Arek Milik è la Forastera 2017: un nordico con personalità

Milik come il vino di Antonio Mazzella, istituzione ischitana: forestiero, particolare, pieno di belle qualità. Ora deve solo ritrovarsi.

Arek Milik è la Forastera 2017: un nordico con personalità

In Campania l’idea del monovarietale si sa, sui bianchi in primis, è cosa abbastanza recente. Del resto basta dare una occhiata alle più prestigiose denominazioni in regione per rendersene subito conto: dalle nostre parti la tradizione, la storia, quindi il legislatore, hanno sempre sostenuto gli uvaggi più che tendere a restringere il campo a vini prodotti da una sola uva.

E bianchi come il fiano di Avellino, il greco di Tufo ma anche i migliori rossi campani, dal Taurasi al Falerno, per quanto questi vengano ben interpretati da ogni singolo produttore con solo l’aglianico oppure, come nel caso del Falerno col primitivo, alla base delle singole denominazioni di appartenenza si prevedono comunque uvaggi di due se non più varietà.

La ciorta di Arek

Un po’ come il talento, la prestanza fisica, la tecnica sopraffina, l’abnegazione e il fiuto del gol sono tutti elementi che tratteggiano Arkadius Milik con un profilo da calciatore a dir poco straordinario – oh! ce l’ha proprio tutte! Eppure queste qualità, riconosciutegli da tutti a mani basse, non sono bastate dinanzi a tanta tanta sfortuna che l’ha accompagnato in questi primi due anni e mezzo di Napoli. Una ciorta che ha dell’incredibile e che addirittura pare lasciare spazio ad un ripensamento da parte di qualche tifosotto azzuro. Ma nun sia mai!

Armadius!, come siamo abituati a chiamarlo quando fa quei gol pazzeschi di classe sopraffina ma al tempo stesso di potenza devastante – rivedi l’ultima di campionato a Bergamo con l’Atalanta! -, ha solo bisogno di entrare di più nelle coscienze dei tifosi napoletani, per farlo adda segnà, lo sappiamo bene però, quindi, adda jucà:’’Milik, si sa,  nun è scugnizzo comm’ à Maertenz, però jà che sfortuna che ha tenuto!’’. Questa tiritera deve finire.

Eh sì, perché chissà se in questi due anni e mezzo di Napoli spesi perlopiù a recuperare dagli infortuni avesse avuto un po’ più di continuità di gioco quanti gol in più avrebbe all’attivo il polacco. Uno che, non lo scordiamo mica, arriva a Napoli dall’Ajax con uno score impressionate: la butta dentro una partita su due, manco Suarez e Ibrahimovic vantavano questi numeri nei Lancieri prima di lasciarli.

L’uva dell’isola (verde)

‘’L’uv e l’isul’’ come viene chiamata ad Ischia la Forastera è una varietà molto sensibile, specialmente ad alcuni malanni della vite come l’oidio e pure in cantina dà i suoi bei grattacapi: è infatti necessario gestire al meglio soprattutto le prime fasi di vinificazione per evitare di ritrovarsi in bottiglia un vino verde e poco espressivo. Ma qui sull’Isola Verde sono ormai più di quindici anni che la famiglia Mazzella si cimenta con la Forastera, si lavorano le uve praticamente sottovuoto sin dal conferimento, la pigiatura e le fermentazioni avvengono infatti a temperatura controllata e tutto quello che finisce in questa bottiglia è solo mosto fiore, una vera chicca insomma.

E il risultato nel bicchiere ci sta tutto, ti arriva un bianco molto ‘particolare’, di spiccata personalità ma assolutamente godibile. È bello il colore paglierino/verdognolo, luminosissimo, invitante; è particolare il naso che ad occhi chiusi pare riportare immediatamente proprio a quei paesaggi ischitani luminosi e assolati, alle vigne e alle parracine all’ombra dell’Epomeo spazzate dalla brezza marina.

Il sorso è marcato da una sottile e gradevole pungenza, mi ricorda per certi versi un bianco nordico che a me piace molto, il Kerner; come questo è assai minerale, quasi tagliente, ma che regala un sorso incredibile ed autentico, unico direi. Qui dentro però c’è di più, c’è un sorso che racconta un bel pezzo di storia del Mediterraneo.

Ritrovarsi

Ecco, forestiero, nordico, di spiccata personalità, è proprio lui, Arkadius Milik, il nostro campione, guai a pensare il contrari. Un campione che ha solo bisogno di ritrovarsi nel senso più nobile di questa affermazione, che significa confidenza con il campo, macinare minuti di gioco, stare in gruppo nelle partite che contano dal primo all’ultimo minuto. Ne siamo certi, ne verrà fuori un altro bel pezzo di storia del prossimo Napoli!

Il link de L’Arcante
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