Casarin: «Gli arbitri rigettano il Var perché sono gelosi del proprio potere»

Paolo Casarin intervistato da La Verità: «Si mettono in competizione con la macchina, è in atto una crisi di rigetto autoritario destinata a finire».

Casarin: «Gli arbitri rigettano il Var perché sono gelosi del proprio potere»

L’intervista a La Verità

Paolo Casarin spiega l’atteggiamento degli arbitri rispetto al Var. Del resto, parliamo di un ex direttore di gara, uno dei più famosi (e controversi) della sua generazione. Casarin ha rilasciato un’intervista al quotidiano La Verità, che si apre subito con un giudizio tranchant: «Gli arbitri sono gelosi del proprio potere e fanno fatica a condividerlo. Non lo accettano, si mettono in competizione con la macchina. Del resto tu formi un professionista che dice: ce la faccio da solo. In questi casi devi avere l’intelligenza di dire a te stesso: da solo non ce la faccio. Quando ci arriverrnno, sarà un bene per il calcio».

La diminuzione dell’uso del Var: «Colpa o merito del Mondiale, È andato bene, e da allora credono che il Var sia solo un complemento. Si sono montati un po’ la testa, c’è in atto un tentativo di recuperare un po’ di autoritarismo, una crisi di rigetto destinata a spegnersi. Il Var è sostanzialmente un doppio arbitraggio, come quello provato in Inghilterra tanti anni fa. Anche da noi si è provato il doppio arbitro, ricorderete, era la Coppa Italia 1999/2000. Il metro di giudizio variava da metà campo e metà campo. Oggi il Var aggiorna quel tentativo, e va accettato in toto».

«Sudditanza psicologica? Nessun complotto»

Casarin spiega la sudditanza psicologica degli arbitri a modo suo: «Nessun complotto, è una reazione umana. Per rimangiarti una decisione, devi mettere da parte l’orgoglio. Gli arbitri hanno questo problema dal 1935».

La rivoluzione arbitrale degli anni Novanta: «Il Mondiale italiano era pieno di grandi giocatori, un’esplosione creativa. Eppure ci fu una crisi del gol, gli arbitri fecero errori da far cadere le braccia, decidemmo di cambiare le regole. Collina e Webb furono due fuoriclasse, l’inglese dimostrò cosa vuol dire saper fischiare. Se non sai fischiare, sei scarso e quindi segui la moda. Un grande arbitro decide al volo, come un grande calciatore tira al volo. E non è questione di fischiare tanto o poco, quanto di farlo il giusto. E di non essere dittatoriali».

Un ricordo di Maradona: «Non voleva allacciarsi le scarte, mi colpivano sempre i suoi piedi, quasi rettangolari. In questo modo controllava il pallone in maniera totale, con un equilibrio fuori dal comune. Non voleva mai allacciarsi le scarpe, mi diceva che piede e pallone sono la stessa cosa».

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