Ho amato il Napoli di Sarri, amo il Napoli di Ancelotti

Si fa fatica a respirare. Dopo aver avuto tre anni un Van Gogh, sputereste su un Rembrandt? Questo sottotifo mi scoraggia e mi incupisce

Ho amato il Napoli di Sarri, amo il Napoli di Ancelotti

Si fa fatica a respirare

Si fa fatica a respirare l’aria che circonda il Napoli, almeno io faccio fatica. Mi spiego. Faccio fatica a capire chi non apprezza il Napoli di quest’anno; una squadra che sta facendo un’ottima stagione, che gioca spesso bene, a volte – come ieri sera – benissimo. Una squadra che è allenata da uno dei migliori tecnici in circolazione. Faccio poi fatica a capire chi – per dimostrare l’apprezzamento per il Napoli di questa stagione –  debba costantemente denigrare la squadra delle precedenti annate, come se per tre anni avessimo lottato per non retrocedere, giocando malissimo.

E allora io? Che mi dichiaro tifoso distaccato, mi sento più tifoso degli altri perché queste squadre le amo entrambe, ho amato quello che è stato, quello che è, e amo moltissimo quel che immagino sarà.

Dopo un Van Gogh sputo su un Rembrandt?

Si fa fatica a respirare perché dover scegliere tra due cose belle e molto diverse tra di loro pare non sia possibile. Invece, non solo è possibile ma è auspicabile. Ma chi di voi dopo aver avuto per tre anni un Van Gogh sputerebbe sopra a un Rembrandt? E chi di voi appendendo un Rembrandt direbbe “Maronn’, che schifo quel Van Gogh che abbiamo tenuto appeso tre anni sopra al divano”. Chi di voi dopo aver letto e apprezzato i romanzi di Philip Roth non leggerebbe un autore diverso da lui come McEwan? Chi non lo amerebbe? E amandolo, chi direbbe: “Finalmente posso dimenticare Pastorale Americana leggendo Espiazione”. Una volta un amico mi ha detto: “Ma come possono piacerti sia Bolaño sia Offutt”. Non gli ho nemmeno risposto.

Tutto questo mi stanca, leggo molti meno articoli sul Napoli rispetto a prima e me ne dispiace; non è una sfida tra il Napoli e le altre ma tra il Napoli e il Napoli, in una sorta di triste sottotifo che mi scoraggia e un po’ mi incupisce. Tutto si riduce a una faccenda molto napoletana in cui Ancelotti e Sarri non c’entrano nulla. C’entra, invece, uno dei nodi irrisolti della città “Io so’ meglio ‘e te”.

Ieri sera un dominio assoluto

Mi concentro sulla squadra che mi piace molto, è l’unica maniera che mi consente di scriverne. Elio Pagliarani scriveva: “Si fa sempre più fatica a respirare. / Sarà roba di dentro i miei polmoni / o roba di fuori i miei coglioni.”

Parliamo del primo tempo del Napoli di ieri sera, un dominio assoluto, due gol e due pali, senza quattro titolari; tutto ciò è meraviglioso più che sorprendente. A me Ancelotti non sorprende, è sempre stato così, bravissimo.

Uno stupendo Milik, un grande Mertens, un sempre più padrone Fábian (le mie convinzioni su di lui diventano sempre più fondate), un buon Diawara, uno Zielinski finalmente all’altezza, ma bene tutti mi pare. Una parola in più per Callejón, il fatto che abbia segnato mi fa felice, un Calle senza gol mi pareva strano e pareva strano pure a lui vista la contentezza.

Il mio più caro amico è un grande tifoso della Lazio, in questi giorni non ci siamo sentiti ma ho visto che ieri sera, tra il primo e il secondo tempo, ha postato su Facebook una citazione da Guerra e Pace, l’ha data per persa molto prima che io la dessi per vinta.

Ieri sera eravamo a cena da amici, due di loro, juventini ma brave persone, mi hanno domandato: “Ma il Napoli gioca stasera? Ma non la guardi?” C’è confusione lungo il Canal Grande, mi è toccato dire: “Ma se la guardo poi che scrivo? E – soprattutto – voi come ci finite nell’articolo?” Santa pazienza. La cena era ottima ho guardato il cellulare per la prima volta che si vinceva già 2 a 0, ho mostrato il risultato alle brave persone e ho attaccato il secondo piatto, il Napoli il secondo tempo.

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