ilNapolista

Mazzarri sta ancora cercando il Napoli di Spalletti senza capire che è finito a marzo dell’anno scorso

Ne sta ricavando una deprimente parodia. A Garcia va riconosciuto che lo aveva capito e cercava, con i suoi errori, una struttura di gioco diversa

Mazzarri sta ancora cercando il Napoli di Spalletti senza capire che è finito a marzo dell’anno scorso
Mg Torino 08/12/2023 - campionato di calcio serie A / Juventus-Napoli / foto Matteo Gribaudi/Image Sport nella foto: Walter Mazzarri

Mazzarri sta ancora cercando il Napoli di Spalletti senza capire che è finito a marzo dell’anno scorso

La notte dopo aver letto il pezzo di Max Gallo su Garcia ho fatto un sogno. Garcia sorridendo sorseggiava una coppa di champagne su un terrazzo vista mare della Costa azzurra. E ripeteva “Visto? Io lo dicevo. Eppure nessuno mi ha creduto.” A partire da quel sogno, in me tifoso deluso, si è fatto strada un pensiero bizzarro, che certamente sarà criticato, se non deriso.

Vuoi vedere che l’unico ad aver capito tutto era stato Garcia? E già perché a ragionare con freddezza il curriculum di Garcia sembra testimoniare una carriera di livello medio-alto. Se pensate di essere commissari di un concorso pubblico ed esaminate con obiettività i curricula di Spalletti e Garcia due anni fa è difficile scegliere il migliore. E forse la spunterebbe il francese.

Del quale, sia chiaro, tra i primi ho chiesto l’esonero. Mi assale il dubbio però di averlo troppo velocemente caricato di tutte le colpe, pur avendo lui certamente commesso errori. Il più grande forse quello di non aver creduto nel gruppo e di averlo lasciato capire con il suo ostinato minimalismo sugli obiettivi dell’annata. Oltre a quella che è sembrata una preparazione insoddisfacente.

Vuoi vedere che lo scostante tecnico francese era arrivato prima di noi ad una conclusione: il Napoli di Spalletti non esiste più. Non può esistere più. Invece di aprire un ciclo è vissuto “l’espace d’ un matin.” E si è eclissato in modo inarrestabile a partire da marzo 2022. Sì avete letto bene sin da marzo con il grande Spalletti in panchina. Quello che appare chiaro adesso dopo 8 partite è che la cura Mazzarri non dà risultati. Il buon vecchio medico di famiglia con impacchi, tisane e aspirina non ha fino ad oggi cavato un ragno dal buco. E soltanto lui vede segnali positivi in una squadra che a Roma ha fatto soltanto due innocui tiri in porta. Né si vedono idee per sottrarre Kvara e Osimhen alle tenaglie difensive (raddoppi, triplicazioni) che li opprimono. O a proporre inserimenti innovativi che permettano di sfruttare gli spazi che inevitabilmente le squadre avversarie lasciano liberi pur di bloccare i due attaccanti azzurri. Ma adesso Dela che può fare? Cacciare anche Mazzarri? Impensabile ovviamente. Oggi dobbiamo dire “chist è ‘o lignamm e chist sono ‘e strumml!”

Non voglio fare paragoni banali tra il rendimento del Napoli con Garcia e quello con Mazzarri. 1,75 la media punti del francese. 1,125 quella del toscanaccio. Ma questo può dipendere, ed in parte è dipeso, dalla caratura degli avversari incontrati. Quello che mi colpisce e mi spinge a riflettere è che Garcia – di cui ripeto tra i primi ho chiesto ed auspicato il licenziamento mentre era quarto in classifica ed oggi siamo settimi – si dibatteva alla ricerca di una struttura di gioco che si discostasse da quella di Spalletti. Mazzarri invece si ostina stancamente ed affannosamente a far resuscitare quel  Napoli che non esiste più. E ne ricava una deprimente parodia. Ma perché il Napoli di Spalletti si è estinto? A pensarci bene quella squadra, quel gioco e quei risultati sono stati possibili grazie uno straordinario cocktail di vari ingredienti. L’esplosione simultanea di due giocatori, Kim e Kvara, oltre ad un’annata eccezionale di Victor Osimhen. Un clima di straordinaria ed irripetibile armonia che coinvolgeva titolari e panchinari anche per il lavoro certosino di Spalletti. La cura dei singoli e lo straordinario lavoro di campo svolto da Spalletti. Il campionato diviso in due come un vestito sartoriale adatto a Spalletti. Le grandi tradizionali che hanno pagato un tributo salato in termini di giocatori impegnati nel mondiale. E su tutto la mano ferma e sapiente di Aurelio De Laurentiis che aveva scelto e sostenuto gli attori di quel processo. Insomma una sorta di Miracolo A Milano, dove “Buongiorno voglia davvero dire Buongiorno.” E i miracoli si sa difficilmente si ripetono.

ilnapolista © riproduzione riservata