Il Como è calcio essenziale e funzionale. Fabregas bada al sodo, altro che champagne
Miglior difesa del campionato, subisce poco, commette tanti falli. Quanto è distante il Fabregas reale da quello raccontato dai media italiani

Mg Milano 06/12/2025 - campionato di calcio serie A / Inter-Como / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Cesc Fabregas
La netta vittoria del Como sul Pisa ha lanciato per un paio d’ore la squadra di Fabregas e degli Hartono al quarto posto, appaiata a Roma e Juventus a 33 punti. Poi, la Roma e la Juventus hanno vinto ma la squadra di Fabregas resta una concorrente accreditata per un posto Champions.
Una squadra ben assortita, con elementi di buon livello quali Da Cunha, Perrone, Jesús Rodríguez e un probabile futuro fuoriclasse come Nico Paz. E non poteva essere altrimenti, considerando la spesa di 107,45 milioni di euro nel mercato estivo 2025 tra acquisti e riscatti. Una rosa di questo livello ha ovviamente bisogno di un allenatore capace di far funzionare i pezzi, e il lavoro di Fabregas è senza dubbio encomiabile.
Il Como di Fabregas e una narrazione che lascia il tempo che trova
Tuttavia, la narrazione del nuovo sultano del bel gioco costruita intorno alla sua figura stride con quello che è, nei fatti, il modo di giocare del suo Como. Che in Italia si tenda a guardare ed elogiare troppo il giardino altrui è storia vecchia e non poteva non riguardare lo sport più identitario. Da qui la necessità di costruire una figura simbolica da associare al “bel gioco”. Se poi l’allenatore è anche spagnolo, la narrazione è pronta e confezionata.
Il Como è una buona squadra ma questa bellezza abbacinante, dai tratti spiccatamente spagnoleggianti, in campo non si vede. Si vede piuttosto una squadra capace di gestire i ritmi della partita e, soprattutto, di sporcarla quando serve. Roba che urla made in Italy da tutte le parti.
Emblematico il match contro il Napoli, terminato 0-0. Oltre al tiro centrale di Caqueret al 4° minuto (su rinvio sbagliato di Milinkovic Savic) e al rigore sbagliato da Morata al 26° (sempre causato dal portiere serbo), il Como si è limitato a difendere attraverso un possesso palla ordinato e senza particolari sbavature, come dimostrano i soli due tiri nello specchio della porta azzurra a fronte dei sette del Napoli. Non ostruzionismo, tipico delle squadre di bassa classifica, ma un modo di non concedere nulla semplicemente tenendo palla. Il possesso lariano a fine gara si attesterà infatti al 55,2%, con appena 2 tiri in porta.
Un po’ di dati
A supporto della tesi, arrivano i numeri forniti da FotMob. Il Como è la miglior difesa della Serie A insieme alla Roma, con 12 gol subiti e 9 clean sheet in 18 partite (media di 0,7 gol subiti a gara). Ha segnato 26 gol, esattamente come il Napoli.
Per quanto riguarda la fase offensiva, il Como registra circa 5 tiri in porta a partita con una percentuale realizzativa del 10,4%. Per confronto, il Napoli è all’11,5% con 4,9 tiri a partita, mentre l’Inter sale al 12,8% con 5,8 tiri.
Per tocchi in area avversaria il Como è a quota 445 dall’inizio del campionato, dietro Juventus, Inter, Atalanta, Roma e Milan, e di una posizione davanti al Napoli (393).
Sul piano difensivo, il dato forse più indicativo è quello dei gol subiti attesi (xGA), che misura la qualità delle occasioni concesse e non il semplice numero di tiri. Il Como ha un xGA totale di 18,1, circa 1,0 a partita; il Napoli è a 17,1. Una differenza minima e statisticamente irrilevante. In altre parole, il Como concede pochissimo.
Anche il dato sui falli va nella stessa direzione: 15 a partita, dietro solo a Verona, Cagliari e Bologna, con 42 ammonizioni e 2 espulsioni.
In soldoni, il Como è una squadra lontana dall’idea di una proposta basata esclusivamente sulla bellezza, ma perfettamente capace di sporcarsi le mani. Ha capito che, per ambire a risultati importanti, tattica e fase difensiva vanno curate con attenzione. Il possesso serve a controllare il ritmo e a non subire. Non c’è nulla di male. Anzi. La capacità di adattarsi alla realtà che si ha di fronte, anche sacrificando parte delle proprie idee, è una qualità dei grandi allenatori, e Fabregas sembra averlo capito. Forse sarebbe il caso di smetterla con una narrazione che lo inchioda a un vestito che non sta indossando. Non è calcio champagne: è calcio funzionale ai suoi uomini e al campionato che si trova davanti. Semplice.











