Perché Gasperini a Roma viene tanto osannato? Ranieri più o meno con la stessa squadra aveva dieci punti in più

Nel girone di ritorno il dimenticato Ranieri totalizzò 46 punti e sfiorò la Champions. Ora fa il pensionato, dopo aver rifiutato la Nazionale, mentre il suo successore sembra che abbia ereditato un disastro

Gasperini Roma

Db Bergamo 03/01/2026 - campionato di calcio serie A / Atalanta-Roma / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Gianpiero Gasperini

Perché Gasperini a Roma viene tanto osannato? Ranieri più o meno con la stessa squadra aveva dieci punti in più

Tony Damascelli, come spesso gli capita, ha centrato il punto: perché Gasperini viene tanto osannato? Non l’ha scritta proprio così (l’ha scritta così: la Roma dei 7 re ha anche 7 scon­fitte ma nes­suno toc­chi l’impe­ra­tore in pan­china) ma il senso è quello. La Roma a Bergamo ha subito la settima sconfitta in campionato su diciotto partite (quattro partite perse nelle ultime sei). Eppure sembra sempre che il Gasp sia facendo miracoli.

Chi scrive, ha un figlio romanista che candidamente qualche settimana, al padre che gli spiegava che la Roma avesse zero chance di vincere il campionato, rispondeva: “papà ma lo scorso anno nel girone di ritorno la Roma di Ranieri ha fatto più punti di tutti (46 per la precisione, contro i 40 dell’Inter e i 38 del Napoli), in estate non ha venduto pezzi grossi, fatta eccezione forse solo per Paredes (discreto giocatore), e allora perché non potrebbe lottare per lo scudetto?” Effettivamente la domanda ha un suo fondamento. Perché?

Lo scorso anno Claudio Ranieri, il dimenticato Claudio Ranieri (a proposito: ma davvero gli è convenuto rifiutare la Nazionale per fare il pensionato di lusso dietro la scrivania al servizio dei Friedkin?) aveva più o meno la stessa rosa. In più aveva Saelemaekers e Zalewski (il primo ok, il secondo non ci sembra fondamentale) ma anche Shomurodov. Con l’uzbeko e con Dovbyk – oltre che Dybala – a momenti centrava l’ingresso in Champions. È finito quinto e tra i complottisti romanisti resta il sospetto per il rigore per la Juventus a Venezia, all’ultima giornata, provocato dal bianconero Nicolussi Caviglia per un’entrata netta su Conceiçao. Ma a parte i pensieri dell’ala complottarda del tifo giallorosso, Ranieri rimise in piedi una barca che faceva acqua da tutte le parti per consegnarla a Gasperini.

Il Gasp non ha ereditato un disastro, ha ereditato una squadra certamente non eccezionale ma comunque rimessa in sesto, ristrutturata dopo il fallimento di Juric. Non citiamo l’intoccabile De Rossi per carità di patria. La Roma del Gasp è partita bene, anche grazie alle parate di Svilar che è decisamente il miglior elemento della rosa. Poi, però, si è progressivamente afflosciata. Il Gasp tratta a pesci fetenti i suoi attaccanti, una volta Dovbyk e un’altra Ferguson ultimamente tartassato spesso dal vate di Grugliasco. Soulé c’era anche l’anno passato, così come i signori del centrocampo. Diciamo che al momento c’è stato un passo indietro e non in avanti, soprattutto se ricordiamo i 46 punti. La Roma a una giornata dalla fine del girone d’andata e ha 33: nella migliore delle ipotesi, ne ha persi dieci rispetto all’anno scorso.

L’alibi, su cui i media e i giornalisti che simpatizzano per Gasp battono tanto, è la mancanza di qualcuno che la butti dentro. Certamente una punta manca ma forse c’è anche dell’altro. E di certo non aiuta denigrare i propri calciatori. Probabilmente sarebbe più importante il recupero di Angeliño. Fatto sta che quei 46 punti del girone di ritorno resteranno lì, a futura memoria, in un’opera d’arte contemporanea dal titolo: “L’illusione”. E vedremo come evolverà nelle prossime settimane il rapporto tra Gasperini e la Roma romanista.

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