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«Non voglio più una squadra simpatica ma una che vince», così Quesada ha cambiato il rugby italiano

Su Repubblica. Ha imparato l’italiano, a differenza del predecessore Crowley. E poi ha insegnato a giocare anche coi piedi, a essere imprevedibili

«Non voglio più una squadra simpatica ma una che vince», così Quesada ha cambiato il rugby italiano
Newly appointed Italy's national rugby team head coach Argentina's Gonzalo Quesada poses during a press conference in Rome on October 31, 2023. (Photo by Tiziana FABI / AFP)

Quesada ha cambiato il rugby italiano: «Non voglio più una squadra simpatica ma una che vince». Lo racconta la Repubblica. Ieri l’Italia ha battuto il Galles in Galles, seconda vittoria nel Sei Nazioni.

Come c’è riuscito, Quesada? Intanto, ha imparato la lingua italiana. Kieran Crowley, il tecnico precedente, comunicava solo in inglese. Non che con quel ct neozelandese e aspro le cose andassero male, anzi: è stato proprio lui a sbloccare gli italiani, a far scoprire loro quanto era bello giocare un rugby d’attacco, spettacolare. Però coi complimenti non si va lontano: tutti avevano presto imparato i movimenti degli azzurri, che venivano regolarmente puniti in “contropiede”.

«Non voglio più una squadra simpatica. Voglio una squadra che vince». Gonzalo Quesada è argentino. Ha parlato direttamente al cuore dei ragazzi: «Ci ha fatto capire che quello — il cuore — è il muscolo più importante. La passione, quella capacità di sacrificio che solo noi italiani: ne siamo diventati consapevoli, orgogliosi», spiegano gli azzurri.

Quesada: «Sapete qual è il miglior attacco? La difesa»

Primo allenamento, a Verona, inizio gennaio: li raduna, spiega come si dovranno muovere per il campo. Camminando. Poi, li fa correre appena. Un pochino più veloce. Sempre più veloce. Il gruppo esce stremato, ma felice. «Attaccare con l’ovale alla mano è bello. Però non possiamo essere prevedibili. Bisogna calciarla, quella palla: tutte le squadre più forti del mondo lo fanno, e noi?». Appunto. «Lo sapete qual è il miglior attacco?». La difesa? «Esatto». È su quello, che si concentra: sempre in anticipo sugli avversari.

«Ci ha detto che dobbiamo strangolarli», confessava l’altro giorno a Repubblica il pilone Danilo Fischetti. Quando poi la squadra ha il possesso dell’ovale deve essere «imprevedibile»: alternando i calci alle corse. Senza perdere la tenerezza: Quesada ha saputo unire questo gruppo, le lacrime di gioia di uno come Ioane (autore a Cardiff della meta iniziale) sono la prova.

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