Elkann sta rovinando (anche) la Ferrari: -30% in Borsa nell’ultimo anno grazie a lui
L'analisi del Fatto sulla vendita massiccia di azioni che ha innescato il crollo: "E ora Piero Ferrari potrebbe vendere"

Ferrari chairman John Elkann arrives at the track on the third day of the Formula One pre-season testing at the Bahrain International Circuit in Sakhir on February 28, 2025. Giuseppe CACACE / AFP
Non è solo la Juventus ad essere un disastro finanziario. John Elkann sta rovinando anche la Ferrari, e non solo in senso strettamente sportivo. Lo scrive Il Fatto Quotidiano: “un declino in Borsa che sembra inarrestabile: le azioni hanno perso il 30% negli ultimi dodici mesi”.
Elkann sta rovinando anche la Ferrari
Si legge sul Fatto:
“Il 3 gennaio scorso i due azionisti principali, Exor guidata da John Elkann e la famiglia di Piero Ferrari, hanno annunciato di aver firmato il rinnovo per tre anni del patto di consultazione in vigore da dieci anni che unisce il 32% del capitale (il 21,3% è posseduto dalla holding di Elkann, il 10,7% dal figlio di Enzo, il fondatore dell’azienda). Il peso dei due azionisti nelle decisioni in assemblea però è più alto, sfiora il 48,5%, per i diritti di voto doppi per i soci di lungo periodo previsti dalla legge olandese (la sede legale dell’azienda di Maranello è stata spostata in Olanda nel 2015), Exor ha il 32,3% dei diritti e Piero Ferrari il 16,2%”, racconta Il Fatto.
“L’annuncio del rinnovo del patto le azioni Ferrari hanno accentuato i ribassi, -11% da fine di dicembre a oggi. Il nuovo patto ha alcune clausole che alimentano interrogativi sulla volontà dei due azionisti di rimanere investitori di lungo periodo”.
“Negli ultimi mesi le principale banche d’investimento internazionali, da Morgan Stanley a Citi, da Hsbc a Goldman Sachs, hanno ulteriormente abbassato i giudizi sul titolo e il “target price”.
Il Fatto analizza “il comportamento di Exor e i rapporti con Piero Ferrari. Secondo il giornale l’ingaggio di Lewis Hamilton, è stata “una mossa a sorpresa di Exor disastrosa per la società. A Borsa chiusa la holding di Elkann ha annunciato la vendita del 4% delle azioni di Maranello a investitori istituzionali, con un’operazione a sconto, dalla quale ha incassato tre miliardi. Il giorno successivo le azioni della Rossa hanno perso l’8% a 444,9 euro, il declino è proseguito nelle sedute successive. Exor non ha reso noto il prezzo di vendita (e le autorità di Borsa, dagli Stati Uniti all’olanda alla Consob non l’hanno chiesto), ma chi ha fatto i calcoli ha scoperto che le azioni erano state vendute a 450 euro. Dei soldi incassati, due miliardi dovrebbero servire per un’acquisizione che finora Exor non ha fatto”.
Spiega Il Fatto: “È una brutta notizia per gli investitori vedere che l’azionista di controllo vende un pacchetto consistente (aveva il 24,8% del capitale ed è sceso al 20,8%) per fare cassa quando il titolo è ai massimi. Forse Elkann riteneva sopravvalutata la quotazione a 483 euro, visto che ha venduto a 450”.
“La stessa Ferrari ha deciso di (o ha dovuto?) comprare il 10% delle azioni collocate da Exor, cioè dal suo padrone, per un importo di 300 milioni, nell’ambito del suo massiccio programma di acquisto di azioni proprie. Le ha pagate 450 euro e si è trovata in pancia un pacchetto che in Borsa vale molto meno. Alle quotazioni attuali sul pacchetto la Ferrari ci perde 110 milioni, -37 per cento. Nell’operazione c’è anche un conflitto d’interessi, perché Elkann ha recitato due parti in commedia, essendo ad di Exor e presidente di Ferrari. Oggi l’intera Ferrari in Borsa vale 55 miliardi, 38 miliardi in meno rispetto al giorno della mossa di Elkann”.
Secondo il giornale “Piero Ferrari non avrebbe gradito la mossa di Elkann che ha abbattuto Ferrari in Borsa. I rapporti non sarebbero idilliaci e, secondo alcuni osservatori, il figlio del fondatore starebbe valutando anche l’idea di vendere azioni”.











