La generazione Hamsik, quelli con la cresta

Dal trionfo da imperatore di Totti all’addio discreto e malinconico di Marek l’uomo venuto dall’Est che conosce il valore dei soldi e del lavoro

La generazione Hamsik, quelli con la cresta

Dodici anni di napolitudine

Un finale da applausi. Esce di scena a Napoli il calciatore più amato dalle ragazzine in cerca di miti. Per chi scrive il mito data 1987, l’anno del primo scudetto col Fenomeno in campo. Per i giovanissimi le gerarchie sono altre. La cresta mohawk di Hamšík appassiona più dei capelli lunghi o riccioluti degli anni che furono e le madri faticano a tenere a freno i piccoli indiani di casa, coperti di gel. Se poi non è cresta in miniatura, fa mito la fascia di capitano o mio capitano, l’urlo del gol, Marekiaro scritto sulla maglietta abusiva, con quel suo coraggioso numero 17.

È la generazione Hamšík, ingaggiato dal Napoli nel 2007. Dodici anni  di napolitudine, tra bambini che crescono e calciatori che invecchiano. L’uomo venuto dall’Est, ex cortina di ferro, che conosce il valore dei soldi e del lavoro, che parla poco, che gioca col piede di velluto, che fa spogliatoio come un fratello maggiore, fa strano vederlo in simbiosi con una città che è il contrario del suo carattere, ciarliera, umorale, rumorosa e sempre estrema nei suoi giudizi. O si ama o si detesta. Vale citare El Cholo, allenatore dell’Atletico, secondo cui i tifosi non protestano per una sconfitta, ma per negligenza e mancanza di ambizione. Non è il caso di questo Napoli, battezzato alla sua nascita proprio da Hamšík, cuore e intelligenza, alla faccia dei soliti critici che volevano il solito top a scatola chiusa.

L’addio (l’arrivederci?) di Hamšík era stato percepito, anche se notizie non ce n’erano. Sarà stata una premonizione, ma, alla sua uscita dal campo, dopo una sontuosa prestazione contro la Samp,  c’è stata una standing ovation, come da ultima partita. Sorpresa, discrezione e opportuno lasciapassare di Ancelotti e società. Non un filo di polemica, piuttosto gratitudine che DeLa ha voluto manifestare alla carriera tutta napoletana di Marekiaro. 

Questo è il calcio, il trionfo da imperatore di Totti, l’addio discreto e malinconico di Hamšík. La Grande Bellezza s’impadronisce della scena.

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