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Che noia la retorica sulla presunta correttezza dell’uomo Gattuso

Nessuno lo insulta, commentiamo il suo lavoro. Il Napoli decida: i prodotti del beauty-case deperiscono e noi ci avviciniamo alla depressione

Che noia la retorica sulla presunta correttezza dell’uomo Gattuso

Beauty case

Gianni: Stavo dormicchiando in poltrona mentre guardavo Napoli – Parma, molto distante dal mio concetto di partita entusiasmante, quando gli amici napolisti Fabio e Raniero mi scrivono per dirmi che posso mettermi a dormire perché sta entrando Politano. Quindi mi hanno svegliato per ricordarmi di addormentarmi, questo genere di paradosso è molto vicino alla rappresentazione della stagione del Napoli. Il primo paradosso riguarda il fatto che io stia guardando più partite di questo campionato (l’anno più deprimente dai tempi di Donadoni) che dei precedenti; le circostanze a volte decidono per noi. In ogni caso mi sono addormentato e non ho visto il gol di Politano, ma poi ho letto che il ragazzo ha impiegato un quarto d’ora – secondo Gattuso – per capire da che parte del campo dovesse giocare. Quindici minuti sono un tempo infinito, due sono le cose: O Politano proprio non capisce o l’allenatore del Napoli non è in grado di spiegarsi. Siccome i quesiti che ci stanno a cuore sono parecchi e della stessa rilevanza del PolitanoPostoNelMondo ho invitato Fabio e Raniero a questo numero millemila della Partita Non Guardata. Ve li passo.

Raniero: Gianni, l’equivoco è questione di tempi e spazi diversi. Ieri Ringhio ha detto che se percepisse sfiducia giungere dai giocatori preparerebbe il suo beauty case e andrebbe via. Quello del nostro allenatore è un tempo lontano, ricorda le ciprie delle nostre mamme, i nebulizzatori di dopobarba con pompetta arancione rubati ai barbieri dai nostri nonni, quei pettini in osso così lontani dai TikTok moderni. Sono distanti anche gli spazi: ho ancora negli occhi un cambio di gioco di Petagna nella finale di Supercoppa di qualche giorno fa contro la Juventus. Ho visto l’arto trasalire come le cime dei vaporetti per Procida quando si agganciano alla bitta. Il passaggio, errato di una trentina di gradi, è finito a una ventina di metri dal compagno per quella dannata legge angolare della fisica. Il nostro amico Fabio ricordo abbia commentato: “Coscia, polpaccio, caviglia e piede: un solo blocco”.

Fabio: ieri Petagna, al quale, lo dico subito, non addosso nessuna colpa, ne ha fatta un’altra. Ha ricevuto una buona palla durante un contropiede e ha provato, bontà sua, ad aprire di esterno destro verso il compagno libero. Ne è venuto fuori un colpo che quando giocavamo per strada da piccoli chiamavamo “la puntazza”, la cui caratteristica è quella di scindere irrimediabilmente la volontà del giocatore dalla direzione della palla. Infatti il “passaggio” si è perso nei meandri della trequarti avversaria, lontanissimo da qualunque maglia azzurra. Credo che la scissione tra volontà e azioni sia una caratteristica del Napoli in questo momento, allenato da un uomo che il Presidente non vuole più, che segna con azioni personali e tiri da fuori, mentre è programmato per costruire da dietro e arrivare in porta con la palla. Ieri contro la corazzata Parma, a proposito di paradossi spazio temporali, abbiamo visto anche Maksimovic libero, come se la partita si stesse giocando negli anni ’80.

Gianni: Petagna che fa “la puntazza” della nostra infanzia, Gattuso che prepara il beauty case, Maksimovic che fa Tricella (fallendo), tutto ci riporta a un tempo distante, quasi ci si volesse condurre sulla strada della nostalgia. Una nostalgia diversa, però, non per cose belle ma per faccende tristi, una nostalgia che, per comodità, chiamerei uallera. Ieri sera un’amica milanista sottolineava come non si dovesse trattare male l’uomo Gattuso, né offendere la sua dignità. Le ho, in quel momento, dato ragione, dicendo che si contestavano le capacità di allenatore, alla quale si era da qualche ora aggiunto il profumo: l’eau de Ringhiò; più tardi ci ho ripensato, non vedo il motivo di dover scindere: l’uomo fa l’allenatore e nessuno lo insulta. Lo si commenta per quello che avviene in campo e, di recente, per quello che va dichiarando dopo. Non so voi, ma io sono un po’ stufo della testa alta, della correttezza millantata e di altre diavolerie che ho sentito dire dall’allenatore del Napoli. Che noia. Non si dimette, fa benissimo, fatti suoi. Non deve, però stupirsi se un presidente contatti un altro allenatore. Non fece così pure con lui? Non fu contattato prima del licenziamento di Ancelotti? In quel caso tutto fu corretto? Se così stanno le cose, allora è corretto che si contatti un altro allenatore. Detto questo, è bene che la società decida, perché i prodotti nel beauty case sono soggetti a deperimento, noi alla depressione, Politano potrebbe subentrare a lungo, Petagna tentare uno dei suoi lanci alla Totti, Insigne applaudire ogni passaggio sbagliato di un compagno, Zielinski continuare a sparire, la costruzione da dietro potrebbe ampliare il suo raggio d’azione fino all’edilizia residenziale con conseguenze, non devo dirlo io, catastrofiche.

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