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«Non seguo più il calcio, tutto è minimizzato, tutto è permesso, anche le peggiori sozzerie» (Mattia Feltri)

Su La Stampa. Sugli spalti cori di unni in età puberale, in campo scene da ballatoio. Per un simile spettacolo c’è già la politica

«Non seguo più il calcio, tutto è minimizzato, tutto è permesso, anche le peggiori sozzerie» (Mattia Feltri)

Mattia Feltri scrive di calcio nella sua rubrica in prima pagina su La Stampa.

Ho amato il calcio più del tennis, e l’impatto della maglia granata sul prato verde fa battere ancora il mio cuore di bambino. Però poi mi annoio. Il calcio mi pare diventato sommamente noioso, e per imbattersi in una bella partita tocca sorbirsene dieci moleste. In compenso è ravvivato sugli spalti da cori di unni in età puberale, in campo da inesausti tentativi degli uni di turlupinare l’arbitro, e scenate da ballatoio degli altri se l’arbitro si lascia turlupinare, ai margini da risse mediorientali per rigori concessi o non concessi, e il piatto ha il contorno di allenatori e dirigenti ed esperti vari che analizzano un fuorigioco come fosse il disarmo nucleare.

Prosegue Mattia Feltri:

La mia diserzione mi è venuto da benedirla quando ho letto di Alessandro Piperno, andato allo stadio a vedere Lazio-Napoli, introdotta da fischi e sberleffi in memoria della Shoah. Se non l’avesse scritto Piperno, nemmeno lo avrei saputo perché nel calcio tutto è minimizzato e tutto è permesso, anche le peggiori sozzerie. Una eterna, digrignante follia in cui ognuno assolve sé e accusa gli altri, da decenni. E per uno spettacolo di simile portata c’è già la politica. 

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