che resta un discorso sul concetto di grandezza: anche questo è cambiato col tempo.

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