De Guzman: «Il Napoli impedì di curarmi e Giuntoli mi picchiò»

Al giornale olandese De Volkskrant: «Avevo dolori allo stomaco, minimizzavano. Altrove mi diagnosticarono l’ernia sportiva. Venni emarginato e presi un pugno».

De Guzman: «Il Napoli impedì di curarmi e Giuntoli mi picchiò»

L’intervista a De Volkskrant

Jonathan De Guzman è stato una meteora, a Napoli. Il gol col Genoa alla prima di campionato, poi un buon rendimento fino a un certo punto della stagione. Con un picco: Juventus-Napoli di Supercoppa Italiana, a Doha, un’ottima partita da esterno sinistro nel 4-2-3-1 di Benitez. Suo il cross per la rete del pareggio di Higuain. Poi poco altro, in tanto ancora ricordano l’occasione che sciupò poche settimane dopo Doha, a Napoli, nella sfida contro la Juventus.

Sul quotidiano olandese De volkskrant, De Guzman – oggi all’Eintracht Francoforte – racconta la storia controversa del suo addio alla squadra azzurra. Tutto inizia nel 2015: «A marzo, improvvisamente, ho avvertito un gonfiore allo stomaco. Sentivo molto dolore, ho avvertito il medico del club De Nicola che ha cambiato la mia dieta. Meno carboidrati, ma il dolore persisteva. De Nicola mi ha vietato di andare da un altro medico».

L’arrivo di Sarri e Giuntoli

I problemi proseguono anche con il cambio di allenatore, il Napoli perde Benitez e lo rimpiazza con Sarri. Anche il ds Bigon viene sostituito, arriva dal Carpi Cristiano Giuntoli. La versione di De Guzman: «I miei problemi avevano ridotto la mia mobilità, era inevitabile che Sarri non mi inserisse in squadra. Al Napoli non credevano al fatto che io avessi ancora dei dolori, e il fatto mi ha fatto dubitare dei segnali del mio corpo».

Qui inizia un’altra storia importante, l’incontro con Giuntoli alla fine della sessione di calciomercato. De Guzman racconta: «Giuntoli voleva cedermi, mi ha detto più volte che dovevo andare “via, via”. C’era la possibilità di andare al Sunderland, il manager del club inglese era Advocaat, solo che volevo essere in forma prima di concludere l’operazione. Ho invitato Giuntoli a parlare con Advocaat al telefono, solo che lui parlava malissimo l’inglese. Non ha funzionato. Il giorno dopo, c’era la possibilità di andare al Bournemouth appena promosso in Premier League. Per me la cosa più importante era essere in forma, non volevo cambiare squadra prima di aver risolto tutti i miei problemi fisici».

«Pezzo di merda» e poi un pugno

La tensione si alza con l’approssimarsi della chiusura del mercato. Anzi, la sessione si chiude effettivamente e De Guzman è costretto a rimanere al Napoli. Il racconto del nuovo incontro con Giuntoli: «Ero nello spogliatoio, mi ha chiamato pezzo di merda e mi ha invitato in un’altra sala. Mi ha detto: “tu hai promesso di andar via”, ma non era così. Improvvisamente mi ha colpito in faccia con un pugno, poi è intervenuto Zuniga a separarci dopo che sono volate le sedie».

De Guzman racconta di aver inveito contro De Nicola, colpevole – secondo lui – di non credere ai suoi problemi fisici. Dice di aver chiamato De Laurentiis, gli ha scritto anche un messaggio. Ma non ha ottenuto risposta. «Il giorno dopo – spiega De Guzman – il preparatore mi ha detto che mi sarei allenato da solo, facendo esclusivamente corsa. Ho parlato con Edoardo De Laurentiis, il figlio del presidente, che mi ha detto: “Non andrai da nessuna parte. Tu rimani qui, sei morto qui”».

«Un altro medico mi diagnosticò l’ernia sportiva in dieci minuti»

De Guzman sostiene di essere stato emarginato, anche dai compagni: «Mi sono allenato da solo, gli altri giocatori non mi rivolgevano la parola, nessuno mi ha aiutato. Capisco il loro comportamento, dopo tutto io ero un escluso dalla società. Mi sarebbe piaciuto allenarmi da solo, ma in città ero molto conosciuto e il club sarebbe venuto a conoscenza della cosa».

I consulti con altri medici: «Ho visto un altro dottore italiano, Americo Menghi, che fece la diagnosi corretta del mio problema. De Nicola non volle farmi operare, poi vidi un altro dottore olandese che in soli dieci minuti identificò subito la mia patologia: ernia sportiva. De Nicola non cambiò idea, mi disse che non credeva in un’operazione. Diceva che non voleva distruggere la mia carriera».

Il Carpi e il Chievo

«Ho lasciato Napoli a gennaio – conclude De Guzman -, sono passato al Carpi, un club praticamente amatoriale. Non ero pronto mentalmente, non ero in forma. Dopo mi operai, tornai al Napoli e Sarri mi disse che voleva mettermi alla prova. A Napoli tutto era al top, i tifosi, le strutture. Tranne alcuni  uomini del club. Il calcio è business, gli affari sono difficili, lo capisco. Ma certi comportamenti sono stati davvero inumani».

De Guzman ha poi giocato un anno al Chievo, dopo è passato all’Eintracht Francoforte. Oggi parla così: «Sono felice, sono tornato a fare lo sport che amo. Voglio chiudere l’esperienza di Napoli con questa intervista. Ho vissuto delle cose davvero bruttissime».

Il quotidiano De Volkskrant chiude l’articolo scrivendo di come il Napoli abbia rifiutato di commentare e rispondere alle parole di De Guzman.

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