Conte sa mettersi in discussione, ha cambiato il gioco del Napoli e ha valorizzato calciatori accantonati
L'analisi di Sergio Sciarelli. Tra Verona e Inter il Napoli ci ha regalato emozioni forti e ha dimostrato, ancora una volta, che nel calcio (e non solo) contano la tecnica, la prestanza atletica e, non ultimo, il carattere.

Db Milano 11/01/2026 - campionato di calcio serie A / Inter-Napoli / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Antonio Conte espulsione
In appena otto giorni il Napoli ci ha regalato emozioni forti da ricordare e ha dimostrato, ancora una volta, che nel gioco del calcio, ma la riflessione si può estendere a qualsiasi competizione di squadra, i fattori vincenti sono la tecnica, la prestanza atletica e terzo, ma certo non ultimo, il carattere. Due partite, giocate e concluse con lo stesso risultato, hanno la stessa motivazione, anche se vissuta con stati d’animo complessamente opposti. Due incontri di caratura nettamente diversa con eventi abbastanza paragonabili. In Napoli -Verona si è passati da un passivo scoraggiante (due gol presi nel primo tempo) a cui ha fatto seguito una reazione veemente che portato soltanto a un pareggio bugiardo perché il suo andamento è stato falsato da errori arbitrali e interpretazioni discutibili da parte del Var. Con l’Inter si sono verificate alcune analogie, il gol a freddo e il solito rigore contro.
Ebbene, non è consueto assistere a delle rimonte così se non c’è carattere e voglia di cancellare risultati negativi molto penalizzanti. C’è quindi da convenire che il Napoli ci ha fatto vivere, e speriamo continuerà a farci vivere le emozioni intense, proprie di un gioco davvero bello come il calcio. Quali sono gli stati d’animo che si sono vissuti, connotati dall’amarezza e dal rimpianto per avere perso un’occasione alla portata di mano (o meglio di piede) all’altra di esaltazione per un risultato che poteva essere anche migliore.
Quali i principali protagonisti? Senza volere fare torto agli altri giocatori, ritengo che ci sia stato il contributo determinante di tre fuoriclasse: McTominay, Hojlund e Antonio Conte. Sui primi due c’è poco da aggiungere perché si tratta di due campioni, uno già affermato e l’altro con i suoi venti anni che sicuramente è destinato crescere col tempo. Un commento più approfondito merita l’allenatore verso il quale chi scrive non è stato in passato tenero. A Conte rimproveravo l’applicazione di un modulo di gioco troppo difensivo e poco attraente in termini di spettacolo e, soprattutto, le sue dichiarazioni improvvide dopo partite malamente perse (basti fare cenno alla colpa attribuita unicamente alla società di avere comprato troppi calciatori). Ma questo è il passato, anche se recente, perché il Conte di oggi può rivendicare meriti e risultati straordinari: l’invenzione di un metodo di gioco offensivo e attraente per fare fronte all’imperversare di infortuni che hanno colpito mezza squadra, la rivalorizzazione di giocatori considerati seconde linee (Elmas, Juan Jesus, Gilmour) e la straordinaria motivazione data a giocatori che stavano perdendo il gusto del gioco. Si tratta di meriti di non poco conto visti i precedenti.
Dall’amarezza della partita con il Verona alla gioia di essersi imposti, al di là delle previsioni sconfortanti della vigilia, a San Siro. Questo, del resto è o dovrebbe essere il vero calcio, lontano da intrighi di palazzo e scommesse proibite, in grado di produrre emozioni forti destinate ad essere conservate nella memoria tra i ricordi più belli.










