Il Napoli ha crossato 42 volte (di cui 35 sbagliati o respinti), quasi un cross ogni due minuti

Il Napoli ha dato la sensazione di andare a sbattere costantemente contro un muro. Tutto questo scagiona in parte Lucca costretto anche al duro lavoro da centravanti di Conte

Napoli

As Napoli 30/08/2025 - campionato di calcio serie A / Napoli-Cagliari / foto Antonello Sammarco/Image Sport nella foto: Lorenzo Lucca-MIchel Adopo

Ogni sistema ha i suoi limiti

Napoli-Cagliari è finita con la vittoria della squadra azzurra, ma ha mostrato anche quelli che sono – e che potrebbero essere, guardando in prospettiva – i limiti del sistema utilizzato da Conte in questa stagione, almeno finora. Ovviamente non è una questione di ontologia del modulo, non è che il 4-3-3 fluido e asimmetrico con cui si è schierato il Napoli debba essere considerato migliore peggiore, in senso assoluto, rispetto ad altre disposizioni. Il punto, però, è che questa veste tattica funziona nel momento in cui ci sono le condizioni per farla funzionare. E contro il Cagliari, anche per merito della squadra di Pisacane, queste condizioni sono mancate.

Prima di addentrarci nell’analisi, però, era ed è importante chiarire questo punto. Sembra scontato dirlo, ma non lo è: ogni sistema di gioco ha i suoi limiti, ha pregi e difetti. Altrimenti, molto banalmente, tutte le squadre di calcio avrebbero le stesse spaziature e farebbero le stesse cose. Per quanto riguarda il Napoli visto col Cagliari, vanno sottolineati alcuni aspetti fondamentali: la lentezza nello sviluppo offensivo, che ha determinato un’evidente prevedibilità, e la ripetitività delle giocate. Come dire: il Napoli visto contro il Cagliari non è stato solo moscio e quindi facile da contrastare, ha anche insistito sulle stesse situazioni, sugli stessi meccanismi.

Ma iniziamo dalle formazioni iniziali, dalle scelte di Conte e di Pisacane: il Napoli ha riproposto lo stesso undici andato in campo a Reggio Emilia, solo con Spinazzola al posto di Olivera. Il Cagliari, invece, è sceso in campo con una disposizione molto particolare: una sorta di 3-5-2 “finto” in cui Zappa e Palestra (il braccetto di difesa e il quinto di destra) in realtà restavano entrambi molto larghi. E con i due attaccanti, Esposito e Folorunsho, spesso posizionati sulla stessa linea di Adopo (una delle due mezzali).

In alto, vediamo la disposizione fluida del Napoli: impostazione a due, Spinazzola largo e Di Lorenzo interno rispetto a Politano, De Bruyne stretto verso il centro. Sopra, invece, il Cagliari imposta con una difesa a quattro e con Zappa molto largo sulla destra. Palestra, il quinto dalla parte destra, è fuori inquadratura (e quindi è ancora più largo sulla sua fascia).

In fase difensiva, invece, la squadra sarda ha tenuto un atteggiamento molto scolastico: 5-3-2 basso e compatto, con Esposito e Folorunsho sempre al di qua della metà campo nel corso delle (lunghe) fasi di possesso del Napoli. Fasi che non hanno determinato granché, in chiave puramente offensiva. Soprattutto se guardiamo al primo tempo: la prima conclusione in assoluto, tentata da Anguissa, è arrivata soltanto al minuto 28′.

In tutta la prima frazione, Caprile ha dovuto compiere appena due parate, una su Lucca (tiro centrale dopo uno strano passaggio di Spinazzola) e una su McTominay dopo una grande progressione palla al piede in area di rigore. Questi due interventi sono arrivati praticamente uno dietro l’altro, uno al minuto 42′ e uno al minuto 43′. Per il resto dei primi 45 minuti di gioco, quindi, il Napoli non ha costruito nulla di davvero pericoloso. Piccola chicca per gli amanti delle statistiche avanzate: la squadra di Conte è andata all’intervallo dopo aver accumulato 0,28 gol attesi. Pochi, pochissimi.

Perché è stato facile difendere contro il Napoli

A questo punto è inevitabile chiedersi: in che senso il Napoli è stato lento e ripetitivo? Perché è stato così facile, per il Cagliari, evitare che la squadra di Conte creasse delle occasioni veramente pericolose? Per rispondere a questa domanda, bisogna iniziare da un numero, vale a dire 42: sono i cross tentati dagli azzurri, 18 nel primo e 24 nel secondo tempo. Sì, avete letto bene: 42. Un dato ancora più impressionante: basta fare una semplicissima divisione per rendersi conto, che i Napoli ha cercato il traversone una volta ogni due minuti abbondanti. E l’ha fatto da entrambe le fasce, come si vede chiaramente in questa grafica:

Tutti i cross tentati dal Napoli nel corso della gara contro il Cagliari

Da qui è possibile sviscerare un po’ di dinamiche tattiche: con l’inserimento di Spinazzola al posto di Olivera, di fatto, il Napoli ha modificato il suo modo di attaccare rispetto alla partita di Reggio Emilia contro il Sassuolo. L’idea di Conte, non è difficile intuirla, era quella di dare maggiore varietà e quindi imprevedibilità alla manovra offensiva: con un esterno creativo come Spinazzola, la sua squadra non avrebbe costruito gioco soltanto a destra come una settimana fa. E invece alla fine questa mossa si è rivelata sbagliata, o comunque limitante per il gioco del Napoli. Al Cagliari, infatti, è bastato riempire/coprire bene l’area di rigore difensiva per non rischiare praticamente nulla. Soprattutto nel primo tempo.

Ci sono altri dati significativi: secondo le rilevazioni di Whoscored, il Napoli ha costruito addirittura il 73% delle sue azioni sulle due corsie laterali, 37% sulla sinistra e 36% sulla destra. Sempre tornando ai cross, solo 7 sono andati a buon fine, cioè non sono stati respinti da un giocatore del Cagliari. Ecco, probabilmente questa è la statistica che più di ogni altra chiarisce il senso degli aggettivi usati in precedenza per definire la prestazione del Napoli, ovvero lentaprevedibile ripetitiva. Allo stesso tempo, però, va anche sottolineato che tutti questi errori non possono essere addebitati solo alle scelte tattiche di Conte. Nel senso: se i giocatori del Napoli sono riusciti a sbagliare 35 cross su 42, questo dicono i numeri, significa che c’è stato anche un evidente problema tecnico. O di scelte, che di fatto è la stessa cosa.

Le dinamiche sulla fascia sinistra (e i meriti del Cagliari)

La continua presenza in ampiezza di Spinazzola e il numero di palloni che ha giocato (60, una cifra significativa) ha finito per inibire una dinamica tattica fondamentale, per un Napoli schierato con Lobotka, Anguissa, McTominay e De Bruyne: l’aggiunta di un calciatore dentro e/o a ridosso dell’area di rigore. Molto semplicemente, le conduzioni dell’esterno sinistro del Napoli “chiamavano” la sovrapposizione dal suo lato, sia di McTominay che (soprattutto) di De Bruyne. A quel punto, inevitabile, il Napoli finiva per perdere un uomo che poteva attaccare il cross che sarebbe arrivato dopo qualche istante. In questo senso, ecco delle immagini piuttosto significative:

Due conduzioni di Spinazzola, e in entrambi i casi McTominay è largo a sinistra, non a centro area per ricevere il cross

Poi è chiaro, non è solo questione di sterilità offensiva. Cioè, anche il Cagliari ha i suoi meriti: la linea a cinque dei rossoblù, come si vede chiaramente in queste immagini, ha sempre potuto dividersi e coprire l’area in maniera comoda, cioè in superiorità numerica. Il baricentro basso tenuto dalla squadra di Pisacane, poi, determinava anche una semplice aggiunta dei centrocampisti a difesa dell’area di Caprile. E infatti, non a caso viene da dire, tutte le occasioni più o meno nitide costruite dal Napoli – intendiamo quelle arrivate prima del finale all’arrembaggio – sono nate da dinamiche tattiche completamente diverse. Come per esempio un passaggio tra le linee che ha trovato McTominay dentro l’area di rigore, però spostato sul centro-destra.

Cosa significa ruotare bene il pallone e e anche le posizioni dei giocatori

Ecco, per spiegare ulteriormente ciò che abbiano detto finora: queste variazioni sul tema sono state davvero poche. Il Napoli ha dato la sensazione di andare a sbattere costantemente contro un muro, e di continuare a farlo sempre nella stessa maniera. Su questa percezione pesa sicuramente l’assenza di un calciatore di strappo e di qualità sulla trequarti e/o sulla fascia sinistra, e qui naturalmente torniamo al discorso precedente: il sistema pensato e messo su per far convivere Lobotka, Anguissa, McTominay e De Bruyne porta inevitabilmente a questo scompenso. Se poi anche gli avversari giocano una buona gara dal punto di vista puramente difensivo, allora la situazione tende a complicarsi ancora di più.

Lorenzo Lucca

In una partita del genere, è inevitabile, il primo bersaglio delle critiche finisce per essere il centravanti della squadra più forte che non riesce a segnare. In realtà tutto quello di cui abbiamo parlato finora finisce per scagionare, almeno in parte, Lorenzo Lucca. Il contesto tattico che si è venuto a creare nel corso di Napoli-Cagliari, di fatto, non gli ha permesso di rendere al meglio. Perché, di fatto, non aveva alcun tipo di profondità da attaccare. Al tempo stesso, come visto e come dimostrato attraverso i dati dei cross, era praticamente impossibile liberarsi all’interno dell’area per impattare la palla.

Come ha scritto giustamente Massimiliano Gallo nel suo commento postpartita, c’è poi il discorso sull’enorme lavoro che Conte chiede – anche se sarebbe meglio dire impone – alla sua prima punta. Un lavoro di raccordo, di appoggio, di sponda. Un lavoro che finirebbe per sfiancare qualsiasi calciatore. Per capire cosa intendiamo, basta guardare la mappa dei palloni giocati da Lucca durante il match contro il Cagliari:

Anche in questo campetto, ovviamente, il Napoli attacca da sinistra verso destra

Come dire: con attribuzioni di questo tipo, Hojlund, Lukaku e qualsiasi altro attaccante del mondo arriverebbero poco lucidi quando è il momento di concludere verso la porta. Visto che Lucca non è ancora una prima punta di livello top, è riuscito a mettere insieme solo 2 tentativi: uno finito tra le braccia di Caprile e uno deviato da un difensore avversario. È poco, naturalmente l’ex Udinese può e deve fare di più. Ma il suo contributo in fatto di movimento e di presenza è stato quantomeno incoraggiante.

Il passaggio al 4-3-3 e la solidità della difesa

Con l’ingresso di Lang al posto di De Bruyne, il Napoli ha cambiato faccia. E marcia. Sì, perché il passaggio al 4-3-3 ha creato nuove dinamiche, di fatto ha permesso agli azzurri di attaccare con due uomini fissi sulla fascia sinistra e di portare più invasori dentro l’area – chiaramente anche la situazione di urgenza ha determinato un maggior sbilanciamento offensivo. E infatti è proprio da sinistra che si è materializzata quella che possiamo definire come l’unica occasione ghiotta e nitida costruita dal Napoli nel secondo tempo, quantomeno su azione manovrata, corale e non personale:

Il tocco di Lang è davvero delizioso

Dal punto di vista tattico, ma anche tecnico, l’inserimento di un esterno come Lang ha determinato nuove dinamiche. Si può ragionare e discutere sul tempo del suo ingresso in campo, sul fatto che il laterale dei Paesi Bassi potesse entrare prima, in modo da provare a forzare in modo diverso il sistema difensivo del Cagliari. Al tempo stesso, però, bisogna anche riconoscere che il Napoli ha concesso e sofferto pochissimo: secondo il modello di Sofascore, le 10 conclusioni concesse al Cagliari hanno portato solamente a 0,5 gol attesi, quindi vuol dire che sono stati tutti tiri a bassa percentuale di pericolosità.

E infatti, viene da rilevare, Meret ha dovuto compiere una sola parata (al minuto 87, su una conclusione dai 25 metri tentata da Luvumbo) e che nessun tiro avversario, tra quelli finiti fuori, è risultato davvero pericoloso. Insomma, si può dire: la difesa del Napoli è sempre stata solida e puntuale. Non ha sofferto neanche nelle transizioni negative, neanche nei momenti in cui gli azzurri si sono dovuti riversare nella metà campo avversaria. In questo senso, il Cagliari e Pisacane hanno pagato l’impostazione prettamente difensiva del loro piano-gara. Come detto prima, ogni sistema e ogni approccio tattico ha i suoi limiti.

Conclusioni

La prestazione poco brillante – per non dire opaca – del Napoli è un segnale che non può e non deve essere sottovalutato. Anzi, in realtà – e ribaltando la prospettiva – potrebbe anche rappresentare un’occasione: Conte, infatti, avrà avuto modo di capire che il nuovo sistema cucito addosso alla sua squadra potrebbe rivelarsi poco efficace. O comunque potrebbe limitarla, che poi è la stessa cosa, in alcune partite. E allora è necessario avere un piano B, un’alternativa da utilizzare in gare appiccicose come quella contro il Cagliari. In questo senso, il fatto che il Napoli abbia tutti gli interpreti necessari per passare al 4-3-3 puro è un’ottima notizia. Non perché – come detto in precedenza – esistano moduli ontologicamente migliori rispetto ad altri, ma perché è fondamentale poter/saper variare. Nel calcio, che piaccia o meno, esistono anche gli avversari.

In fondo, a pensarci bene, lo scudetto dello scorso anno è arrivato attraverso il – e grazie al – camaleontismo tattico di Conte. Alle sue mosse a sorpresa, ai suoi cambiamenti in itinere. Al di là dell’enorme impatto emotivo e della sua evidente casualità, il cross decisivo è stato servito addirittura da Buongiorno, il gol di Anguissa contro il Cagliari nasce proprio dalla pressione che il Napoli ha potuto esercitare grazie al passaggio al 4-3-3. Conte lo sa, lo sa benissimo, e di certo farà in modo che il suo Napoli possa scendere in campo con quel sistema anche prima dei minuti finali, anche prima che si manifesti un’emergenza. Anche perché da questa capacità di variare passa e passerà l’opportunità di sfruttare la vasta rosa che il Napoli ha a disposizione. Da questa capacità di variare, quindi, passano e passeranno le ambizioni degli azzurri. In campionato e in tutte le altre competizioni.

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