Non è tornata la giustizia sportiva, sono cambiati gli equilibri di potere

Non ci voleva l’inchiesta Prisma per scoprire che quelle plusvalenze erano false. È una sentenza che non dispiace affatto ad Elkann

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Db Torino 30/05/2017 - partita del cuore / Nazionale Cantanti-Campioni della Ricerca / foto Daniele Buffa/Image Sport nella foto: Andrea Agnelli-John Elkann

Meno quindici. È il calcio italiano che si risveglia dopo decenni di torpore. È la stessa inchiesta che nove mesi fa portò a un proscioglimento da parte della giustizia sportiva.

Le cronache racconteranno che tutto è cambiato con l’inchiesta Prisma della Procura della Repubblica di Torino e con il libro nero. In realtà non è così. Non ci voleva il libro nero di Paratici per capire che quelle erano plusvalenze fittizie. È cambiato il vento mediatico e politico.

La Juventus di Agnelli ha perso il sistema di alleanze che per oltre un decennio li ha protetti da tutto, che fossero le plusvalenze, gli arbitraggi o il caso Suarez. La giustizia sportiva non segue il codice, segue l’umore dell’opinione pubblica. Oltre che quello dei potenti. E Agnelli è stato abbandonato innanzitutto dalla sua famiglia.

Quindi oggi chi ama lo sport, applaude. Ma questo provvedimento non può farci esultare per il ripristino della giustizia sportiva. Semplicemente sono cambiati gli equilibri di potere. Ora c’è una vacatio. In attesa che altri poteri si consolidino, la Juve se ne va a meno quindici. Provvedimento, o sentenza, che innanzitutto sta bene alla famiglia Elkann.

Alla fine, è sempre Torino che influenza.

Fondatore del Napolista, ha scoperto di sentirsi allergico alla faziosità. Sogna di condurre il Bollettino del mare di Radio Rai. E di girare - da regista - un porno intitolato “La costruzione da dietro”. Si è convertito alla famiglia: ha una moglie, due figli, un cane. E tre racchette, ovviamente da tennis.

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