Perché il Napoli (o il Comune) non mette in vendita i sediolini rossi del San Paolo?

Una proposta che gira in rete. Corredare i sediolini con una targhetta personalizzata, resterebbe un cimelio imperdibile per ogni tifoso

Perché il Napoli (o il Comune) non mette in vendita i sediolini rossi del San Paolo?

In attesa dei sediolini nuovi

Un’altra occasione che la città di Napoli si sta facendo colpevolmente scappare.

I lavori di ristrutturazione del San Paolo, ormai ridotti alla telenovela dei sediolini. Come se il problema centrale fosse quello. L’estetica prima della sostanza. Introdotti per Italia ’90 (rossi, con gradini gialli, i dolori del gonfalone comunale), sole, intemperie e incuria li hanno resi di un orrendo arancio-rosa, che più lo stadio si svuota più si mettono in mostra.

In attesa di quelli nuovi (Godot) gira in rete un testo, un’idea, che mi limito a riportare

p.s. dopo la pubblicazione sul Napolista, l’autore si è palesato e si tratta di Mauro Di Donna (@maurodidonna).

Putridi e gloriosi, via i sediolini rossi.

Che di cose, ahi ragazzi, ne hanno viste e sentite. Li avrei rilavati per bene. E venduti ai tifosi, prezzo simbolico. Pochi euro. Con tanto di targhetta personalizzata col proprio nome. In una scatola azzurra, in cartone fico al tatto. Che non riesci a smettere di sfiorare.

Con una scritta di quelle che mi fanno battere il cuore, di quelle che usano i grandi club per farsi amare dai propri tifosi: “Grazie X Y, per te al San Paolo ci sarà sempre posto. Prenditi cura di questo cimelio”.

Tu pensa un tifoso del Napoli a Los Angeles che si vede arrivare un pacco del genere. I brividi. Sessantamila coglioni come me, nel mondo ci sono. Si sa.

Ben oltre il guadagno, qui il business non c’entra.

E vi sembrerà folle, ma posso capirvi.

Pagherei per averne uno.

Buona serata.

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