Quell’esultanza di Mertens a bordo campo, come se avesse segnato lui

Lo si potrebbe immaginare depresso in panchina, e invece da quella reazione al primo gol di Zielinski ho capito che il Napoli avrebbe battuto il Milan

Quell’esultanza di Mertens a bordo campo, come se avesse segnato lui

Un gesto simbolico

C’è una cosa che forse non è stata ancora narrata abbastanza di questo Napoli che, invece, merita e lo merita ancor più per le tristezze che stanno accompagnando, fuori dal campo, questo inizio di campionato. Tralasciando la sciatteria imperante in questa città che per poco non uccide per l’ennesima volta e per più nel luogo più rappresentativo per la sua Amministrazione, vogliamo sottolineare il senso di coesione, di comunanza, di partecipazione, di appartenenza e di passione attraverso un gesto. Un gesto fuori, fuori dal campo, fuori dagli schemi, fuori dalle polemiche, fuori dalla voglia di apparire anche attraverso sterili polemiche spesso dannose, fuori dai social ma che più social non si può, talmente fuori che nessuno lo ha esaltato questo Gesto, fuori. Esultare perché si segna è naturale, esultare con il compagno che lo ha fatto già, ci parla di una certa coesione, esultare in panchina da allenatore è logico, da giocatore già ci parla di un gruppo coeso dove l’invidia è fagocitata dalla comunità chiamata squadra.

Anche se la piazza ha sognato Cavani

Ma esultare come fa Mertens, come se avesse segnato lui in prima persona, come se fosse in campo, questo è meno naturale, ci parla di un tifoso, di uno che vive le sue vicende sportive attraverso quella squadra, che si immedesima nei giocatori in campo, si sente loro e sente loro se.

Tutto normale se non fosse che Mertens è Ciro, Ciro il Grande, giocatore da 60 gol nelle ultime due stagioni, gol spettacolari che se fatti altrove sarebbero entrati nell’epica delle tv e della stampa sportive, Ciro dei miracoli verrebbe da dire se non fosse che per lui segnare quei gol è normale anche se non si chiama Maradona o Van Basten, anche se non è in prima pagina, anche se qualcuno scrive che al Napoli serve un attaccante da 30 gol a partita (60 diviso 2, guarda un po’ che sfiga certi scrittori), anche se tutti sognano Cavani, anche se non gioca per normale alternanza dovuta allo stato di forma come alle caratteristiche fisico tecnico tattiche.

Un altro si sarebbe spento su quella panchina

Perché, in tutto questo, Ciro il Grande è colui che spacca le partite, il crac, il talento amato dagli allenatori di avere qualcuno che entra a mezz’ora dalla fine e cambia, sempre, inesorabilmente il corso dei match. Ecco lo penseremmo depresso, un po’ dimesso seduto in panchina a guardare, malinconico, i suoi compagni e pensare “ah se fossi lì, se mi riconoscessero quello che ho fatto, se mi volessero bene non scriverebbero di Cavani e di uno da 30 gol” e pian piano spegnersi, là mesto su quella panchina.

Ma Lui è Ciro il grande, Ciro dal sorriso grande, accattivante, da vero scugnizzo che ha gioia di vivere e di giocare al calcio, che sa essere uno sport di squadra, che chiede l’aiuto di tutti, sia in campo che fuori, che la storia dei titolarissimi è una stronzata di chi ha dovuto friggere il pesce con l’acqua ma quando poi ha avuto, l’olio e in abbondanza, ha creduto che fosse meglio continuare a usare l’acqua, che fosse la sua magia a fare la differenza e non gli ingredienti di qualità e quantità, Ciro sa che o sì è uniti o non ci si diverte, non si “gioca” e alla fine non si vince.

Da quel gesto ho capito che avremmo vinto

Allora Lui è come in campo, corre, sbraita, si arrabbia, commenta, sorride con gli altri e al gol esulta, esulta come se il gol lo avesse segnato lui, come se fosse in campo, come se fosse loro e loro Lui. Ecco quando ho visto questo, mi sono detto “abbiamo vinto” (anche io, da tifoso, sono loro e loro sono me) “abbiamo vinto il campionato, la Coppa Italia e pure la Champions, abbiamo vinto col gioco, la passione, la gioia di giocare tutti insieme quelli in campo e quelli fuori, perché noi siamo loro e loro sono noi”.  Grazie Ciro per aver esultato così al primo gol perché mi hai fatto capire che avremmo vinto, anzi che avevamo già vinto, tutti, spalla a spalla. E gli altri? Beh per gli altri ci dispiace ma noi andiamo a festeggiare, Noi abbiamo vinto!

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