È il calcio italiano a favorire e incentivare i furbi, Bastoni merita di fare il capitano della Nazionale

Altro che escluderlo. Lui è l'effetto, non la causa. Ha solo recitato da Oscar una sceneggiatura scritta da altri. I giocatori gareggiano nel tuffarsi o nello stramazzare al suolo appena toccati, favoriti da regole ridicole

Bastoni

Db Reggio Emilia 09/06/2025 - qualificazioni Mondiali 2026 / Italia-Moldova / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Alessandro Bastoni

Bastoni merita di fare il capitano della Nazionale, è il calcio italiano a favorire e incentivare i furbi

Conclusa da poco la riunione sulla competitività dei 27 paesi dell’Unione europea nel castello belga di Alden Biesen e probabilmente ancora autoinvestito del ruolo di sollecitarli a nuove strategie, Enrico Letta è stato lapidario: “Non va convocato in Nazionale”. Calma, “Enrico, stai sereno” (cit.), non ti vorrai mica mischiare nella gogna dei social brutti, sporchi e cattivi? Altro che non convocarlo, in realtà Bastoni andrebbe fatto capitano della Nazionale.

Sì, è vero che il ventiseienne ragazzone della Bassa padana è stato autore di un unicum: simulazione e conseguente espulsione dell’innocente Kalulu al suo posto, il tutto condito dall’esultanza degna di un gol. E sorvoliamo sull’ineffabile La Penna – quello che, solo per citare un episodio recente, evidentemente collegò a uno sbalzo di pressione l’epistassi di Vergara in Napoli-Fiorentina – e su tutta la congrega di assistenti e di varisti, che potevano vedere ma non lo hanno fatto o se lo hanno fatto sono stati muti o hanno parlato ma non li hanno ascoltati.

Ma prendersela con Bastoni vuol dire dimenticare che egli è solo l’effetto e non certo la causa di questo baraccone ambulante, chiamato calcio italiano. Un baraccone in cui le nuove regole del campo di gioco incentivano la furbizia: ormai non si considera più l’intensità del fallo, ma solo se c’è stato il “contatto”. Perciò, i giocatori gareggiano nel tuffarsi o nello stramazzare al suolo appena toccati e i difensori sono costretti a saltare come i pinguini per non toccare la palla con la mano. Quanti rigori ridicoli sono assegnati nel pieno rispetto delle regole? Non si contano più: una volta si chiamava massima punizione. Ecco, è come se chi, avendo rubando una mela al supermercato, fosse condannato all’ergastolo.

E le norme contabili sempre più nuove e sempre “migliori”? Come le targhe alterne, talvolta valgono, più spesso no. Ma sono state votate all’unanimità e dunque non si può mica protestare: ormai, in Bulgaria la chiamano maggioranza italica.

E poi il presidente della Figc, Gravina, contestato da più parti, ma eletto appena un anno fa per la terza volta con il 98,7% dei voti, quello degli arbitri, Zappi, squalificato dalla giustizia sportiva per 13 mesi. Una giustizia che funziona così: vale solo il referto dell’arbitro, anche se è sbagliato e se tutta Italia ha visto come sono andate davvero le cose.

E allora Bastoni ha solo recitato da Oscar una sceneggiatura scritta da altri. Merita la fascia di capitano dell’Italia e di cantare a squarciagola con gli altri “siam pronti alla morte, l’Italia chiamò”: beh, via, non esageriamo, alla morte proprio no, “siam pronti a tuffarci, l’Italia chiamò”.

Nato a Firenze cinque anni prima dell'alluvione, ha studiato Economia e Commercio a Napoli, quando la facoltà era in via Partenope. Ogni mattina gli si presentava la doppia possibilità: fare una passeggiata sul lungomare o andare a lezione? Invariabilmente optava per la seconda. Sarà per questo che si trova meno a disagio con i bilanci che con le persone. Padre dal 2004 del libro “Il pallone nel burrone”: se ci arrivò lui che non è un'aquila (litote) significa che chi non lo capisce non vuole proprio farlo.

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