De Laurentiis: «Mio figlio Luigi si occuperà del Bari, magari un politico dietro gli striscioni a Napoli»

«Napoli e Bari saranno entità separate». Il sindaco Decaro: «Abbiamo scelto un imprenditore e non un tifoso, penale di 50 milioni se cederà il Bari una volta in Serie A».

De Laurentiis: «Mio figlio Luigi si occuperà del Bari, magari un politico dietro gli striscioni a Napoli»

La nuova avventura del presidente del Napoli

Aurelio De Laurentiis presenta il nuovo progetto della SSC Bari, nel Comune del capoluogo pugliese. Il live della conferenza stampa.

Le prime parole dle sindaco Decaro: «Consegno a De Laurentiis un pezzo importante della nostra città, la custodia di una tifoseria sparsa per il mondo. I sostenitori del Bari mi hanno chiesto tre cose: competenza, e De Laurentiis mi ha assicurato che gioca per vincere. La seconda cosa è la trasparenza: non ha avuto problemi, ha deciso di presentarsi direttamente con la sua faccia e la sua azienda. Il suo arrivo a Bari è stato un fatto pubblico, ed è frutto di meriti sportivi. Ha già dimostrato a Napoli la sua competenza sportiva, dal punto di vista economico anche la cordata dei baresi mi ha impressionato, ma questa è la scelta migliore per il club e per la comunità. Il terzo tema era il rispetto, e questo te lo chiedo direttamente».

«Negli ultimi anni, abbiamo avuto a che fare con tre fallimenti, due scongiurati e uno no. E poi abbiamo avuto il Calcioscommesse, noi vogliamo cancellare tutte queste cose. Ripartiremo dalla Serie D, se dovesse esserci un posto libero proveremo a seguire le regole per aspirare alla Serie C. Cercherò di vigilare, in passato non l’ho fatto e ora ho scelto io. Non abbiamo scelto un tifoso, ma un imprenditore che si occupa di calcio e porta risultati sportivi ed economici. La passione sarà messa dalla città di Bari».

Le parole di De Laurentiis

«Grazie al sindaco e alla città di Bari per la fiducia accordatami. Da ragazzo giocavo a basket, non a calcio. Mio padre mi portava a vedere le partite del Napoli. Quando nel 1996 Walter Veltroni decise di trasformare i club calcistici in aziende, allora la situazione è cambiata. Prima chi faceva calcio voleva ottenere altre cose, come ad esempio visibilità. Io sono sempre stato proiettato nel mondo dell’intrattenimento, vengo da una famiglia che ha fatto cinema. Ho iniziato il mio percorso a 25 anni, ora sono a 400 film di successo. I broadcaster trasmettono cinema, serie tv e sport, soprattutto calcio. Quindi cinema e calcio devono poter convivere».

«La mia famiglia viene dalla Campania, e vediamo come poter prendere il Napoli. Mi sono avvicinato al club azzurro in questa stessa identica situazione, acquisto un foglio di carte per 32 milioni di euro. Dopo la Serie C e la Serie B, è iniziata una cavalcata che ci ha portato in Europa per nove anni consecutivi, record italiano».

Il Bari

«Quando sono stato informato della situazione del Bari, sono stato contattato dal sindaco Decaro. Inizialmente non abbiamo avuto un buon rapporto, mi hanno invitato e non si sono fatti trovare. Mi sono chiesto perché mi hanno disturbato, avevo tante cose da fare con il Napoli». A questo punto, il sindaco interviene: «Mi ha chiamato inadeguato».

Continua De Laurentiis: «Dopo lo scazzo iniziale, ci siamo intesi e abbiamo capito che eravamo fatti entrambi di pasta seria. Allora ci siamo trovati, io però gli ho detto che non posso fare una commistione tra Napoli e Bari. Parliamo di club diversi, con storie diverse. Se io voglio dare certe garanzie imprenditoriali, perché per me il calcio è un’impresa, devo continuare a rispettare certi concetti economici».

«Io e i tifosi siamo idealmente soci, in questo contesto. Anche se negli ultimi trent’anni il bacino dei tifosi si sono allargati. Ora ci sono i tifosi da stadio reale e quelli da stadio virtuale, che corrisponde alla televisione e ai social. Noi dobbiamo essere vicini agli uni e agli altri. Dobbiamo rispettare entrambe le tifoserie, rendendo più vivibile lo stadio, senza speculare sulla pelle di chi lavora. I biglietti del cinema costano 7 euro, mentre quelli dello stadio sono enormi».

«I miei colleghi in Lega vogliono molto poco, ma subito. Devono cercare di comprendere questa imprenditorialità. Arrivo in un club che ha una storia di 110 anni, ricchi di momenti belli e meno belli. Dobbiamo cercare di arrivare in Serie A, cercando di modificare quelle regole che non permettono di avere due squadre nella stessa categoria. Sembra impossibile, ma molto spesso certe cose si ribaltano. Io sono un guerriero, pronto a dar battaglia. Ringrazio l’avvocato Grassani».

Parla l’avvocato Grassani: «Nella mia carriera di acquisizioni, ho seguito la storia di squadre importanti. De Laurentiis ha grande entusiasmo, siamo andati in battaglia e anch’io ci metto lo stesso entusiasmo. L’arrivo a Bari premia esperienza, meritocrazia e voglia di fare. Aurelio De Laurentiis ha dimostrato di saper fare i fatti. Dal secondo anno di Serie C ad oggi, i risultati sono sotto gli occhi di tutti».

Le domande dei giornalisti

La perplessità sul Bari squadra satellite: «Il Bari non sarà mai un’appendice del Napoli. Per fugare questi dubbi, questo possibile timore, ho convinto in due giorni di grandi discussioni mio figlio Luigi ad interessarsi del Bari. Oggi l’ho svegliato alle sei del mattino, mi ha detto di volerci pensare, e mi ha detto di voler lavorare con grande passione a questo progetto. La famiglia De Laurentiis ci mette la faccia, non so quanti cordate avrebbero avuto lo stesso atteggiamento, magari con agganci con le leghe calcistiche».

Il piano tecnico di De Laurentiis: «Ho iniziato fin da questa mattina a spingere con i miei collaboratori a fare da consigliori, anche ad Arrigo Sacchi. Ho già il nome per il vivaio, si chiama Filippo Galli e viene dal Milan. Saremo sempre svincolati dal progetto-Napoli, si tratta di situazioni diverse. Non si può unire, questa dell’unità d’Italia è una cosa che piace ai presidenti della Repubblica, in realtà non è così. Quando ho pensato al Bari, mi sono rivolto al Sud. Ma non per fare guerra al Nord o al concetto dei piemontesi, ma per dimostrare che ci sono delle ricchezze al Sud. Mancano le infrastrutture, la cultura della politica. Il Trentino, negli anni Trenta, era una regione depressa. Al Sud bisogna saper sfruttare le ricchezze, a me mi piacerebbe creare delle opportunità politiche che possano portare Campania e Puglia, la Sicilia in alto. Io ho 69 anni, vorrei coltivare un discorso unitario del Sud nei prossimi vent’anni».

Lo stadio San Nicola

Il sindaco spiega: «De Laurentiis si è fatto carico della manutenzione dello stadio per 250mila euro».

Prende la parola De Laurentiis: «Devo ancora visualizzare le strutture, ma il progetto di Renzo Piano nel 1990 non è attuale per il calcio di oggi, che nel frattempo è cambiato. Magari allora si è optato per 57mila posti, ed oggi è idoneo per 40mila. Certe valutazioni si possono fare con un occhio calcistico che non ragiona per logica, ma secondo una proiezione da qui a quindici anni. Io devo immaginare il San Nicola per quando arriveremo in Serie A, che sia io a poterla fare o se devo cedere la squadra dal punto di vista legale. Io ho sempre pensato al denaro come un mezzo. Per m il comunismo è far guadagnare di più i poveri».

Gli striscioni di protesta a Napoli: «Ho pagato una società per poter fare un’indagine sulla tifoseria del Napoli. I tifosi del Napoli come prima squadra sono 40 milioni di persone, che salgono a 120 come seconda squadra. Non posso pensare ai dissidenti che vengono allo stadio e che non condividono la mia visione del calcio. Lo sport nel frattempo è cambiato, magari loro posseggono un concetto vecchio di proprietà. Vorrei far parlare il ministero dell’Interno rispetto alla condizione di chi mette gli striscioni, quindi di chi frequenta lo stadio San Paolo. Magari mettono striscioni anche dietro il volere di qualche uomo politico».

Il budget: «Io credo molto in me stesso, il mio budget si formerà strada facendo. Deve essere coperto dalle entrate. Io sono l’unico presidente al mondo che si fa cedere i diritti d’immagine dei calciatori. In questo modo, noi possiamo incrementare la nostra appetibilità economica, in questo modo possiamo convincere calciatori a scendere di categoria per poi rilanciare la propria carriera».

La passione per fare utili

«Mi auguro possa essere possibile. In Lega, per vent’anni, non siamo stati in grado di darci uno statuto. Ora è arrivato Gaetano Micciché, che ha capito tutti i problemi di questa istituzione, e quello che c’è da fare. Ora manca un amministratore delegato, più la capacità di modificare quei campionati che non si possono più sopportare. Negli anni Ottanta eravamo sedici squadre, ora alcune tv non vogliono più trasmettere certe partite. In più ci sono insensati paracadute».

Le seconde squadre: «È solo un assist per la Juventus, per piazzare i propri 45 giocatori. Io volevo fare le Under 23, ho detto di abolire la Primavera, quest’anno ho avuto il rischio di retrocedere se non avessi spostato Ounas nell’ultima partita. Nell’Under 23, potrei piazzare quei calciatori che non giocano, penso ai vari Rog, ai vari Diawara che avrebbero trovato spazio nell’Under 23. Non avrebbero perso valore, se un calciatore non va in campo perde in qualità psicologica e fisica, e inoltre non si sente apprezzato. Nella mia idea c’era quella di comprarmi un club in Belgio e uno in Portogallo. Volevo una squadra di Londra, però mi sono trovato in situazioni strane. Portogallo e Belgio, invece, non hanno limiti agli extracomunitari, questa è un’altra stupidaggine di Lotito e Tavecchio. Il calcio va levato dalle mani dei politici, dei politici del calcio. Formano delle caste, fondate sul voto. Oggi parliamo col Coni, non con la Federcalcio. L’istituzione è commissariata, e stanno verificando come sistemarla».

Breve intervento del sindaco Decaro: «Abbiamo messo una penale di 50 milioni nel caso in cui lei dovesse cedere il club una volta in Serie A».

Dopo il Napoli

«Mi sono chiesto: perché non fare una squadra del Sud? Io posseggo già il Napoli, però se avessi anche un altro club potrei davvero essere utile a questi territori, che hanno bisogno di imprenditori che lavorino al di là del loro profitto. Nella mia vita professionale ho avuto la presidenza di tante associazioni, e ho cercato sempre di spiegare cosa significa essere imprenditori. Un imprenditore deve saper valutare il rischio di un’operazione e poi mettere mano alla tasca. Il Sud ha una potenzialità inespressa, ho sempre detto che ci sono le pepite d’oro sottoterra. Non si combatte per il bene di tutti, ma per il proprio orticello. Parliamo di una terra che non è seconda alla Toscana, o alla Sicilia. L’Italia è stata sempre considerata il giardino d’Europa, ma noi non lo annaffiamo, lo facciamo seccare. Il calcio è una rosa di questo giardino, e noi dobbiamo annaffiarla attraverso una visione moderna, cambiando le regole del gioco».

«Un titolo da film a questo Bari? I colori sono bianco e rosso, quelli delle crociate, del sangue. C’è un film di Ridley Scott che mi ha molto affascinato: “Il Gladiatore”. Potrebbe essere un bell’esempio per il Bari. Al mio segnale scatenate l’inferno. Ho tirato già dal letto Giuntoli, in ritiro dicevo: “E se comprassi il Cesena?”. E invece ho lavorato per il Bari, parlando solo con il sindaco».

Reja e Lotito

Reja nello staff del Bari: «Vero e falso, perché Reja è rientrato nel Napoli per lavorare con Grava sulle giovanili. Sto comprando 100 ettari per lo stadio nuovo e il centro sportivo con 12 campi, e ho chiesto a lui di darmi una mano. Gli ho detto che forse cambio idea, che lo metto a lavorare col Bari e lui ha fatto un po’ l’isterico. Ci sentiremo in giornata. Nel caso, ho già delle alternative. Tutto dipenderà dalla categoria, se sarà Serie C o Serie D. Il confronto tra le nomenclature SSC Napoli e SSC Bari? Tutto normale, non ci ho nemmeno pensato, mi sono concentrato sulle cose che avevano più senso».

Il rapporto De Laurentiis-Lotito: «Io e Lotito abbiamo due idee completamente diverse di fare imprese. Lui è un costruttore, e nel cinema mi sono divertito a mettere questa categoria alla berlina. La vecchia gestione? Non mi permetto di giudicare, non conosco bene la situazione e ognuno giudica con la propria testa. Abbiamo sempre conosciuto Bari, è una parte del giardino d’Italia, il nostro è un paese ricco di bellezze. Io amo molto l’Italia, ma non amo gli italiani. Non sanno fare comune tra di loro, sono individualisti. Per questo, rischiano di soccombere. Il mondo è cambiato, gli interessi si sono spostati su altri asseti, immateriali. MacLuhan già nel 1984 parlava di questa situazione, noi abbiamo l’intelligenza connettiva che regola la mediaticità. Ho fatto il gelato, in un certo tipo di costruzione, nel mondo delle macchine d’epoca. Ora sto pensando all’Africa, ora si parla di migrazione quando per anni abbiamo lavorato come degli isolati senza creare gli Stati Uniti d’Europa. Solo l’Inghilterra ha un esercito vero, noi dovremmo copiare gli Stati Uniti. Pur mantenendo le nostre culture locali, i nostri dialetti, le nostre ricchezze, dovremmo sviluppare la cultura dell’impresa, che non abbiamo».

Un’amichevole tra Napoli e Bari: «No, a Napoli sarei considerato un traditore e a Bari un colonialista. Napoli resta Napoli, Bari resta Bari».

Il sindaco conclude: «Quest’anno ci saranno 15mila abbonamenti per il nuovo Bari, presidente».

 

 

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