Chivu in sei mesi ha fatto dimenticare Inzaghi
L'Inter ha nettamente il miglior attacco (40 gol), non ha più titolari e riserve, è prima in classifica. Chi lo avrebbe detto sei mesi fa?

Db Milano 29/10/2025 - campionato di calcio serie A / Inter-Fiorentina / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Cristian Chivu
A ottobre, su queste pagine, si scriveva dell’acerrima rivalità tra Inter e Napoli, le due squadre più forti e continue degli ultimi anni, almeno in Italia. Antonio Conte e Lautaro Martinez avevano appena dato vita a una resa dei conti personale: «Sei un cagòn» pare avesse detto il capitano nerazzurro, «Tira su stoc…o» la risposta del tecnico leccese. Insomma, non proprio Pasolini contro Calvino.
Ebbene, la battaglia tra Milano e Napoli non si è fermata con quell’alterco: e nel sale della polemica all’italiana si è fiondato Cristian Chivu. L’allenatore romeno ha cominciato a riferirsi più o meno platealmente al suo collega: «In Italia siamo abituati a piangere», «Io non mi lamenterò mai», «Quello che dice Conte non mi interessa» per rimanere solo alle ultime settimane.
Inter-Napoli sarà dunque, al di là dello scontro diretto per il vertice della classifica, innanzitutto Chivu contro Conte. Due allenatori agli antipodi sia nella proposta di calcio che nella gestione – dei media così come dello spogliatoio. E se Conte i lettori lo conosceranno come le proprie tasche, vale la pena soffermarsi su Chivu.
Chivu è allenatore dell’Inter da poco più di sei mesi: dopo tre anni in Primavera (2021-24) e una breve ma intensa parentesi al Parma, Marotta e Ausilio gli hanno affidato la prima squadra in una decisione che sembrava dettata dal panico.
Oggi sappiamo che non è così. 46 anni da compiere, Chivu ha approcciato l’Inter in un momento di rara difficoltà. I nerazzurri, infatti, erano reduci dalla scoppola rimediata in finale di Champions League (5-0 contro il Psg) e dallo scudetto perso all’ultima giornata contro il Napoli (qui oltre che Conte & Co. c’è da citare Pedro). Come se non bastasse, dopo la cocente sconfitta di Monaco, Simone Inzaghi aveva fatto le valigie in fretta e furia per giocare il Mondiale per Club con l’Al Hilal.
Per tutti questi motivi ciò che l’Inter di Chivu sta mostrando in questo campionato non era affatto scontato. I nerazzurri, oltre a essere primi a +3 sul Milan e +4 sul Napoli, giocano un calcio brillante: Chivu ha mantenuto il 3-5-2 di Inzaghi e grazie al mercato – con gli arrivi di Bonny, Akanji, Luis Henrique, Sucic e il rientro dal prestito di Pio Esposito – ha potuto migliorarne qualche criticità.
Soprattutto in fase di pressing, l’Inter oggi è più aggressiva che in passato. Con Akanji leader del reparto difensivo nel ruolo che era di Acerbi, Chivu ha potuto alzare il baricentro di tutta la squadra e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
L’Inter è di gran lunga il migliore attacco della Serie A: in un campionato con poche risorse offensive, ha segnato 40 gol in 18 giornate – frutto di un parco attaccanti eccellente, è chiaro, ma anche del lavoro di tutta la squadra. Per dare un’idea: il Milan, secondo miglior attacco in Serie A, ha segnato undici gol in meno.
A inizio stagione le previsioni catastrofiche sul futuro dell’Inter sembravano avverarsi: i nerazzurri hanno perso due volte nelle prime tre giornate, soprattutto per colpa di un Sommer particolarmente incerto. Tuttavia, con il passare dei mesi, la gestione degli uomini nel doppio impegno si è rivelata positiva: Chivu non ha titolari e riserve, come accadeva invece con Inzaghi – non a caso l’Inter è arrivata a maggio 2025 in lotta su tutti i fronti ma con i titolari spolpati.
Come ha detto Zielinski: «L’anno scorso partivo in terza fila, non in seconda, non giocavo mai. Il mister aveva i suoi titolari. Chivu coinvolge più giocatori». Zielinski, che a Napoli ha giocato per otto stagioni dal 2016 al 2024, è uno dei più rivitalizzati dalla cura Chivu: nelle ultime dieci partite è di fatto diventato titolare nel ruolo di mezzala sinistra, con Barella e Calhanoglu al fianco.
Rimane ancora la macchia degli scontri diretti: l’Inter, come sappiamo, è una squadra fragile dal punto di vista mentale e quando il pallone scotta non riesce a concretizzare la propria superiorità tecnica o tattica. È capitato anche in questa stagione: pur giocando meglio, ha perso contro la Juventus (4-3), contro il Napoli (3-1) e contro il Milan (1-0). Questo solo limitandoci al campionato.
«A me non piacciono le etichette, a noi come Inter ce ne mettono troppe» ha detto Chivu al termine di Genoa-Inter nel week-end prima di Natale. Se fino ad ora ha alzato il coraggio e l’intensità calcistica dell’Inter, il prossimo passo di Chivu è rendere la sua squadra capace di soffrire e portare a casa il risultato. Il tecnico romeno ha messo in mostra tutte le sue qualità calcistiche: è al passo coi tempi nella preparazione delle partite e nella gestione del doppio impegno. A giugno chi lo avrebbe detto? Il prossimo, doveroso, step è oltrepassare la famosa linea sottile tra giocare bene e vincere. Come probabilmente gli direbbe l’allenatore secondo in classifica, appassionato di ippica: «È una linea che sembra sottile, ma non lo è».











