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Ponte Morandi, il camion imbottito di droga è un mistero: non è mai passato sul viadotto

In un’intercettazione, il boss della ‘ndrangheta Palaia diceva che era stato coinvolto nel crollo ma non è tra i veicoli precipitati, né nelle immagini delle telecamere 

Ponte Morandi, il camion imbottito di droga è un mistero: non è mai passato sul viadotto

Il camion frigo con 900 chili di hashish destinati alla malavita napoletana coinvolto nella tragedia del Ponte Morandi è diventato un mistero. Del camion non c’è traccia, né negli atti dell’inchiesta sul crollo del viadotto, nell’elenco dei veicoli coinvolti, né nelle immagini delle telecamere sul luogo della tragedia, passate al setaccio dagli inquirenti. Quel camion non è crollato con le altre autovetture nella voragine creata dal crollo e non è neppure mai transitato in zona.

La vicenda è su Repubblica Genova.

“Quel camion frigo giallo, imbottito con 900 chili di droga destinati alla malavita partenopea, che doveva essere recuperato dalla ‘ndrangheta e trasferito in Calabria, non solo non è precipitato con il Ponte Morandi. Ma quella mattina del 14 agosto del 2018 non sarebbe neppure transitato sul viadotto. Lo avrebbero accertato i carabinieri di Genova, che a quanto pare hanno visionato tutti i video “cristallizzati” dalle telecamere posizionate sul tratto autostradale compreso fra lo svincolo di Genova-Aeroporto e il ponte crollato. Ma anche tra le diramazioni della A-10 (Genova-Savona), della A-12 (Genova-Rosignano) e della A-7 (Genova-Milano). Tantomeno tra l’uscita di Genova-Sampierdarena e il viadotto. Sicché, per i carabinieri di Reggio Calabria (titolari dell’inchiesta) e di quelli di Genova e di Latina interessati per gli ulteriori accertamenti, diventa sempre più verosimile l’ipotesi che il carico di hashish, destinato alla mala partenopea, sia stato fatto sparire. E le cosche calabresi, a giustificazione, abbiano messo in piedi la storia della caduta dal viadotto. In ogni modo, stando a fonti investigative nei prossimi giorni continueranno gli accertamenti. Saranno visionate le immagini archiviate delle altre telecamere piazzate lungo i tratti autostradali del nodo di Genova. Mentre la Procura di Genova (dove sarebbe stato consumato il reato nel caso la vicenda fosse vera) ha preso contatti con quella di Reggio Calabria, e con ogni probabilità riceverà gli atti”.

La vicenda, lo ricordiamo, nasce dall’intercettazione ambientale del boss di Rosarno, Francesco Benito Palaia. Ascoltato dai carabinieri di Reggio Calabria il 9 marzo del 2020, diciannove mesi dopo il crollo del Ponte Morandi nell’ambito dell’inchiesta sulle cosche che martedì scorso ha portato agli arresti di 76 persone (di cui 48 finiti in carcere) il boss del clan Balocco parla del camion frigo giallo con l’affiliato Rosario Caminiti.

Il quotidiano genovese scrive:

“Di questo eurocargo frigo, giallo, però non vi è traccia nell’elenco dei mezzi coinvolti nel disastro e sotto sequestro giudiziario per almeno 2 mesi. Non ne ha notizia la Polstrada che se n’è occupata dal primo momento ed ha provveduto al trasferimento dei veicoli alla Biacca di Bolzaneto. Non sanno nulla gli uomini della Gdf che per 4 anni hanno indagato sul crollo. Non solo: gli accertamenti svolti finora escludono che un tale mezzo, giallo, sia passato dal nodo di Genova in quella sciagurata mattina. A meno che il boss della ‘ndrangheta abbia sbagliato colore. Si riferisse invece a un eurocargo bianco. Però, non frigo: telonato. Trasportava mobili di una astrofisica francese”.

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