L’Oms in allerta per l’epidemia che a Napoli colpisce i lavoratori delle funicolari

La rivista Lancet sta studiando il caso. Pare che si tratto di un virus molto raro, denominato trattativis. I medici, atterriti, firmano certificati.

L’Oms in allerta per l’epidemia che a Napoli colpisce i lavoratori delle funicolari

Una trattativa in atto

Sembra niente. Eppure tre minuti in salita, poi tre minuti in discesa. Di nuovo in salita e un’altra volta in discesa. Se non siamo al mal di altitudine, poco ci manca. Tu chiamalo, se vuoi, lavoro usurante. Certamente debilitante. Altrimenti non si spiega come mai da un paio di settimane un’epidemia sta colpendo i dipendenti dell’azienda napoletana di trasporti – l’Anm – in modo particolare una categoria di addetti al servizio funicolari. I capi servizio. Che, guarda caso, sono anche al centro di una vertenza con l’azienda perché nel piano di ristrutturazione – l’azienda (l’Anm) sta lottando contro il fallimento – il lavoro compenso subirà una decurtazione di settanta euro.

Chiudono in ordine decrescente di censo

Le vecchie modalità di lotta dei lavoratori – sciopero, assemblee, volantini divulgativi – evidentemente sono considerati superati. O forse davvero un virus ha preso possesso degli addetti alle funicolari e non si riesce a debellarlo. Da un paio di settimane, le funicolari procedono a singhiozzo. La prima a fermarsi per mancanza di addetti è quella di Posillipo. In questo caso i primi a pagare sono i ricchi. Poi quella di Chiaia, e anche qui si procede per censo ma in ordine decrescente. L’impianto dove vengono dirottati quei pochi dipendenti che sono immuni al virus trattativis, è la funicolare Centrale. Quando si ferma anche l’impianto che collega la tratta piazzetta Augusteo-piazza Fuga, vuol dire che non c’è più niente da fare.

L’Oms sta studiando il caso

L’Organizzazione mondiale della sanità sta studiando il caso. Nei prossimi giorni è atteso a Napoli un immunologo di fama internazionale. La rivista Lancet ha fermato le rotative. Napoli potrebbe essere la sede di un nuovo focolaio, potrebbe schiudere le porte a una ricerca scientifica di valore internazionale. Anche perché i medici firmano certificati a una frequenza certamente più elevata delle corse dei funicolari. Non sanno che cosa si trovano di fronte. Casi inspiegabili. E, terrorizzati, firmano. Firmano e timbrano. Un’epidemia.

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