Le notizie so’ rotture ‘e cazzo, lo dice anche Oprah Winfrey

Immaginate come sarebbe accolto in Italia un discorso simile a quello dei Golden Globe? Eppure mi ha fatto pensare molto, in giorni in cui tra Var e dintorni, c’è tanto bisogno di ”ricerca della verità”

Le notizie so’ rotture ‘e cazzo, lo dice anche Oprah Winfrey

Immaginate un discorso simile in Italia?

Caro Massimiliano, ogni tanto qualcuno mi dice che sul Napolista ci sono poche notizie e io rispondo che non è così, ma quello, regolarmente, resta della sua idea. Senti però che cosa ha detto domenica sera Oprah Winfrey a Hollywood:

noi sappiamo che è l’insaziabile impegno (della stampa) nello scoprire la più completa verità che ci permette di non chiudere gli occhi sulla corruzione e sull’ingiustizia, sui tiranni e le vittime, sui segreti e sulle menzogne.

Mi chiedo: che fine farebbe una personalità, anche altissima, diciamo il presidente Mattarella, che in Italia si mettesse a fare questo discorso? Risolini a go-go e indici alla tempia. Ironie social, qualche insulto dagli insetti che si sentono a sera.

La “verità”

Ma soprattutto ne rideremmo noi giornalisti italiani. Che della “verità” abbiamo perso ogni traccia, pensiamo solo che esistano le verità giuste, che poi sarebbero quelle che danneggiano quelli che in politica non sono schierati con noi. E ci sentiamo forti e furbi di saper vivere in un mondo sporco. (“In un paese orribilmente sporco”, te lo ricordi Pasolini?)

Ora non andiamo fuori tema e cerchiamo di farla breve. Nessuno vuole cambiare in toto il giornalismo che vive degli stessi meccanismi da sempre – per chi non fosse d’accordo consiglierei la lettura di “L’Inviato Speciale” di Evelyn Waugh. È un racconto quasi profetico sul giornalismo e l’invenzione della notizia e la verità. Oltretutto c’è un passaggio di due parole sui giornalisti sportivi che è un epitaffio definitivo – accade quando in ascensore appare un tamarro pacchianamente vestito e profumato, e il direttore lo indica all’ospite con “giornalista sportivo”. Amen.

Ora per carità i nostri colleghi sportivi portano tutti cravatte di Marinella – le trasferte a Napoli servono almeno a questo – ma in quanto a “insaziabile impegno verso i segreti e le menzogne” restiamo un po’ corti, nevvero. E mica solo nello sport.

Giorni di casini arbitrali

Ci pensavo in questi giorni di rinnovati casini arbitrali dopo Cagliari-Juventus e, se vogliamo fare i signori fino all’estenuazione, dopo Crotone-Napoli (mani in area di Mertens). L’orrore di questi appuntamenti fissi di ogni campionato, quando ci lamentiamo perché “quelli rubano” è la ripetitività del copione. Stucchevole, come odiosa la certezza che nulla sapremo e nulla cambierà. Noi denunciamo, quelli ridono, ci danno dei perdenti, noi rivanghiamo ogni sorta di loro schifezza, e poi cala il sipario.

Ma in questi giorni i giornalisti e la loro “insaziabile dedizione” alla verità servirebbero molto. Non per smascherare alcun complotto, al quale non credo, ma per scavare un po’. Per esempio, non ci sarà per caso una “rivolta” degli arbitri verso il Var, che viene avvertito come una sorta di deligittimazione di chi sta in campo? Chi spinge per che cosa? E perché dentro Sky ci sono ormai schieramenti che la dicono lunga, con un Massimo Mauro sempre più uomo Juventus che spara a zero sul Var e la direzione che non perde occasione per dire che il VAR va bene? Chi sta con chi? Chi spinge per che cosa?

L’inchiesta di Beha e Chiodi su Italia-Camerun

Sarebbe interessante sapere, ma per sapere bisognerebbe parlare e scavare, non scrivere pisciatoni teorici come questo che vi sto facendo leggere io. Scavare non dico per “insaziabile dedizione” ma per insaziabile giornalismo. Scavare anche se il capo servizio non lo dice, ricordo l’inchiesta di Olviero Beha e Roberto Chiodi sul “Caso Camerun”, per anni, anche da me, tacciata di esser falsa, ma che resta oggi come una ragionevole certezza di quanto accadde. A quei due antipatici colleghi nessuno aveva “dato incarico” di fare quel lavoro. Lo fecero.

Rubentus

Ma noi siamo distratti e terra terra, dico tutta la categoria, e mi ci ricomprendo. Per non parlare di noi giornalisti tifosi del Napoli. Al contrario di quelli juventini, sapientemente alloggiati nei loro loculi di potere, e pronti a fare pressione su battaglie “alte”, i nostri che fanno? Scrivono “Rubentus”, come un tifoso qualsiasi, creano gruppi di sostegno talebano a Sarri, nei quali con la scusa di essere comunisti sarristi, distribuiscono insulti a quelli che non la pensano come loro, mentre giocano con figure storiche e vicende che hanno segnato la storia tragica dell’Europa, e che dovrebbero essere lasciate in pace, almeno dai cazzeggiatori. Ma si sa, quello che conta, è andare gratis allo stadio e in tribuna d’onore, siamo spagnoli seicenteschi, tutti “boccole e maniglie” (Camilleri).

Insomma noi sprechiamo il nostro tempo a dire e propalare “bullshit” che non produce consenso, e qui so di riprendere il mio primo pezzo sul Napolista, un lustro fa. Nessuno indaga, nessuno scava, nessuno parla con chi si deve parlare. E sempre siano lodate le arrischiate picchiate di Guido Ruotolo dietro le “linee nemiche” dalle quali torna portando in bocca veri e propri bocconi succulenti di conoscenza. Il resto niente. Il resto scrive Rubentus.

Lo vedi, Gianca’? Sono passati tanti anni, ma “è nutizie so’ ancora rutture e’ cazzo”.

ilnapolista © riproduzione riservata