Capolavoro Di Francesco: cambiare la Roma senza stravolgerne i principi

Come la Roma ha battuto il Barcellona: la difesa a tre non è stata una scelta conservativa, piuttosto ha permesso a Di Francesco di accorciare tempi e spazi di gioco.

Capolavoro Di Francesco: cambiare la Roma senza stravolgerne i principi

Scelte

Il grande protagonista di Roma-Barcellona è soprattutto lui, Eusebio Di Francesco. Il tecnico giallorosso ha dato una dimostrazione plastica di come è possibile che un allenatore possa giocare, letteralmente, una partita di calcio. Di come vincere una partita di calcio, iniziata tra l’altro con un pronostico chiaramente sfavorevole.

A sinistra, il 3-5-2 asimmetrico della Roma;  a destra,, il 4-3-2-1

Abbiamo cominciato con l’immagine appena sopra, che è quella più comune, facilmente intercettabile: il modulo. Di Francesco ha derogato dal suo 4-3-3, ha scelto di schierare tre difensori centrali, due esterni a tutta fascia e tre centrocampisti. Una scelta che sembrerebbe difensiva, quando in realtà ha permesso di accentuare – anzi, esasperare – i principi di gioco su cui questa squadra lavora fin dall’inizio della stagione.

A differenza di squadre votate a gestire la partita mantenendo il controllo di palla (lo stesso Barcellona, il Real Madrid, il Napoli nel suo piccolo, la Juventus in versione difensiva), Di Francesco ha sempre preferito un calcio diverso, più orientato a costruire il proprio contesto e piano-partita sul pressing. Le modifiche di ieri sera sono da leggere in questo senso: creazione di una parità numerica vera in tutte le zone del campo, con tre difensori contro tre attaccanti avversari e tre centrocampisti contro tre centrocampisti avversari. Più due attaccanti con la fisicità giusta per rendere complessa l’uscita palla dalla difesa, che il Barcellona prova a effettuare con i due centrali. Tutto il resto è tecnica e intensità.

L’aggressione alta della Roma, con Schick e Dzeko che guidano il pressing sui due centrali e Nainggolan che segue il centrocampista che viene a prendere palla.

La prestazione maiuscola di Dzeko

Tutte le scelte di Di Francesco sono state orientate ad accorciare spazi e tempi di gioco. In fase di non possesso, come abbiamo spiegato sopra; in fase di possesso, l’idea è stata quella di verticalizzare sempre, il più possibile, di ricercare continuamente i movimenti senza palla di Dzeko.

La prestazione del centravanti bosniaco è stata commovente per impegno e abnegazione, ma va letta soprattutto dal punto di vista della qualità e delle caratteristiche fisiche e tecniche in relazione al piano-partita della Roma. Se la prima chiave offensiva è la ricerca della profondità per la prima punta, la prima punta in questione deve essere in grado di proteggere la palla, lavorarla per i compagni lungo tutto il fronte d’attacco e sfruttare le occasioni che capitano sugli errori della difesa avversaria. Una veloce lettura dei dati e la heatmap di sotto chiariscono che Dzeko ha fatto tutto benissimo: 42 palloni giocati (più di Strootman, quasi più di Manolas); precisione nei passaggi del 68% (una percentuale superiore a quella di Strootman, Schick, Florenzi); 5 duelli aerei vinti; 4 conclusioni tentate, di cui 2 nello specchio della porta; il rigore procurato, valso il 2-0.

Dzeko gioca dappertutto

Tutta questa serie di accorgimenti tattici sono serviti a limitare il gioco del Barcellona. A colpirlo in quelle che sono le debolezze strutturali del suo sistema. Ieri, la squadra di Valverde ha pagato la sua coscienza di superiorità tecnica e nel risultato. Nel postpartita il tecnico ha spiegato di «essere rimasto sorpreso» dal nuovo assetto della Roma. Una lettura onesta, che però non basta a spiegare una partita giocata sempre a ritmi bassi, nell’assoluta consapevolezza che il colpo del singolo possa risolverla da un momento all’altro. Non è andata così. E quando è arrivato il terzo gol di Manolas (Di Francesco aveva inserito El Shaarawy e Under), il tempo per spingere sull’acceleratore non è bastato.

La vittoria di un’idea

Dopo il successo per 4-2 a Napoli, Di Francesco aveva spiegato che la Roma aveva condotto in porto quel risultato grazie «al rispetto avuto nei confronti della propria idea di calcio». In un certo senso, ieri sera è avvenuta la stessa cosa. Con il lavoro in allenamento, il tecnico giallorosso ha ideato ed edificato una struttura che permettesse alla sua squadra di adattarsi alle contingenze di una partita così importante. E di farlo senza snaturarsi.

La Roma di ieri non ha rinunciato a proseguire nella ricerca della propria proattività, ha cercato di imporre il proprio gioco e il proprio ritmo. Ci aveva provato anche a Barcellona, il risultato era stato negativo ma penalizzante rispetto alla reale distanza che si era percepita sul campo. Ieri, il gap è stato colmato con una prestazione perfetta all’interno di un sistema perfetto per battere il Barcellona. Anzi, per batterlo 3-0. È una grande vittoria, perché è la vittoria di un’idea. Di un allenatore, per una volta protagonista al pari dei propri calciatori. Se non ancora di più.

ilnapolista © riproduzione riservata