Fin qui i pieni poteri di Conte non hanno prodotto risultati

Di Sergio Sciarelli. Tanti soldi spesi per calciatori da panchina, aumento degli ingaggi, record di infortuni per problemi muscolari, mancata valorizzazione dei nuovi

Conte

Mg Milano 11/01/2026 - campionato di calcio serie A / Inter-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Antonio Conte

 

Il possibile crollo di un mito

I risultati meno positivi (per non dire negativi) del Napoli si sono, per il momento, conclusi con la probabile uscita dalla Champions che rappresentava, dopo il nuovo rientro nella competizione europea, l’obiettivo principale per la società, e con la necessità e la speranza di fare risultato pieno nelle prossime partite con la Juventus e il Chelsea.

Se dovessimo rinunciare anche a questa speranza, potremmo cominciare a parlare del fallimento di un progetto molto ambizioso da rinviare ormai a tempi migliori. Le ragioni sarebbero ovviamente molte, ma la responsabilità ultima non potrà che essere attribuita all’ambiziosità di un grande allenatore e ai suoi tanti errori. Tutto parte dalle condizioni poste alla Società per evitare un divorzio anticipato. Conte per restare ha preteso di avere e ha avuto ampi poteri nelle scelte da farsi e nelle politiche da seguire. In sostanza, ha chiesto di fare l’imprenditore oltre che il manager di una squadra di calcio. In tale veste non può certo negare di essere stato lui a programmare la campagna acquisti, il modulo di gioco, la preparazione atletica e i rinforzi del team tecnico.

Un investimento elevatissimo per l’acquisto di giocatori da panchina, un aumento degli ingaggi, un record di infortuni per problemi analoghi (muscolari), una non valorizzazione dei nuovi giocatori, uno spogliatoio non soddisfatto per scelte di formazione prima e durante le partite, sono tutti gli addebiti che gli possono essere mossi. C’è però da riflettere che, accanto ad un rendimento in campo di gran lunga inferiore alle attese, riflessi non irrilevanti si sono avuti sul Bilancio della Società. I peggioramenti sul piano economico e patrimoniale sono infatti le cause della attuale paralisi sul cosiddetto mercato di riparazione.

Rispetto ad un quadro del genere, c’è da chiedersi se il presidente Aurelio De Laurentiis non debba o abbia l’intenzione di intervenire per rivedere con Conte una strategia che consenta di proseguire meglio il girone di ritorno del campionato, le qualificazioni della Champions e gli impegni della Coppa Italia. Appaiono dunque decisive la sfida con la Juve a Torino e un recupero in extremis nella Champions. In tutte le analisi di una crisi incipiente, quello che conta è, in prima battuta, l’aspetto psicologico. Se la Società, i giocatori e, specie, l’allenatore sapranno reagire, con le indubbie potenzialità che hanno, si riuscirà ad uscire da un momento difficile con la forza inoppugnabile dei risultati.

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