Lo Bello non avrebbe mai espulso Koulibaly

Mazzoleni ha assunto (nel più benevolo dei casi) la decisione del burocrate diligente che applica pedissequamente il regolamento. Non ha avuto buon senso

Lo Bello non avrebbe mai espulso Koulibaly

Applicare pedissequamente un regolamento è sempre una scelta giusta? Limito al ristretto ambito del calcio la mia domanda.

E parto da un ricordo lontano.

Stagione (credo) 1957/58. Stadio del Vomero. Il campo fu invaso dal pubblico. Si gioca? Non si gioca? Concetto Lo Bello,   indimenticabile e mitico arbitro del calcio che fu, fece annunciare dagli altoparlanti che la partita avrebbe avuto luogo egualmente. Purché il pubblico, fatto arretrare da lui personalmente dietro la linea bianca, non desse fastidio. Tutto ciò contro il regolamento. In macroscopica violazione del regolamento. La partita si svolse in un clima di straordinario entusiasmo. Senza che il pubblico creasse il minimo problema. Lo Bello aveva avuto coraggio a violare il regolamento. Ma aveva fatto quella scelta forse anche per evitare le reazioni che si sarebbero avute nel caso non avesse fatto svolgere l’incontro. Decisione , quindi, coraggiosa e saggia. In sintesi decisione giusta.

Mi sono chiesto mercoledì sera: Concetto Lo Bello, avrebbe espulso Koulibaly? Credo di no. E non mi riferisco al fallo su Politano. C’era non c’era. Forse sì…forse no. Io credo di no. Ma potremmo discutere all’infinito senza arrivare ad una conclusione. Credo che un grande arbitro non avrebbe espulso Koulibaly perché non avrebbe ignorato il dato di contesto.

Quando Mazzoleni ha espulso Koulibaly, ha preso una decisione corretta ma ingiusta. Certamente ha applicato il regolamento. Ed i regolamenti sono regolamenti. La legge è la legge. Ma anche il buon senso è il buonsenso. Ed il fattore di contesto non può essere ignorato nel comminare una pena.

L’arbitro si trovava di fronte ad un calciatore costretto a giocare per ottanta minuti sommerso da beceri insulti razzisti di un manipolo di farabutti minus habentes. Che , sia chiaro, allignano sotto ogni latitudine. E nulla hanno a che vedere specificamente con Milano e i milanesi.

Ed allora un grande arbitro avrebbe compreso che quell’applauso beffardo era niente altro che un gesto istintivo di protesta non violenta contro un branco di vigliacchi animati da istinti belluini che ululava dalle gradinate. Ma ancor più verso il potere costituito, rappresentato in campo dall’arbitro, che tollerava imbelle ed impotente un intollerabile scempio.

Ma Mazzoleni ha assunto (nel più benevolo dei casi) la decisione del burocrate diligente che applica pedissequamente il regolamento. E non la decisione coraggiosa che avrebbe assunto un grande arbitro. E cioè “non vedere” l’applauso. Certamente ci voleva coraggio a “non vedere”. Andando contro il regolamento. Ma il coraggio, ce lo ha insegnato Manzoni, chi non c’è lo ha non se lo può dare.

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