Da Guardiola ad Ancelotti, la riscoperta del doble pivote

Al Bayern, Pep dovette adattarsi alle esigenze della squadra, e allora impostò il centrocampo a due. Anche Ancelott’ l’ha fatto, ma in modo diverso.

Da Guardiola ad Ancelotti, la riscoperta del doble pivote

L’adattamento di Pep

Uno dei temi tattici più interessanti per il Napoli 2018/2019 riguarda l’abbandono del 4-3-3 (o 4-5-1 difensivo) e il passaggio al centrocampo a due. Il cosiddetto doble pivote. Una scelta che Il Napolista ha provato a spiegare, quantomeno a interpretare, in diverse occasioni. In questo pezzo, poco dopo l’adozione del nuovo sistema da parte di Ancelotti; e poi nel longform tattico pubblicato dopo la sosta di ottobre.

Anche Guardiola, durante la sua esperienza al Bayern Monaco, ha lavorato in maniera similare, passando dallo storico pivote unico al doppio centrocampista. In questo brano di Herr Pep, il libro di Marti Perarnau che racconta il primo anno del tecnico catalano in Baviera, c’è la spiegazione per punti di questo cambiamento:

A un certo punto della sua prima stagione al Bayern, Guardiola ha abbandonato l’uso del singolo pivote e del falso nueve. Sono le circostanze ad averlo richiesto: in diverse partita, ha usato un centravanti e una seconda punta a giragli intorno, il che ha portato la squadra ad avere bisogno di maggiore protezione in mezzo al campo. Quando Goetze è stato schierato a supporto di Mandzukic, Pep ha dovuto implementare il doble pivote per supportarlo.

Le parole di Torrent, allenatore in seconda di Pep all’epoca dei fatti: «L’uso del doppio pivote è nato per via della sparizione del nostro falso 9. Quando dobbiamo schierare un secondo attaccante, bisogna fare in modo di metterlo in collegamento con il centrocampo. E di chiudere lo spazio che si crea alle sue spalle. Per questo schieriamo contemporaneamente due centrocampisti di organizzazione; due giocatori capaci di riempire quel buco e aiutarsi l’un l’altro, perché si sentono molto più sicuri quando hanno un solo centrocampista offensivo da dover servire piuttosto che due».

Il Napoli

Riprendiamo il longform tattico firmato da Alfonso Fasano, Alessandro Cappelli e Charlie Repetto: «L’idea di Ancelotti era (ed è) di alternare il gioco di posizione – ormai perfettamente interiorizzato nella memoria muscolare dei calciatori – con nuove soluzioni, come la ricerca dell’ampiezza su entrambi i lati, propedeutica per l’uno contro uno e per creare superiorità numerica. Nel 4-3-3, i terzini sempre alti e le mezzali costantemente a supporto portavano a uno squilibrio evidente in fase di transizione, con soli tre uomini in posizione arretrata per fronteggiare le ripartenze avversarie».

«Proprio per compensare questa situazione, e pure per continuare nel suo lavoro di addizione, Ancelotti ha deciso di varare il centrocampo a due, in modo da avere sempre i due centrali difensivi e il doble pivote a protezione dell’area di rigore. I terzini, come giustamente riportato, sono costretti ad un superlavoro di sostegno e ripiegamento, ma intanto hanno una sorta di assicurazione alle loro spalle. Ora, con i due centrocampisti, il Napoli viene difficilmente attaccato in campo aperto in situazione di scompenso numerico. Per dirla banalmente: con il 4-4-2 in fase di non possesso, il Napoli ha recuperato un uomo difensivo, ma allo stesso tempo può permettersi di tenere alti i terzini e ha diminuito le attribuzioni passive degli attaccanti».

Una strada diversa (c’è anche la Roma)

Rispetto a Guardiola, è una strada decisamente diversa. Ed è una piccola lezione su come il modulo, nel calcio, rappresenti una semplice descrizione della distribuzione dei giocatori nello spazio. La filosofia, i principi e le attribuzioni dei calciatori sono diverse per ogni situazione. Per il Napoli di Ancelotti, i due centrocampisti sono serviti a controbilanciare il gioco sugli esterni e la ricerca della verticalità. Nel Bayern 2013, invece, la volontà di aggiungere un attaccante ai due esterni e alla punta centrale portò all’adozione di questo sistema. Una differenza sostanziale: Insigne seconda punta dietro Milik o Mertens, nel Napoli, è una conseguenza di altre dinamiche.

Nell’ultima partita giocata al San Paolo, la Roma ha mostrato la terza via. Anche Di Francesco è passato dal 4-3-3 al Doble Pivote, con De Rossi e Nzonzi davanti alla difesa. Diversamente dal Napoli e dal Bayern, la scelta del tecnico giallorosso arriva dalle imposizioni del mercato. La cessione di Nainggolan e l’arrivo di Pastore e Cristante e dello stesso Nzonzi come sostituti ha portato a rinunciare al centrocampo a tre, con l’avanzamento di una mezzala (ora tocca a Pellegrini) in supporto a Dzeko. La mancanza di un calciatore in grado di sostituire Nainggolan, di garantire il suo apporto composito alle due fasi di gioco, ha suggerito a Di Francesco un cambio posizionale di Pellegrini. Che, da sottopunta, sta rendendo ad altissimi livelli. E sta anche creando il contesto giusto perché Pastore (quando rientrerà) e lo stesso Cristante possano rendere al meglio.

Inter

Anche l’Inter utilizza il doppio centrocampista. Spalletti utilizza da sempre una versione diversa del modulo, con un trequartista di inserimento (Nainggolan gioca proprio dietro a Icardi) e due centrocampisti bravi prima a supportare il gioco e poi a dettare i tempi. Certo, un ragionatore mobile come Brozovic riesce a mette insieme tutti i punti del diagramma, ma l’idea è quella di portare il pallone avanti (sugli esterni, soprattutto), con un gioco rapido, veloce.

L’idea è di spostare in avanti la fase creativa. Nel Napoli e nel Bayern, squadre di possesso, il principio di base è diverso. Come anche nella Roma, che utilizza due giocatori di governo davanti alla difesa, e non un incursore (come Vecino) nel doble pivote. Il sistema col doppio centrocampista, in fase difensiva, crea uno schermo importante davanti alla difesa a quattro, chiude preventivamente gli spazi. Ce ne siamo accorti nelle ultime uscite del Napoli, che ha trovato una buona solidità difensiva.

Insomma, tante versioni diverse per una scelta che si sta riproponendo in maniera continua nel nostro calcio. Siamo partiti dalla suggestione di Guardiola e siamo arrivati al nostro calcio, alla Serie A, in un viaggio di tendenza tattica. Pep, Manchester al City, è tornato sui suoi passi, oggi schiera un 4-3-3 molto fluido. Solo che ci sono alcune reminiscenze del suo vecchio amore per il doble pivote. I movimenti di Delph o di chi gioca nello slot di terzino sinistro – dalla fascia sinistra ad accentrarsi – riproducono la vecchia dinamica del doppio centrocampista in fase di costruzione. Non a caso, viene da dire.

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